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Stefano Mordini

PROVINCIA MECCANICA

Stefano Mordini


2005 » RECENSIONE | drammatico
Con Stefano Accorsi, Valentina Cervi, Adele Ferruzzi, Lorenzo Zanetti

di Andrea Battantier
Marco è un operaio sposato con Silvia: hanno due figli ma la madre di lei, non ritenendola in grado di educarli, ottiene l'affidamento di uno dei due. Da quel momento Silvia si chiude in se stessa, rifiutando anche il contatto con Marco. Mentre Marco lavora ancor di più per riprendersi il figlio, Silvia una notte entra in contatto con un amico del marito e, nove mesi dopo… Insomma, vi dobbiamo dire tutto? Indovinate di chi è il figlio? L’assunto del film è che l’amore è alla base di tutto. Ma può un amore così fuori dagli schemi avere un futuro? Ma soprattutto: di quali schemi stiamo parlando? Una famiglia scapestrata, fuori dalle convenzioni; a testimoniarlo, pensate, una casa sporca e disordinata, un’iguana e una bambina non mandata a scuola. Una coppia che all’inizio sembra felice. Stop. Valentina Cervi (figlia di Tonino regista, nipote di Gino attore e…basta, che vogliamo dire ancora di lei…ah che è bella!) ha sempre la stessa faccia, per tutto il film, ma in compenso è perfettamente tirata a lucido con quei vestitini mozzafiato e il trucco sempre a posto che, se lei interpreta una depressa, la seconda moglie di Albano sarebbe perfetta per interpretare madre Teresa di Calcutta (la prima moglie ancora ancora in una fiction andrebbe bene). Stefano Accorsi almeno è più adatto per la parte ed è un operaio quasi credibile. La sceneggiatura invece alle volte rasenta il ridicolo; provo a sparare a caso: 1) Marco finisce fuori strada, la macchina non si fa un graffio eppure, inspiegabilmente, si rompono dei pezzi del motore (che pretesto per fargli conoscere il futuro inseminatore di sua figlia!); 2) il mago televisivo che più macchietta non si può; 3) i figli ci sono e non ci sono e quando riappaiono pensi “e questi chi sono? Ah sono i figli!”; 4) all’amico di Marco lo chiamano il Rosso, tutti in famiglia da lui hanno i capelli rossi… e come ce li ha i capelli il terzo figlio di Sara?; 5) A proposito, ma voi appena nati ce li avevate così tanti capelli?; 6) Silvia ha appena partorito ma è florida e meravigliosa, sembra sia appena uscita dall’estetista! Ma anche a non voler essere pignoli, la sceneggiatura è bucata, con sotto trame nate e morte lì. Anche se capisco l’intenzione, apprezzabile, del regista: focalizzarsi esclusivamente sui due protagonisti, lasciando da parte lotte operaie, antecedenti familiari alla sofferenza, pieghe sociali (con l’inserimento ad esempio dell’assistente sociale) e quant’altro in Italia sa spesso di autoriale. Marco e Silvia, in fondo, sono due emarginati (volontari) da una società omologante nel suo “meccanismo” perfetto (?) votato al consumo e all’immagine. L’idea del finale sarebbe anche interessante se non fosse che, in quel contesto (purtroppo più di 5/6 del film) sa di appiccicato e di fiction rai 1 ore 21. Marco si butta infatti a perdifiato in una maratona notturna cercando, almeno per una volta, una vittoria (”sei un perdente” gli aveva sputato in faccia la suocera). Ma si mette in gioco correndo con un numero di pettorale non suo: ancora una volta un outsider! NOTA DI RIFLESSIONE: provincia meccanica è l’unico film italiano in gara per l’Orso d’oro a Berlino! Fate voi!