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AA.VV My Vietnam - parte 2


Società | Viaggi | Storia

04/05/2025 di Arianna Marsico

Sono le due città principali del Vietnam a sbattere in faccia la storia anche al più ignaro viaggiatore. Il mausoleo di Ho Chi Minh ad Hanoi ne cristallizza la figura: chissà se avrebbe desiderato diventare quasi un santino della Rivoluzione. Ad Ho Chi Minh City, ex Saigon, durante il viaggio dall'aeroporto ci si imbatte in un cartellone che celebra la disfatta francese a Diên Biên Phú nel 1954, raccontata mirabilmente da Luca Fregona1 attraverso gli occhi degli italiani arruolati nella legione straniera. Un "altro" Vietnam, tanto che viene definita guerra di Indocina, e che non ha avuto la stessa sorte cinematografica (basti pensare a Il cacciatore o Good morning Vietnam) di quello "americano".

In più l'ex capitale, con il suo War remnants museum, mostra indiscutibilmente gli Orrori della guerra. Il suo messaggio resiste a qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Perché l'orrore non è solo nei morti militari e civili (inclusi giornalisti e fotografi), in massacri di inermi come quello di My Lai guidato da William Calley, in foto come quella di Eddie Adams, dell'enigmatico generale Loan che spara a un vietcong con le mani legate. L'orrore è letteralmente rimasto sulla pelle e sui corpi di tanti sopravvissuti e di tanti che all'epoca nemmeno erano nati a causa delle terribili campagne coi defolianti dell'esercito USA. Che, come crudele e beffardo contrappasso, non rimase del tutto immune agli effetti di tali terribili agenti chimici.

War remnants museum

War remnants museum

War remnants museum

Insomma una guerra in cui alla fine perdono tutti come uomini. Quegli uomini che Oriana Fallaci non vuole rinunciare ad amare e capire nonostante, da inviata che oggi potremmo definire embedded all'esercito USA, abbia modo di vedere in tutta la loro brutalità, portandola a scrivere: "L'idea di appartenere al genere umano mi dà come una vergogna"2.

"Niente come una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell'uomo"2. L'ammirazione per il "piccolo popolo che si è battuto e si batte contro gli eserciti più forti del mondo" è tanta. Un orgoglio che il Vietnam mette in mostra nel museo della prigione di Hoa Lo ad Hanoi. Dagli orrori visti e il confronto con François Pelou Oriana Fallaci imparerà che la realtà è molto più complessa e che giusto e sbagliato possono cambiare fronte repentinamente.

Prigione di Hoa Lo

Prigione di Hoa Lo

La giornalista non vedrà la fine del conflitto, nel 1968 andrà in Messico rimanendo ferita in occasione del massacro di Tlatelolco.

Perciò nel leggere Pelle di leopardo-Giai Phong! La liberazione di Saigon3 sembra che Tiziano Terzani quasi ne raccolga il testimone per continuare a narrare una guerra che sembra non finire mai, anche a causa delle trame di Nguyễn Văn Thiệu (presidente del Vietnam del sud). Corrispondente per Der Spiegel, il giornalista assisterà anche alla resa di Saigon che grazie a Minh (nuovo presidente del Vietnam del Sud) avverrà senza spargimento di sangue. Fervida è l'ammirazione dell'autore per i Vietcong, avendo anche avuto la possibilità di visitare il loro lato della barricata. Con dovizia di particolari racconta anche i primi mesi di sviluppo della nuova società a seguito di una rivoluzione che per Saigon è fare tabula rasa e che "per molti era arrivata inaspettata, improvvisa"3. Visiterà anche Hanoi, la nuova capitale. E lascerà il paese scrivendo "il popolo vietnamita era di nuovo padrone del suo destino"3.

Ma come scritto prima, avrà dolorosamente modo di ricredersi, e forse già i roghi di libri ritenuti in contrasto con l'ideologia comunista non erano altro che germi di ulteriori tragedie.

Eppure la frenesia di Hanoi e Ho Chi Minh, coi mille motorini ovunque, il contrasto tra nuove costruzioni e antico, fanno proiettare il Vietnam in una nuova dimensione.

Ho Chi Minh

Ho Chi MInh

La guerra non è stata solo contro gli Americani, ha avuto dei tratti fratricidi, spesso in tante famiglie un componente combatteva per il sud e un altro per il nord. E forse proprio l'importanza del culto degli antenati e l'importanza della sfera familiare nella cultura vietnamita hanno lentamente curato tante ferite. Lo racconta mirabilmente Quando le montagne cantano4di Nguyễn Phan Quế Mai.

