Andy Rivieni II Filosofia del rock demenziale, gli Skiantos e i loro figli illegittimi e non
Mimesis, 2025, 83 pagine, 10 euro Musica | Saggi
03/12/2025 di Giuseppe Catani
Della nascita del rock demenziale autoctono sappiamo tutto. Gli Skiantos e quella notte di fine novembre del 1977 alla M.T.A. di via Schiavonia (Bologna city), “Sbrigatevi che domattina arriva un certo Vasco Rossi”, l’interessamento di Oderso Rubini e della sua Harpo’s Bazaar e via così. Si potrebbe obiettare che la storia (parecchio tesa) partì un paio di decenni prima con i primi vagiti di Clem Sacco, Guidone o Ghigo, ma fa nulla. Fatto sta che il termine “rock demenziale” fu coniato da Freak Antoni. Ed è quanto basta. È il caso di ribadire il concetto: di come andarono le cose si sanno vita, morte e miracoli, trattasi di vicende storicizzate sulle quali è stato detto (e scritto) il necessario e forse persino più del necessario. Allora a cosa serve una nuova pubblicazione su Skiantos e compagnia demente? Risposta: intanto una rinfrescata non può far male, e poi questo libretto si beve in un pomeriggio. Non solo per la brevità del testo, ma anche perché chi ha messo insieme queste 83 pagine lo ha fatto con passione autentica.
Andy Rivieni II (nient’altro che lo pseudonimo di Giuseppe Conti, vecchio pirata della scena rock – demenziale, ça va sans dire – piemontese), nel suo Filosofia del rock demenziale parte sviscerando la storia degli Skiantos da Inascoltable a Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti: in pratica, i primi dieci anni del percorso della band bolognese. Fin qui niente di nuovo (peccato per un paio di imprecisioni sulle quali, comunque, si può sorvolare), ma l’autore si fa voler bene per un ardito paragone tra Freak e compagni e Polpot (!), sul cui riguardo rimando alla lettura del testo per non anticipare i relativi effetti speciali. Senza dimenticare che il buon Conti ci ricorda, e fa bene, che siamo solo un “pubblico di merda”.
Ma la parte più convincente del libello è senz’altro la seconda, ovvero il capitolo denominato “Atlante sragionato e parziale del rock demenziale”. Dove trovano posto gli Squallor (direi che non c’entrano un granché con la faccenda, ma va be’…) ma soprattutto un bel tot di gruppi rimasti ai margini. Ed è bellissimo prendere familiarità con certe ragioni sociali sconosciute ai più, come Vomiti Kaldi, i Barboncini, i Lupi Negvi (qualsiasi cosa voglia dire), citiamo anche MGZ, “una sorta di clown a metà tra Ozzy Osbourne, lo Scrondo e Raffaella Carrà”.
Ecco, il libro è da leggere non foss’altro per la scrittura spericolata di Andy Rivieni II, bravo a rendere il viaggio estremamente divertente. Poi fa nulla se del rock demenziale sappiamo tutto o crediamo di sapere tutto: in fondo, son particolari…