Arundhati Roy

Arundhati Roy Il dio delle piccole cose


Tea, 2001, € 8,00 Narrativa Straniera | Narrativa

di Simona
 “Ecco il guaio delle famiglie. Come odiosi dottori sapevano esattamente dove faceva male.”

Ed è una intricata, sorprendente famiglia, questa, i cui membri sembrano destinati a sbagliare sempre, tragicamente, perché “trasgrediscono alle Leggi dell’Amore. Che stabiliscono chi si deve amare. E come. E quanto.” 
La prima sorpresa riguarda le aspettative: non è una storia di ascesi orientale ma una storia degli anni sessanta, indiana. “Chacko disse loro che, sebbene odiasse ammetterlo, erano una famiglia di anglofili. Rivolti nella direzione sbagliata, intrappolati fuori dalla loro storia… Spiegò loro che la storia era come una grande casa di notte. Con tutte le luci accese e gli antenati dentro che sussurrano… Ma noi non possiamo entrarci perché siamo stati chiusi fuori… perché le nostre menti sono invase da una guerra. Una guerra che abbiamo vinto e perso…Una guerra che fa prigionieri i sogni e li risogna…Una guerra che ci ha costretto ad ammirare i nostri conquistatori e a disprezzare noi stessi…” 
La seconda sorpresa è la scrittura: immediata e rapsodica, con immagini fantasiose, quelle sì, come l’immaginifica creatività indiana. Poi, la struttura: diversi livelli temporali che si rincorrono come tasselli scollati. Eppure l’aspettativa che generano non riguarda la trama. Infatti, sin dall’inizio veniamo messi al corrente degli eventi tragici cui assisteremo. Tuttavia pur sapendo, la tensione sale, ad ondate, si ritira, poi cresce ancora, sospinta dall’intensità della narrazione. Infine l’ultima sorpresa: i personaggi. Bellissimi. Caratterizzati da immagini e definizioni quasi rituali, ripetute spesso come mantra, ipnotiche e suggestive. Tra i tanti ricordiamo la madre, la Piccola Ammu senza Locustandi, dal Lato Pericoloso, Miscuglio Immescolabile. Chacko, lo zio grasso e marxista, allegro Porcospino Sgualcito. Sophie Mol, la cugina bianca mezza inglese, Da Subito Amata. Baby Kochamma, acida prozia zitella meschina e terribile: insospettabile ombra dal Cuore di Tenebra. Il paria Velutha, falegname Intoccabile, il Dio della Perdita. Il Dio delle Piccole Cose. Il Dio della Pelledoca e del Sorriso Subitaneo. Ovviamente i protagonisti Estha e Rahel, coppia di gemelli dizigotici, un Ciuffo Stupefatto e una Fontana in un Love-In.Tokio, Gli Ambasciatori E. Pelvis e I. Stecco, Ambasciatori di Diosacosa. Prima. Poi: estranei che si erano incontrati per caso. Che si conoscevano prima che la Vita iniziasse. Non vecchi. Non giovani. Ma virtualmente morituri.
Una storia indiana, certo che sì, ma universale perché sincera e urgente, capace di scoprire nervi di emotività. Soprattutto una bellissima storia dal respiro difficile da codificare, perché sembra avere la capacità evocativa di un’antica Narrazione, la memoria di una Favola senza fantasia. Un respiro ampio, lento, oscuro e complesso come immaginiamo possa essere l’India. Ma anche essenziale, duro, reale e senza età, come immaginiamo possa essere l’India.

“…si aggrappavano alle piccole cose. Le grandi cose stavano acquattate dentro. Sapevano che non c’era posto dove potessero andare. Non avevano niente. Nessun futuro. Perciò si aggrappavano alle piccole cose. …E il prezzo della vita salì a livelli insostenibili: anche se più tardi Baby Kochamma avrebbe detto che era un Piccolo Prezzo da Pagare. Lo era davvero? Due vite. L’infanzia di due bambini. E una lezione di storia per i futuri trasgressori.”