Benedetta Cibrario

Benedetta Cibrario Sotto cieli noncuranti


Feltrinelli, 2010 Narrativa

di Federica Soriani
Se dovessimo accostare un colore ad ogni libro letto, per quest’ultimo di Benedetta Cibrario penseremmo al blu. Non solo in quanto se ne parla esplicitamente nel significativo dialogo tra una madre ed una figlia, contenuto nel prologo, ma anche perché ogni singola pagina sembra essere ispirata a questa tonalità. La storia viene raccontata da diversi punti di vista, in particolare si alternano prepotentemente due voci femminili, quella della poliziotta Violaine e quella della dodicenne Matilde. Violaine, dal nome che scivola come scivolano gli sci e dal sorriso che “comincia dagli occhi e non si sa dove va a finire”, è chiamata ad indagare sulla misteriosa morte di un bambino. Abituata all’agonismo in quanto un tempo promessa dello sci, coniuga in sé i valori positivi dello sport, saldezza di opinioni e controllata energia. Dall’altra parte, si staglia la figura di Matilde, figlia del magistrato incaricato di seguire il caso: un personaggio semplicemente meraviglioso per saggezza e verità profonde, di cui è portatrice. La storia si complica con l’irrompere di un evento tragico che stravolgerà la vita di Matilde e della sua famiglia. Quasi tragedia nella tragedia, vi è un susseguirsi di incidente, omicidio, morte che riguarderà sia chi è indagato sia chi indaga, in una sorta di perfetta democraticità. Un libro “al femminile” per quella sensibilità ed attenzione rivolte ai dettagli, alle sensazioni imprecisate e soprattutto per quella malinconica certezza di rimanere comunque e nonostante tutto “addormentati sotto cieli noncuranti”.