Stefano Pistolini

Documentario

Stefano Pistolini Francesco De Gregori - Nevergreen


2025 » RECENSIONE | Documentario
Con Francesco De Gregori, Elisa, Ligabue, Jovanotti, Zucchero, Malika Ayane



17/09/2025 di Valerio Corbetta
L’evoluzione di Francesco De Gregori nel suo rapporto col pubblico è da tempo questione di dibattito che coinvolge giornalisti, psicologi, sociologi, massmediologi; soprattutto fan della prima e ultima ora. Da orso inavvicinabile, al limite della misantropia, in difficoltà nel relazionarsi fisicamente col pubblico senza creare frizioni, artista che sul palco faceva, meravigliosamente, il suo mestiere, ma evitava totalmente le interazioni con chi andava a vederlo dal vivo, il Principe si è evoluto negli ultimi anni fino a diventare uno che fa battute, spiega addirittura la genesi di alcuni pezzi, come un amico che finalmente apre alla condivisione con chi gli sta davanti le emozioni, prima nascoste e oggi esternate con reciproca soddisfazione. Le testimonianze dirette possono confermare quanto sorprendentemente positivo sia stato questo cambiamento nel rapporto con gli spettatori.

Quello che una volta, una quarantina di anni fa, non disse né “buonasera” entrando né “grazie, arrivederci” uscendo, in occasione di un live di poco successivo all’uscita di Flirt (pellicola di Roberto Russo per la quale aveva composto 5 brani, tra cui “La Donna Cannone” e “La ragazza e la miniera”) si è trasformato nel simpatico guascone che autorizza riprese e registrazioni coi telefonini; addirittura invita le prime file a ballare il valzerino di “Buonanotte fiorellino” con lui che, microfono in mano, gira tra le coppie sorridendo e scambiando sguardi complici. Il tutto in un teatro di dimensioni ridottissime, l’Out Off di via Mac Mahon a Milano: duecento posti riempiti per venti serate nell’autunno del 2024.

Un evento che riprendeva l’idea di quello andato in scena sei anni prima al Garbatella di Roma: lui sul palco con l’affiatatissima band, ospiti a sorpresa, una scaletta ogni sera diversa ma caratterizzata da brani tra i meno noti del suo sterminato universo musicale. Nevergreen, Perfette sconosciute era il titolo, frutto di un doppio gioco di parole, di quella mini-tournée. Lo stesso che a distanza di meno di un anno viene riproposto in un film, passato nelle sale per una settimana e probabilmente riproposto in futuro sulle diverse piattaforme, che non è documentario, non è biopic, ma qualcosa di più. Le riprese da ogni angolo della sala, con la visuale del pubblico, dell’artista, di chi sta dietro le quinte, colori caldi e suono perfetto: il regista Stefano Pistolini ha lavorato di cesello, forte di un rapporto di lunga data con De Gregori, miscelando in maniera perfetta musica, immagini e parole, alternando canzoni e scambi di battute tra il cantautore romano, i musicisti che lo accompagnano e i colleghi che, sera dopo sera, sono passati a trovarlo per duettare. Qualcuno visibilmente emozionato, qualcun altro più sciolto e intraprendente: tutti accomunati dall’ammirazione per un artista col quale sono cresciuti, si sono confrontati e hanno pure lavorato.

Del resto, nella sua lunga carriera De Gregori non ha mai lesinato collaborazioni più o meno lunghe e profonde con i colleghi: i lavori a più mani (e voci) con Dalla, Venditti, Zucchero, Elisa, Ron, Mannoia, De Andrè, Locasciulli giusto per citare i più noti, con i quali ha condiviso palchi, sale di incisione, testi e musiche, sperimentazioni. Nel film si percepisce questa capacità innata di interscambio di esperienze, col regista che ha saputo selezionare i dialoghi, esaltare la comunione d’intenti mentre si decideva quali brani proporre e come presentarli al pubblico: il tutto in piena naturalezza, inserendo immagini della splendida Milano notturna, a separare e tenere nel contempo legata una serata all’altra. Un lavoro che fa riaffiorare emozioni incancellabili a chi, almeno per una sera, si era potuto godere un De Gregori intimo, facendo aumentare i rimpianti negli assenti. Un ritratto fedele di un artista a tutto tondo che col cinema ha avuto più di un contatto e non ha mai rinunciato a trarre ispirazione dalle altre arti, restituendo altrettanta bellezza.