Alberto Cavaglion

Alberto Cavaglion La filosofia del pressappoco - Weininger, «Sesso e carattere» nella cultura del Novecento


Biblioteka Edizioni, 2025, 220 pagine, 19 euro Saggi | Società

22/05/2025 di Roberto Codini

Parafrasando il titolo di un famoso film di qualche tempo fa, La filosofia del pressappoco - Weininger, «Sesso e carattere» nella cultura del Novecento, il saggio di Alberto Cavaglion, ripubblicato da Biblioteka a distanza di vent’anni, si conferma e si presenta (per chi non lo conoscesse) come un testo fondamentale per capire la filosofia del cosiddetto “gender”.

Appare utile prima di tutto ricordare la premessa dell’autore. “Ripropongo, più di vent’anni dopo, la mia storia della «fi­losofia del pressappoco», perché mi sono accorto che le avven­ture italiane di chi ha inventato la fluidità delle forme sessuali intermedie un secolo prima di Judith Butler possano avere una qualche utilità. Vedere ingiallire le pagine scritte tanto tempo fa è come vedere un film in bianco e nero. Trasformare quel film a colori, più che straniante è patetico, una esperienza che si dovrebbe evitare: se mi sono deciso è perché credo utile de­nunciare i pericoli impliciti in ogni metafisica (del sesso o del gender fa lo stesso). Il passo da Weininger (e dal suo imitatore e traduttore italiano Julius Evola) a Judith Butler è breve, ma non fantasioso. Prima se ne prende atto, meglio è."

Questi i fatti. Nell’ottobre 1903 muore suicida a Vienna il ventitreenne Otto Weininger, intellettuale ebreo, la cui tesi di laurea Sesso e potere conoscerà una grande fortuna: la sua teoria dell’intersessualità si può dire che abbia percorso l’odierna metafisica del gender. La cosa più incredibile è che tale teoria sia stata elaborata da un intellettuale ebreo misogino e antisemita. Anche per questo l’interessante saggio di Cavaglion merita di essere letto. Weininger trascorse molto tempo in Italia, dove la sua teoria incontrò molti seguaci, si pensi a Giovanni Papini, Italo Svevo e Umberto Saba, e pochi oppositori, tanto da venire definito “il nostro Freud”.

Perché questo saggio ebbe un tale successo? Perché si preferì Weininger a Freud? La lettura dell’interessantissimo libro di Cavaglion può aiutarci nell'ipotizzare una risposta.

Per citare un grande esponente della cultura ebraica, Moni Ovadia: “Perché voi ebrei rispondete ad una domanda con un’altra domanda?” “Perché no?”

In questi tempi bui, porsi delle domande è già un buon punto di partenza.


Alberto Cavaglion Laureatosi in lettere e filosofia nel 1982, studioso dell'ebraismo, insegna Storia dell’ebraismo all’Università di Firenze. Ha curato l’edizione commentata di Se questo è un uomo di Primo Levi (Einaudi, 2012), Decontaminare le memorie. Luoghi, libri, sogni (Add Editore, 2021), La misura dell’inatteso. Ebraismo e cultura italiana (1815-1988) (Viella, 2022) e ha pubblicato la monografia L'astuto imbecille e altri scritti sveviani (Edizioni di Storia e Letteratura, 2023).