Il libro è una saga familiare che parte dell'occupazione giapponese e che attraversa tutte le tragedie del paese. La famiglia della protagonista Hương si troverà più volte messa alla prova, sparpagliata e divisa. Eppure tutto alla fine ritrova un suo equilibrio. È grazie all'amore che la nonna riversa su tutta la sua famiglia, sugli amici e persino sui nemici.

Un amore per l'umanità, che vede il buono dove lo sguardo lucido e sgomento di Oriana Fallaci si smarriva, e va oltre ogni divisione.

E che forse regge in qualche modo il Vietnam, in tutte le sue contraddizioni tra comunismo, capitalismo, culto degli antenati e nella sua ricerca di un nuovo sé senza smarrirsi.


Libri menzionati

1 Laggiù dove si muore di Luca Fregona, con Giorgio Cargioli, Athesia, 2023

Soldati di sventura - Nella Legione straniera il Vietnam dimenticato dei giovani italiani. L'inferno a 10 mila chilometri da casa di Luca Fregona, Athesia, 2021

Luca Fregona, giornalista, 53 anni, caporedattore del quotidiano Alto Adige e capo della Cronaca di Bolzano. Ama raccogliere le storie delle persone. Con "Laggiù dove si muore", nel 2024, è stato finalista del prestigioso Premio Estense, che dal 1965 premia l'eccellenza del giornalismo italiano.

2 Niente e così sia, di Oriana Fallaci, Rizzoli, 1969

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.

3 Pelle di leopardo-Giai Phong! La liberazione di Saigon di Tiziano Terzani, Longanesi, 1976

Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Per oltre trent’anni, dal 1972 al 2004, vive in Estremo Oriente con la moglie Angela e i figli Saskia e Folco. Corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel, collabora anche a L’Espresso, la Repubblica e Corriere della Sera. I suoi libri, tutti editi da Longanesi e tradotti in molte lingue, raccontano le grandi storie di cui è stato testimone. In Pelle di leopardo (1973) e in Giai Phong! (1976) la guerra in Vietnam; in La porta proibita (1984) la Cina del dopo Mao; in Buonanotte, signor Lenin (1992) il crollo dell’Unione Sovietica; il volume In Asia (1998) raccoglie le sue migliori corrispondenze dai paesi d’Oriente. Con Un indovino mi disse (1995), Lettere contro la guerra (2002) e Un altro giro di giostra (2004) affronta i temi che riguardano direttamente l’uomo e raggiunge un vastissimo pubblico. Muore a Orsigna nel luglio 2004. Nel 2006 esce postumo La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani; nel 2008 Fantasmi. Di­spacci dalla Cambogia, con uno scritto di Angela Terzani Staude; nel 2010 Un mondo che non esiste più, fotografie e testi scelti da Folco Terzani; nel 2014 Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria e nel 2018 In America. Cronache da un mondo in rivolta, entrambi a cura di Àlen Loreti e con una prefazione di Angela Terzani Staude. Alla sua memoria sono dedicati il Premio letterario internazionale dell’Associazione vicino/lontano di Udine e la pagina ufficiale di Facebook @TizianoTerzaniOfficial. A Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini, è custodito il Fondo Tiziano Terzani.

4 Quando le montagne cantano di Nguyễn Phan Quế Mai, Editrice Nord, 2021

Nguyễn Phan Quế Mai è autrice di dodici libri tra opere di poesia, narrativa e non fiction. Scritti originariamente in inglese, i romanzi Quando le montagne cantano e Dove vola la polvere sono diventati bestseller internazionali e le sono valsi il The BookBrowse Best Debut Award, l’International Book Awards, il PEN Oakland/Josephine Miles Literary Award, il Nota Bene Prize, il Rhegium Julii Award, il Lannan Literary Award Fellowship for Fiction, il She Reads Best Historical Fiction Award e il secondo posto al Dayton Literary Peace Prize. Le sue opere sono state tradotte in 25 lingue. Ha un dottorato in Scrittura creativa alla Lancaster University ed è stata inserita da Forbes Vietnam tra le venti donne vietnamite più influenti del 2021.


Le note biografiche sono riprese dai siti delle case editrici.

 


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