Aldo Busi

Aldo Busi Seminario sulla gioventù


Mondadori, 1996, £ 5900

di Simona
UN ROMANZO DI FORMAZIONE SENZA PIGMALIONI, SENZA MAESTRI, NE' GUIDE, NE' REGOLE.

Un libro di cui innanzitutto colpiscono la straordinaria onestà e la schiettezza cruda e senza orpelli che, tuttavia, non indugia mai nella morbosità e nella provocazione ad ogni costo. Forse contrariando chi è abituato a considerarlo solo come personaggio sopra le righe, con questo libro che rappresentò il suo esordio nella letteratura, l'autore si rivela straordinariamente misurato pur senza imporsi freni, ottenendo un risultato di eccezionale profondità e autenticità. Non solo, ma scopriamo uno scrittore di grande talento, capacità e finezza narrativa, il quale riesce a creare una esposizione ricca ma sempre distesa. Largamente autobiografico, il libro rivela gli episodi più significativi dell'infanzia dura e violenta del protagonista, Barbino (ricciolino), per poi raccontare a fondo la sua esperienza parigina. In Francia il protagonista si immerge senza freni, con lucidità e fermezza in un magma fatto di amori sofferti ed avventure, ricatti sessuali ed amicizie che non riescono mai ad essere disinteressate, difficoltà materiali di ogni tipo -il denaro, l'alloggio, il cibo, il lavoro, la malattia- e, infine, in un insondabile mistero di cui verrà a capo solo al momento della partenza. Una partenza che non lo porterà a casa bensì a Londra e poi, forse, in Germania e Spagna e in ogni altro luogo lo condurrà la sua ansia di libertà e conoscenza, pronto ad affrontare daccapo una vita di veri stenti che non spaventa chi non accetta compromessi ed è pronto a sbagliare di nuovo, pur di essere libero di lasciarsi alle spalle senza alcun rimpianto gli errori passati. Il Seminario sulla gioventù emana una forza che risiede tutta nella figura del protagonista, indomito, incredibilmente acuto, sensibile e dotato di una tenacia incrollabile tanto da renderlo veramente, come è scritto sulla stessa copertina, un romanzo di libertà esplosiva.

"Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di sperimentare da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela tanto presa per così poco, e anch'io ho creduto fatale quanto si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci."