Bernard Mac Laverty

Bernard Mac Laverty Donna al piano


Ediizoni Guanda

di Christian Verzeletti
Su consiglio di un amico, ho regalato questo libro a mia moglie, ma, prima di leggerlo a mia volta, ho atteso a lungo pensando che fosse l'ennesimo romanzo di quel filone sentimentale sociale irlandese, per niente deprecabile, ma che comincia a non apparire più tanto genuino. La molla che mi ha spinto ad affrontarlo è stato l'entusiasmo della mia compagna e il titolo (in inglese "Grace notes") che ha stimolato i miei interessi musicali suggerendo anche delle probabili varianti di lettura. "Donna al piano" non mi ha deluso, anzi mi ha coinvolto e stupito, soprattutto nella prima parte in cui la scrittura è molto sobria e strettamente connessa con i suoni al punto da indurre ascolti più che immagini (anche con alcune omofonie). Mac Laverty, infatti, lavora essenzialmente sulle "note tra le note" dando spazio a quella musica interiore che crea una simbiosi tra il suo stile e la vita della protagonista, Catherine Mc Kenna, una pianista compositrice che ha abbandonato i genitori per una nuova vita in Scozia. Nel corso della vicenda, che presenta il riappropriamento di un'identità perduta, la precarietà della situazione irlandese emerge sotto forma di immagini intermedie cariche di drammaticità come il suono dei lavori di riparazione che martellano incessanti tutta la città o la presenza dei tamburi protestanti di Lambeg durante l'esecuzione della sinfonia finale in una chiesa cattolica. Ma sono soprattutto i rumori la vera voce fuori campo del romanzo, sia che si tratti delle note di un piano, di un'orchestra, della voce del padre defunto o di passi che si ripercuotono per strada. “Le cose esistono soltanto quando qualcuno presta loro attenzione. Un po’ come la musica”. E in più passaggi si percepisce la pausa lasciata tra una nota e l’altra, l’esitazione delle mani sul pianoforte per richiamare l’intensità di situazioni che sfuggono. La musica, totale e omnicomprensiva, regola e definisce ogni rapporto umano: è il suono dei campanellini dell’infanzia che intimorivano Catherine prima di una punizione a rimettere in discussione la relazione con la madre; la nascita di Anne viene invece associata al processo creativo della compositrice; e la religione cattolica, a lungo rifiutata, viene recuperata solo nella struttura della Messa suonata. Grazie a questa scrittura auditiva, la narrazione acquista sferzate che ne aumentano l'emotività e le permettono di procedere per sottili vie traverse che si incrociano proprio come i rivoli di piscio di cane che scendono dal pub del padre in cima alla collina. Alla prepotenza di un mondo maschile, rappresentato dalla birra, si contrappongono i liquidi di una femminilità calpestata e incompresa che ritrova il proprio valore intrinseco nella musica. Non si può dire quanto questa possibilità redentrice sia veramente reale o sia un'illusione vagamente new age; di certo è il sogno di qualunque compositore e amante della musica giungere a filtrare melodie dentro e fuori di sé. Ma "Donna al piano" non è un romanzo solo sulla musica, e leggendolo capirete come vi porta oltre le sue stesse forme.