Terry Jones

commedia

Terry Jones MONTY PYTHON: IL SENSO DELLA VITA (DVD)


1983 » RECENSIONE | commedia
Con Graham Chapman; Terry Gilliam; John Cleese; Eric Idle; Terry Jones; Michael Palin

di Emanuele Martorelli
Il senso della vita “spiegato” in episodi, dalla nascita fino alla morte passando per la crescita e l’apprendimento, il combattersi l’un l’altro e la terza età. Torna, finalmente in due dvd ricchi di contenuti speciali, il gruppo inglese che ha portato la comicità surreale a livelli mai visti prima tanto da entrare di prepotenza nel vocabolario con il termine Pythoniano, ad indicare una situazione assurda. Precede il film uno stralunato ed efficace cortometraggio (“The Crimson Permanent Assurance” di ben 16 minuti), magistralmente diretto da Terry Gilliam, che vede un gruppo di anziani e frustrati impiegati dar vita ad una piccola azienda in un edificio di Londra. Edificio che, d'un tratto, spiegherà letteralmente le vele per cominciare a navigare in un mare popolato da colossi dell’alta finanza che crollano sotto gli attacchi degli impiegati, che nel frattempo hanno assunto i panni di feroci pirati. Il film effettivo inizia con la nascita, in un parallelo tra i paesi industrializzati (che vantano macchinari altamente tecnologici e la possibilità di filmare il parto) ed i paesi del terzo mondo (dove un Terry Jones più matrona che mai partorisce il neonato mentre fa i piatti). L’ attenzione si sposta allora sulla disputa tra cattolici romani e protestanti, per passare al capitolo della crescita e dell’apprendimento, con il professor John Cleese che offre, aiutato dalla sua signora, lezioni di sesso pratico ad una classe di alunni disinteressati e distratti.Con un colpo di regia di Jones da vero maestro, da una surreale partita di rugby tra alunni e professori si passa al capitolo sulla guerra (combattersi l'un l'altro, in tre sketch dove il gruppo rivela tutto il suo rigetto per il mondo militare) e a quello sulla donazione di organi. Proprio in questo capitolo i Python operano un'altra forzatura per il genere comico: se fino ad allora la comicità non si sposava con il cruento (la cosiddetta comicità Slapstick), qui assistiamo ad un espianto di organi (senza anestesia…) durante una pseudo scena d’amore con sangue che scorre sui protagonisti e grida strazianti. Anche questo essere estremo farà del film, a trent’anni di distanza, un esperimento ancora insuperato (“E’ un film Punk”, dirà anni dopo Idle). Il cortometraggio, che si era interrotto abbastanza bruscamente, si ripresenta poi a metà del film, creando un magnifico effetto di straniamento, con gli impiegati-pirati che fanno irruzione nello sketch in corso. Si arriva così alla terza età (Palin e Idle alle prese con un cameriere di un ristorante che per menù offre conversazioni), agli anni del declino e alla morte. Alla fine del film tutti i personaggi si rincontreranno in un ipotetico paradiso, rappresentato come un farsesco e squallido programma televisivo natalizio (Graham Chapman canta, con sorriso più bianco che mai, “It’s Christmas in Heaven”). Diverse memorabili scene come l’arrivo alla metà del film (con tanto di cartello e presentatrice che ne danno l’annuncio), ed il successivo quiz surreale “Trova il pesce” rispecchiano lo spirito dell’intero film, che il gallese Terry Jones ha insistito per portare avanti sotto il segno del “flusso di coscienza” (far scorrere le idee senza un nesso apparente). Rimane nella storia del cinema la scena del signor Creosote, obeso e maleducato signore che, in un ristorante di lusso nella migliore tradizione dei Python, vomita di continuo e mangia fino a farsi esplodere. Il leit motiv dell’intera opera sono un gruppo di pesci (gli stessi Python), che nuotano impazienti in un acquario, in attesa che venga rivelato il senso della vita. Il passaggio da un capitolo all’altro è, come sempre nella tradizione del gruppo, estremamente curato. Capita che in una scena si commenti la precedente per poi slittare nella successiva e così via, facendo scivolare lo spettatore nelle diverse situazioni senza che se ne renda conto. Il film offre alcuni tra i migliori sketch del gruppo ma questo non tragga in inganno: lungi dall'essere un insieme di sketch come poteva essere la loro opera prima, che trasponeva semplicemente il lavoro teatrale su schermo ("E ora...qualcosa di completamente diverso"), Il senso della vita crea un filo conduttore tutto suo. E' come se, per tutto il film, seppure scivolando in situazioni totalmente diverse e apparentemente sconnesse, si avverta un qualche inafferrabile legame per cui ogni nuovo evento sembra ricollegato a ciò che è successo in precedenza e a quello che sta per accadere. Come se non bastasse, la pellicola è una sorta di "quasi musical" con tanto di interventi cantati e balletti (uno dei migliori è quello di "Every sperm is sacred", introdotto dai bambini cattolici). Il film è, per stessa ammissione di Terry Gilliam, una perfetta fusione tra umorismo alto e idiozie estremamente infantili (basti ascoltare la traduzione di “Penis Song” di Eric Idle nei contenuti speciali). Ed è forse il film dove la loro satira tocca maggiormente tutti i punti che stanno più “a cuore” al gruppo (religione, esercito, medici, mondo aziendale). Seppure in quantità minore rispetto ai lavori precedenti, le animazioni di Terry Gilliam ("Brazil", "La leggenda del Re Pescatore", "L'esercito delle 12 scimmie" e vari..) raggiungono un livello altissimo, dando alla pellicola quell'alone surreale e inafferrabile che contribuisce a rendere il film l'opera migliore del gruppo (bellissima e spettrale è la scena animata che introduce La Morte). L’animazione di “Universe Song” si rifà alle sperimentazioni grafiche dei primi anni ’80, a confermare l’interesse che il gruppo ha sempre dimostrato verso le nuove forme di avanguardia artistica. Non a caso, quella che sarà l’ultima opera dei Python come gruppo si aggiudica il Gran Premio della Giuria a Cannes. Il doppiaggio nella versione italiana è stato rifatto per l’occasione dell’uscita del dvd, con risultati discreti ma distanti dall’ottimo doppiaggio che la pellicola aveva nell’edizione precedente (il fastidioso uso di falsetti irritanti ogni volta chi i Python vestono i panni femminili è una prerogativa di alcuni doppiatori italiani che si sono occupati dei loro film, escludendo l’eccellente lavoro eseguito su “Ed ora…qualcosa di completamente diverso). (scritto nel luglio 2006)