Pete Docter Inside Out
2015 » RECENSIONE | Cartoni animati | Fantastico
Con Mindy Kaling, Amy Poehler, Bill Hader, Phyllis Smith, Lewis Black
16/09/2015 di Laura Bianchi
Cosa accadrebbe, se potessimo chiamare per nome le nostre emozioni, guardare loro in faccia, parlare con loro? Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto, venite qui. Ditemi perché mi viene da piangere, anche se non dovrei. Spiegatemi il motivo per cui un ricordo, che immaginavo dolce, ora è diventato così ricco di nostalgia, e mi fa nascere dentro un'inquietudine pericolosa, che mi spinge a urlare, a isolarmi, a temere qualunque evento. E ditemi dove sono finiti tutti quei giorni dorati e opachi dell'infanzia, come ho fatto a vivere anni senza ricordarmi quasi nulla di loro, i giochi, gli amici immaginari, le ninnenanne della mamma, gli abbracci del papà, le piccole gioie su cui ho costruito la mia personalità.
Crescere significa anche fare i conti con il nostro passato; adeguarsi ai cambiamenti che gli eventi e il corpo ci dettano; indagare dentro di noi; scendere a patti con i lati oscuri del mondo e del nostro carattere; assistere, impotenti, allo sgretolarsi delle isole in cui ci eravamo illusi di poter vivere per sempre: la famiglia, gli amici, l'innocenza, lo sport, i giochi. Significa capire che la gioia può convivere con la tristezza, e la felicità del tempo presente è indissolubile dalla consapevolezza della sua effimera transitorietà.
Inside Out, ultimo gioiello nato dalla fervida e multiforme mente di Pete Docter e dal team della Pixar, affronta queste e molte altre tematiche, vincendo una sfida apparentemente impossibile: dare forma ai sentimenti e alle emozioni della mente, rappresentarli nella loro trasformazione, e insieme raccontare una storia avvincente, divertente, funambolica e profonda, in bilico fra il ritmo esagitato dei migliori film di azione e l'andamento introspettivo del cinema intimista.
Riley, la dodicenne protagonista della vicenda, che dal Minnesota si trova trasferita con la famiglia a San Francisco, è una sorta di maschera pirandelliana, dietro la quale si agitano le emozioni fondamentali della sua psiche (soprattutto junghiana), come personaggi in cerca di autore, che animano la quotidianità anodina della ragazzina, colorandola di tinte peculiari, e ispirandole le reazioni verso il mondo esterno.
Ma è nel treno dei pensieri che lega il conscio con l'inconscio, il rimosso con il consapevole, che si gioca la partita fondamentale; è nella zona separata dalla conradiana linea d'ombra che la protagonista (e gli spettatori con lei), guidata dalla caparbia Gioia, ma affiancata dall'inscindibile Tristezza, accetta la responsabilità di essere se stessa come essere umano, dotato di sentimenti contrastanti, ma in grado di amare la vita, per lo spettacolo straordinario che essa offre ogni giorno.
Inno all'esistenza, celebrazione della personalità e della sua originale costruzione, elogio della ricerca della felicità a cui, come da Dichiarazione d'Indipendenza americana, ciascuno ha diritto; ma insieme panegirico del diritto alla tristezza, alla nostalgia, alla malinconia, che tinge di blu i ricordi, per renderli più unici e preziosi, lontani e diversi da quelli stereotipati dei modelli televisivi o pubblicitari, Inside Out è un apologo filosofico animato, un potente strumento di riflessione in technicolor, una storia a infiniti piani, con citazioni complesse e colte, porte con la grazia di un cartoon di altri tempi, per chiedere a tutti, genitori e figli, di emozionarsi, ridere, piangere insieme, e ricordarsi di quell'amico immaginario a cui abbiamo dato addio forse troppo presto.
Crescere significa anche fare i conti con il nostro passato; adeguarsi ai cambiamenti che gli eventi e il corpo ci dettano; indagare dentro di noi; scendere a patti con i lati oscuri del mondo e del nostro carattere; assistere, impotenti, allo sgretolarsi delle isole in cui ci eravamo illusi di poter vivere per sempre: la famiglia, gli amici, l'innocenza, lo sport, i giochi. Significa capire che la gioia può convivere con la tristezza, e la felicità del tempo presente è indissolubile dalla consapevolezza della sua effimera transitorietà.
Inside Out, ultimo gioiello nato dalla fervida e multiforme mente di Pete Docter e dal team della Pixar, affronta queste e molte altre tematiche, vincendo una sfida apparentemente impossibile: dare forma ai sentimenti e alle emozioni della mente, rappresentarli nella loro trasformazione, e insieme raccontare una storia avvincente, divertente, funambolica e profonda, in bilico fra il ritmo esagitato dei migliori film di azione e l'andamento introspettivo del cinema intimista.
Riley, la dodicenne protagonista della vicenda, che dal Minnesota si trova trasferita con la famiglia a San Francisco, è una sorta di maschera pirandelliana, dietro la quale si agitano le emozioni fondamentali della sua psiche (soprattutto junghiana), come personaggi in cerca di autore, che animano la quotidianità anodina della ragazzina, colorandola di tinte peculiari, e ispirandole le reazioni verso il mondo esterno.
Ma è nel treno dei pensieri che lega il conscio con l'inconscio, il rimosso con il consapevole, che si gioca la partita fondamentale; è nella zona separata dalla conradiana linea d'ombra che la protagonista (e gli spettatori con lei), guidata dalla caparbia Gioia, ma affiancata dall'inscindibile Tristezza, accetta la responsabilità di essere se stessa come essere umano, dotato di sentimenti contrastanti, ma in grado di amare la vita, per lo spettacolo straordinario che essa offre ogni giorno.
Inno all'esistenza, celebrazione della personalità e della sua originale costruzione, elogio della ricerca della felicità a cui, come da Dichiarazione d'Indipendenza americana, ciascuno ha diritto; ma insieme panegirico del diritto alla tristezza, alla nostalgia, alla malinconia, che tinge di blu i ricordi, per renderli più unici e preziosi, lontani e diversi da quelli stereotipati dei modelli televisivi o pubblicitari, Inside Out è un apologo filosofico animato, un potente strumento di riflessione in technicolor, una storia a infiniti piani, con citazioni complesse e colte, porte con la grazia di un cartoon di altri tempi, per chiedere a tutti, genitori e figli, di emozionarsi, ridere, piangere insieme, e ricordarsi di quell'amico immaginario a cui abbiamo dato addio forse troppo presto.