Auguste de Villiers de l’Isle-Adam Racconti crudeli
Carbonio, 2025, Collana Origine,Traduzione e introduzione Bruno Nacci, Pagine 280, 21 euro Narrativa Straniera | Racconti
26/04/2026 di Laura Bianchi
Carbonio Editore, una Casa editrice attenta e originale, chiude la propria attività con titoli importanti e ricchi di spunti. Tra questi, particolare attenzione merita Racconti crudeli, del caposcuola del Simbolismo Auguste de Villiers de l’Isle-Adam, visionario poeta, raffinato aristocratico, coltissimo anticipatore del genere fantastico che avrà in Poe o Lovecraft i massimi esponenti. Pubblicati su periodici dal 1867 in poi, ma raccolti in un volume solo nel 1883, i racconti coniugano l'imperativo del tempo, il divertissement nero e fantastico, con l'ispirazione, tipica degli scrittori del Parnassianesimo, tesa all'arte per l'arte, e ne emerge una serie di immagini, situazioni, descrizioni psicologiche, che appassionano e avvincono il lettore, lasciandolo letteralmente senza fiato.
La lunga e dettagliata introduzione di Bruno Nacci, traduttore esperto di letteratura francese, illustra alcune tra le più importanti caratteristiche dell'opera, tra cui la capacità dell'autore di anticipare movimenti futuri, come in Il trattamento del dottor Tristan, "controcanto in anticipo su quello che sarà il manifesto futurista", o l'"impronta dostoevskijana" di Il desiderio di essere un uomo. Ma il fulcro dell'analisi di Villiers è "la critica alla moderna società borghese, prima e dopo Sedan, osservata soprattutto nella sua doppia morale, al fondo della quale c’è sempre l’idolatria del denaro", e questo aspetto ci interessa moltissimo, anche perché possiamo trovare molti punti di contatto con la società contemporanea, di cui lo scrittore appare come una sorta di profeta. Si legga, ad esempio, Le Signorine di Bienfilâtre, il racconto che apre la raccolta, in cui Olympe e Henriette, "sorelle pubbliche", che si vendono per pagare i bisogni dei genitori, portinai, ma delle quali la prima commette "lo scandalo" di innamorarsi di un giovane poverissimo. La penna di Villiers è acuminata e acre, nel ribaltare parodisticamente la moralità, per sottolineare l'ipocrisia della classe borghese, e al lettore non può che sfuggire un amaro sorriso nel constatare come anche oggi alcuni valori, come l'onestà, vengano scambiati per ingenuità o peggio scarso senso pratico. Un'altra caratteristica dell'autore è la descrizione della società attraverso i suoi riti, come in Racconto cupo, narratore più cupo ancora: il racconto cupo del titolo è un duello, come ne accadevano molti a quell'epoca, e come ne venivano narrati dai romanzieri a lui contemporanei, ma il narratore più cupo ancora è la vera mossa vincente di Villiers, che fa descrivere la scena durante una serata mondana, da una voce narrante frivola, distaccata, molto vicina a quell'incessante gossip che ammorba i social, con una sorta di pornografia del dolore e di ricerca degli effetti melodrammatici, come se non si trattasse di un avvenimento reale, ma di una pièce teatrale o un racconto, in cui invenzione e vita vera si mescolano:"“Certo, è quasi una novella!” mi rispose, dopo averci riflettuto un po’.“Mettetela per iscritto, dunque!”. Lo fissai. “Sì” gli dissi, “adesso posso scriverla: non manca niente”."
Così, con un ritmo incessante, dialoghi serrati, gusto per la parodia e l'assurdo, una precisione lessicale e una padronanza stilistica notevoli, che toccano non solo la prosa, ma, in Racconto d'amore, anche la poesia, Villiers ci conduce attraverso le contraddizioni della propria epoca, ma noi, a distanza di un secolo e mezzo, possiamo anche pensare che davvero poco sia cambiato, e che molti dei racconti del nostro tempo sono anch'essi crudeli.
E grazie a Carbonio per averci donato tanti libri così interessanti e stimolanti.
Auguste de Villiers de l’Isle-Adam (1838-1889), scrittore, drammaturgo e poeta, è tra i più importanti esponenti della letteratura francese della seconda metà dell’Ottocento. Malgrado l’indole riservata, fu sodale ammirato dei maggiori intellettuali dell’epoca, da Baudelaire a Huysmans, Wagner e Mallarmé. Tra i suoi lavori più importanti, i Contes cruels (1883) e il romanzo L’Ève future (1886), i racconti di Tribulat Bonhomet (1887), i Nouveaux contes cruels (1888) e il dramma teatrale Le Nouveau Monde (1883).