Xavier Dolan

Drammatico

Xavier Dolan E’ solo la fine del mondo


» RECENSIONE | Drammatico
Con Con Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard



12/01/2017 di Claudio Mariani
Dopo l’exploit di Cannes (Grand Prix della Giuria, ma in parte rovinato dalle tante critiche ricevute), arriva nelle nostre sale l’ultima fatica del prolifico Dolan, enfant prodige del cinema canadese e mondiale. Nonostante sia già al suo sesto film, il regista ha comunque solo 27 anni, e questo in parte lo si capisce dagli argomenti stessi dei suoi film: questa voglia-necessità-incapacità di esternare i sentimenti, con la consapevolezza che l’ingarbugliamento mentale è tale che non basta un’opera, e neanche due, a sbrogliare la matassa.

Questa volta Dolan è partito da una pièce di Lagarce, adattandola al suo registro tipico, anche se l’impostazione per il teatro si nota tantissimo nei dialoghi stessi. Il protagonista Louis è uno scrittore malato terminale che fa ritorno a casa, dopo 12 anni. Casa da cui era partito poco più che ventenne, rompendo tutti i rapporti. Ora ci trova la madre, la sorella, il fratello e la moglie di quest’ultimo. Inizia un gioco in bilico tra il massacro famigliare, le ripicche, le cose non dette, gli imbarazzi.

La parte migliore del film è proprio questo “ring” familiare, in cui tutte le pedine sono collocate chirurgicamente alla perfezione: dalla madre tipicamente ansiosa, al fratello a dir poco scorbutico e insolente, la sorella “persa” -come d’altronde lo sono un po’ tutti e cinque- e la fantastica figura della moglie sottomessa. Tutti gli attori sono straordinari, da Vincent Cassel alla sempre più convincente Léa Seydoux, a Natalie Baye (però forse un po’ troppo caricata) fino alla solita perfetta “regina” Marion Cotillard e a un Gaspare Ullier, alter ego del regista, il meno conosciuto tra i cinque, ma non meno bravo e meritevole.

E’ un film basato ancora una volta sul non detto, sulla difficoltà a comunicare, sull’essere perennemente fuori posto, e questo può essere considerato il limite della pellicola stessa, ma ancor di più della carriera di Dolan. Abbiamo capito quali sono le tue tematiche, Xavier, ora è il caso di dare una svolta di contenuti al tuo cinema, esattamente come Inarritu fece dopo 21 grammi e Babel…sfiorando il capolavoro, aveva di fatto colmato il vaso!

Quindi il film è una discreta opera, ma forse proprio per questi limiti e per l’aria cupa e greve, non ha fatto il gradino necessario per sforare nel campo dell’ottimo e tanto meno dell’indimenticabile, del capolavoro, e questo nonostante gli attori perfetti, la storia perfetta, i dialoghi perfetti...

Aspettiamo il giovane regista canadese al varco, intanto ci rimangono gli intensi bellissimi primi piani di questo film, in particolare quello scambio tra Cotillard e Ullier, che, in un film molto parlato, con il loro silenzio ci hanno detto molto, ma molto di più di mille parole.