AA. VV - Messico Messico, acquario del mondo e laboratorio politico
Viaggi | Società
31/08/2026 di Arianna Marsico
“Povero Messico. Così lontano da Dio, e così vicino agli Stati Uniti”. La frase, attribuita al dittatore messicano Porfirio Diaz, viene riportata anche nel volume Messico1 della collana The Passenger di Iperborea, scritto quando era presidente Andrés Manuel López Obrador. Dal 2024 il paese è guidato da Claudia Sheinbaum, che sta mantenendo elementi di continuità con la politica del predecessore e al contempo cercando discontinuità. Autentiche o meno, sono parole che descrivono perfettamente la situazione del Messico. E il volume è una guida fondamentale per cercare di afferrare almeno un pezzetto di uno stato federale immenso, un mosaico di culture e lingue in cui le lingue indios sono sempre più a rischio di scomparsa, come racconta in Nata lì1 Yasnaya Elena A. Gil e su cui l’ombra dell’ingombrante vicino si fa sentire.
In primis sulla questione dell'immigrazione. Le rimesse dagli USA costituiscono una fetta importante dell’economia messicana, ma il passaggio della frontiera dall’inizio della costruzione del muro al confine degli anni ’90 si è fatto sempre più complesso. Anche per i lavoratori che giornalmente di spostano da Tijuana a San Diego la situazione non è semplice, e Tijuana si trova ad essere un eterno purgatorio, come Federico Mastrogiovanni spiega egregiamente in Ultima stazione: Tijuana 1. La totale deregolamentazione dell’operato dell’ICE con l’ultima amministrazione Trump ha poi fatto crescere a dismisura il numero di situazioni che definire drammatiche è poco. La scrittrice Valeria Luiselli già nel 2019, con Archivio dei bambini perduti 2, aveva individuato i semi della disumanità di queste scelte e i primi effetti devastanti soprattutto sull’infanzia. Intrecciando favola e cronaca con la storia della protagonista, messicana trapiantata in USA come la stessa autrice, il libro restituisce un affresco con più diagonali narrative.
Non è affatto trascurabile, poi, l’impatto degli interessi di investitori e società statunitensi sulla cementificazione del paesaggio. Cabo San Lucas, in Bassa California Sud, nasce negli anni ’70 come meta turistica in concomitanza con la costruzione dell’aeroporto. Nel cosiddetto corridoio turistico che la collega con San José del Cabo non di rado la vista del mare è ostruita da costruzioni troppo alte, troppo massicce per quel paesaggio da realismo magico da Pedro Páramo3.
Un paesaggio che leva il fiato, che è un incontro tra deserto, cielo, mare.
Trovarsi davanti all’Oceano Pacifico o al mare di Bahia Concepciòn restituisce il senso del proprio essere infinitesimi.
Immergersi nel mare di Cortés che Jacques Cousteau definì “l’acquario del mondo” fa cogliere una varietà di vita e colori che non possiamo permetterci di perdere, anche per la nostra stessa sopravvivenza.