Nigel Cole WE WANT SEX
2010 » RECENSIONE | drammatico
Con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike
di Arianna Marsico
Nell’incantevole cornice della Sala Santa Cecilia all’Auditorium di Roma, l’Inghilterra, con “We want sex” regala un delizioso spaccato della propria working class, come già fatto con “Grazie, signora Thatcher”. E’ giusto che la proiezione di una pellicola così speciale non segua il solito rituale da festival: il saluto al pubblico da parte del regista Nigel Cole (già dietro la macchina da presa in “Calendar girls” e “L’erba di Grace”) dei produttori Stephen Volley ed Elizabeth Karlsen ha luogo prima dell’inizio. Ma ad essere speciali sono soprattutto due anziane protagoniste dei fatti narrati, presenti sul palco: nel 1968 le due donne presero parte allo sciopero delle operaie dello stabilimento Ford di Dagenham. Si trattò di una novità assoluta, che spiazzò non solo la casa automobilistica ma lo stesso sindacato. Eppure 187 meravigliose donne, addette alla cucitura dei sedili, mosse solo dal desiderio di vedere riconosciuto il proprio lavoro al pari di quello maschile (memorabile la scena in cui Albert, interpretato da Bob Hoskins, ricorda i sacrifici sofferti dalla madre per sfamarlo, anche a causa della disparità retributiva) riuscirono in primis ad ottenere un aumento consistente del salario, in seguito all’incontro con il ministro Barbara Castle, e dal quale poi scaturirono le basi per l’Equal Pay Act. “We want sex”, nonostante l’attaccamento al dato storico, non è un documentario. Dall’incontro tra i produttori e le operaie nacque l’idea di intrecciare le loro storie per creare i personaggi del film, come Rita (la bravissima Sally Hawkins), che da timida lavoratrice acquista una grinta da far invidia a molti dei sindacalisti attuali, che hanno perso (come i partiti d’altro canto) completamente il contatto con la realtà. La strada per la conquista parità è dura, come “il cammino dell’uomo timorato […]minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri” nel versetto 25-17 di Ezechiele citato in “Pulp fiction”. Le donne devono fronteggiare le resistenze e la diffidenza dei loro mariti, del sindacato (a parte Albert) e la minaccia della Ford di chiudere lo stabilimento. Per non parlare dei drammi personali come quello di Connie (Geraldine James), che convive con l’instabilità mentale del marito George (Roger Llyod Pack), traumatizzato reduce della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante la serietà (e la devastante attualità, visto che viviamo in un mondo in cui la maternità sta diventando un lusso, la politica non fa altro che svilire le donne e soprattutto ci sono donne che si fanno compiaciutamente trattare da oggetti) della vicenda “We want sex” mantiene il ritmo di una commedia brillante e dolceamara, in cui si piange e si ride. Il film è una storia corale in cui ogni attore (il cast è di altissimo livello) porta il suo contributo, piccolo o grande che sia. Anche una comparsa ha il suo peso. Proprio come allora ogni semplice lavoratrice, portando la propria forza d’animo, ha cambiato un pezzetto di storia passando da comparsa in un futuro scritto dai potenti ad autrice del proprio destino. E dopo la meritatissima standing ovation, al cast e soprattutto alle due ex operaie, vien proprio voglia di ricordarsi che “siamo donne oltre alle gambe c’è di più” (quanta verità in una canzone spensierata come quella di Jo Squillo e Sabrina Salerno) e correre fuori dalla sala, urlando in faccia a chi ancora si stupisce che una donna possa fare quello che fa un uomo: “Everybody out!!!”