Aldo Nove

Aldo Nove Lo scandalo della bellezza


2005, No Reply Narrativa Italiana | Narrativa

di Andrea Salvi
Aldo Nove è uno scrittore che ha fatto della comunicazione diretta il proprio marchio di fabbrica, ma questo chi conosce la sua scrittura lo saprà già. La capacità di considerare la realtà dal suo lato più banale, ma non per questo meno interessante e/o sconvolgente, è un aspetto che in pochi mettono in evidenza quando si trovano a parlare dei suoi lavori. Sconvolgente non nel senso del termine che indica la volontà di sconcertare mediante artifizi di maniera, ma piuttosto la ricerca continua di una modalità nuova eppure alla portata di chiunque per mandare in cortocircuito la consuetudine con la quale il lettore abitualmente si accosta alla pagina scritta. È necessaria una certa dose di caparbia incoscienza, o meglio, di una forma di fiducia disperata ed eccessiva nei confronti del potere della lettura per dare alle stampe un progetto tanto spericolato quanto doveroso. Doveroso e necessario. Degno appoggio allo spirito dissacratore e privo di mezze misure di Aldo Nove non poteva non essere che la No Reply fautrice, con un’indole sovvertitrice per vocazione, di libri frammentati, fuori dal consueto, monotematici, qui alle prese con il secondo volume della collana Velvet .
“Lo scandalo della bellezza” non è altro che un omaggio anticonvenzionale alla figura e all’opera di Fabrizio De André. Consegnando agli iniziali “Appunti per un’introduzione” la dichiarazione d’intenti dell’intero progetto, l’autore si propone di imprimere su carta l’esperimento di rielaborazione letteraria istantanea dell’ascolto dell’opera omnia di Fabrizio De André, annotando brano dopo brano, album dopo album, lo sviluppo immaginifico di una trama invisibile che unisca l’arco temporale trascorso da “Volume 1” ad “Anime salve”: una corsa lunga 35 anni raccolti in un centinaio di pagine, scritto in tempo reale in una decina d’ore.
Nessun ripensamento. Nello spazio di un ascolto, solo uno, di ogni album dell’intera discografia del cantautore, Aldo Nove elabora una sequela di appunti dettati dalla musica di Faber e da quanto essa sia capace di evocare. Quanto ottenuto è un’opera aperta, un’eruzione di immagini e di frammenti che ha la stessa portata di una valanga che ti travolge e ti ubriaca, che ti lascia stordito senza offrirti il tempo di capire dove finisca la dimensione di rielaborazione della parola ascoltata e dove cominci la suggestione, il gioco di rimandi e la deriva immaginifica che certe canzoni (Poesie? Manifesti politici? Preghiere?) portano con sé.
Queste parole ti entrano dentro senza necessariamente passare dall’occhio, esattamente come la musica e il messaggio contenuto nei versi di De André si facciano strada senza curarsi di chiedere il permesso di passare dalle orecchie di chi le ascolta. Parole che sono di chi le incontra, fiori che appartengono a chi li sa cogliere, null’altro.
Aldo Nove rischia grosso e in più punti del lavoro gioca col fuoco: non sempre è esplicito nel dichiarare la deriva sperimentale, la natura cacofonica di certi suoi accostamenti, anche se pur sempre riesce a rendere nitidamente almeno la morale ultima di ciascun disco-capitolo, mantenendo sempre salde le redini del progetto. Il libro viene ben completato da Marcello Parilli con un breve saggio sul cantautore genovese ed una essenziale discografia guidata, a far da corollario ad un’operazione senz’altro fuori dal comune nella cerchia degli omaggi postumi a grandi della musica del (sigh) passato.


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