Carlo Lei Leggermente mossa
Revolver Edizioni, 2025, Collana Eleanor, 144 pagine, 12 euro Narrativa Italiana | Romanzo
09/08/2025 di Laura Bianchi
"A Carmela, là dove si trova": la prefazione di Leggermente mossa, romanzo di Carlo Lei, dischiude uno spiraglio sulla vicenda che il lettore conoscerà in breve, e lo invita a entrare in un mondo che riserverà molte sorprese. Perché la Carmela della dedica è, fatto inusuale, anche la protagonista del racconto, una storia che tocca in prima persona lo scrittore, e lo fa diventare anche autore del punto di vista scelto per narrarla. Un punto di vista diremmo fotografico, statico e insieme dinamico, perché da ciascuna delle foto emergono situazioni, suoni, frasi, moti e pensieri, rivissuti a posteriori con lucidità e vivacità, ed è possibile cogliervi una storia, che si dipana nel tempo e nello spazio, da Roma alla Grecia, da Venezia di nuovo a Roma. Poi, lettere, dialoghi, densi di passione e arte, in cui l'autore e Carmela, della Minnie da La fanciulla del West, perché si definiva spesso “una povera fanciulla oscura e buona a nulla”, che, a parere dell'autore, dopo averlo lasciato, stava "buttando via" il suo talento di pittrice. E in mezzo alla storia, riflessioni profonde sull'arte, sul suo destino, sulla situazione della cultura italiana, che, sebbene in qualche punto dimostrino una certa ridondanza, a tratti dipingono un quadro disincantato e veritiero, come quando il protagonista incontra un amico, che sentenzia: "...Andiamo tutti a spasso, o a fare marchette ai festival d’estate. Marchette e macchiette, insieme. Festival
del pensiero, della filosofia, della mente, de ’sto cazzo che te s’appiccica»." O anche: "Essere artisti non vuol dire creare, vuol dire soffrire mentre ci provi. E poi, a volte, dalla sofferenza nasce qualcosa. Il tempo che passa, le frustrazioni non ci sono perché fallisci. Ci sono perché esisti, perché sei una scrittrice."
La storia con Carmela, "un oggetto non negoziabile d'amore, fine", ci prende, grazie a uno stile frammentato, che ci sospinge verso la conclusione, intuita, forse temuta, ma che giunge comunque inattesa, soprattutto grazie agli scritti e nelle fotografie che la seguono. Segno di un polso fermo, e di uno stile che ripudia le regole dell'autofiction, spesso in realtà autoinganno o autoincensazione, per farci comprendere di che materia sono fatti gli artisti.
Carlo Lei, nato nel 1982 a Roma, dove vive, è insegnante e critico teatrale. Oltre che di teatro, scrive in poesia e in prosa.
Annabella Cuomo, 1985, pittrice e fotografa. Laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha all’attivo numerose personali e collettive. Dal 2014 entra a far parte della collezione Imago Mundi Luciano Benetton. Attualmente vive e lavora a Roma.