Bambino Delle Stelle

Bambino Delle Stelle Stelle cadenti


Arduino Sacco Editore, 2009 Emergenti | Racconti

di Arianna Marsico
“Stelle cadenti”, esordio letterario di Bambino delle stelle (pseudonimo dietro il quale si cela l’ignoto autore) è un “non libro” (come lui stesso ammette in una “breve nota a metà di un percorso che non esiste”) molto particolare. La trama è così ridotta da essere ininfluente: tratta dei giorni vissuti da Bambino (soprannome che ha poco a che vedere col dato anagrafico, visto che dal libro si evince che il protagonista ha da poco ripreso a frequentare l’università) dopo che ha messo fine, senza un perché preciso, alla sua storia con Silvia. Più che una narrazione di eventi è la descrizione delle sensazioni provate dal protagonista, dall’angoscia al senso di inutilità, fino a dichiarazioni del tipo: “So solo che sto male, sempre più spesso, so solo che ho dentro così tanto disgusto, disprezzo per me stesso per gli altri da non essere assolutamente nella condizione di poter migliorare in alcun modo questa stanca esistenza”. “Non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport” (“Io sto bene” CCCP) sono parole che ben potrebbero descrivere lo stato di stallo in cui versa l’io narrante. A questo punto vanno fatte alcune considerazioni. Da un lato il lettore potrebbe rivedere se stesso adolescente nel linguaggio con frasi che sembrano prese da canzoni (“Lei è la mia unica e sola” non può non ricordare “She’s my one and only” da “Zero” degli Smashing Pumpkins, sovrani della “infinite sadness”) e negli stati d’animo di Bambino, che pure adolescente non è più. Ma dall’altro questa identificazione può essere ostacolata perché forse questo libro va letto con gli occhi di un sedicenne (e tale sembra essere il protagonista fino a che non si fa accenno al ritorno all’università), meno disincantati, più propensi a pensare che i momenti negativi non passino e a non accettarsi. Il “non è niente, non è per sempre” di agnelliana memoria qui pare piuttosto lontano. Bambino sembra dotato di una sensibilità fuori dal comune che invece potrebbe portarlo fuori dal baratro in cui si è chiuso, se solo ci provasse. Lo stesso pseudonimo fa, non casualmente, riferimento ai cosiddetti “Bambini delle stelle”e ai “Bambini indaco” che, stando ad alcune teorie new age e pedagogiche, sono dotati di enormi capacità che riescono a sfruttare solo se si interagisce correttamente con loro, altrimenti sono dei disadattati. Penso che l’opera riceverà pareri discordanti: ci sarà chi si immedesimerà in tanta tristezza e chi la bollerà come paccottiglia da ragazzini emo. Io credo solo che l’autore, nelle prossime uscite, debba trovare un linguaggio diverso per esprimere la propria indiscutibile sincerità esistenziale e riuscire a descrivere il dolore al di fuori dei confini dell’adolescenza.