Alessandro Besselva Averame Pink floyd. The lunatic. Testi commentati vol.2
Arcana Editrice 2009 Musica | Biografie
di Vito Sartor
E’ stato scritto molto sulla band inglese in questione, esiste al mondo una bibliografia ricchissima che tratta i Floyd (al secolo quintetto di Londra) inquadrandolo da tutte le prospettive, soprattutto quella letteraria, come ci suggerisce il lavoro di Alessandro Besselva Averame intitolato The Lunatic: un libro che soprattutto, ma non solo, ha per oggetto i testi delle canzoni e da cui partono i ritratti delle due principali guide, figure carismatiche della musica contemporanea ovvero Roger Waters e Syd Barrett. La storia del gruppo è introdotta quasi con una premessa dal tono fiabesco, il successo dei Pink Floyd inizia quasi per caso, i componenti del gruppo, come molti loro coetanei dell’epoca, iniziano a suonare cover, per poi immergersi nel vortice psichedelico della musica rock, dell’arte e dell’industria discografica. All’autore piace affrontare il tutto con la passione di un fan, raccogliendo materiale già edito, e cercandone di nuovo, ma dal punto di vista intellettuale il libro rappresenta un grande lavoro accademico, sia di sviluppo concettuale, e quindi dal valore aggiunto circa le biografie scritte sul gruppo, che affrontato umanamente basandolo sulle dinamiche personali e artistiche di due personaggi diametralmente opposti e che i un certo senso si compensavano; fiabesco, drogato, introspettivo Syd, intellettuale, pragmatico e regolarmente turbato Roger.
“prima di tutto sono partito dalle traduzioni complete dei testi che ho fatto da capo, per vedere che spunti ne uscivano, poi per ogni pezzo ho estrapolato le porzioni di testo che mi sembravano focali. Mi sono basato principalmente su alcuni libri (in primo luogo quelli di Luca Ferrari, Pink-Floyd dalla A alla Zeta, una enciclopedia per voci pubblicata da Arcana nel '90, poi un libro di Tarab sulla storia dietro ogni canzone, e Pigs Might Fly che è l'ultima biografia in inglese del 2007, di Mark Blake, redattore di Mojo, con un sacco di interviste) e su una serie di ricerche mirate ed incrociate in rete cercando di dribblare il mare di invenzioni dei fan”.(Alessandro Besselva Averame).
L’interpretazione psicologica dello scrittore cerca di sfatare il mito della psicopatia di certi artisti che inconsapevolmente appaiono alla storia del rock come personaggi istrionici ma che in realtà, attraverso un’attenta ricostruzione della scrittura e della rilettura dei testi, come ci suggerisce appunto questo libro, si evince quello che si chiama “disgregazione interiore” dei due protagonisti.
Un libro ben fatto, a tratti di difficile assimilazione e magari sconsigliato ai neofiti, ma sicuramente un passo importante da cogliere per poter entrare nelle “viscere mentali” di un gruppo cardine del rock, una sorta di studio dal valore umano ineccepibile.
“i Pink Floyd del periodo di mezzo (diciamo da Music from the Film More a Meddle ‘69-‘70) hanno influenzato molto certi gruppi post-rock come i Mogwai (ma non solo), nella dinamica del suono, nelle dilatazioni, solo che secondo me sono un po' vittima della “snobberia” underground, ovvero, non è cool citare i Pink Floyd che non siano quelli di Barrett; Poi magari rispetto ad altre realtà storiche come ai Beatles, Joy Division e a Bowie hanno fatto meno proseliti. Barrett invece ha avuto una grande influenza su una certa idea di cantautorato un po' storto/sballato/lo-fi, ma direi soprattutto nei suoi dischi solisti, che però furono composti dallo stesso non del tutto consapevolmente”.(Alessandro Besselva Averame).
“prima di tutto sono partito dalle traduzioni complete dei testi che ho fatto da capo, per vedere che spunti ne uscivano, poi per ogni pezzo ho estrapolato le porzioni di testo che mi sembravano focali. Mi sono basato principalmente su alcuni libri (in primo luogo quelli di Luca Ferrari, Pink-Floyd dalla A alla Zeta, una enciclopedia per voci pubblicata da Arcana nel '90, poi un libro di Tarab sulla storia dietro ogni canzone, e Pigs Might Fly che è l'ultima biografia in inglese del 2007, di Mark Blake, redattore di Mojo, con un sacco di interviste) e su una serie di ricerche mirate ed incrociate in rete cercando di dribblare il mare di invenzioni dei fan”.(Alessandro Besselva Averame).
L’interpretazione psicologica dello scrittore cerca di sfatare il mito della psicopatia di certi artisti che inconsapevolmente appaiono alla storia del rock come personaggi istrionici ma che in realtà, attraverso un’attenta ricostruzione della scrittura e della rilettura dei testi, come ci suggerisce appunto questo libro, si evince quello che si chiama “disgregazione interiore” dei due protagonisti.
Un libro ben fatto, a tratti di difficile assimilazione e magari sconsigliato ai neofiti, ma sicuramente un passo importante da cogliere per poter entrare nelle “viscere mentali” di un gruppo cardine del rock, una sorta di studio dal valore umano ineccepibile.
“i Pink Floyd del periodo di mezzo (diciamo da Music from the Film More a Meddle ‘69-‘70) hanno influenzato molto certi gruppi post-rock come i Mogwai (ma non solo), nella dinamica del suono, nelle dilatazioni, solo che secondo me sono un po' vittima della “snobberia” underground, ovvero, non è cool citare i Pink Floyd che non siano quelli di Barrett; Poi magari rispetto ad altre realtà storiche come ai Beatles, Joy Division e a Bowie hanno fatto meno proseliti. Barrett invece ha avuto una grande influenza su una certa idea di cantautorato un po' storto/sballato/lo-fi, ma direi soprattutto nei suoi dischi solisti, che però furono composti dallo stesso non del tutto consapevolmente”.(Alessandro Besselva Averame).