Michael Moore

Documentario

Michael Moore FAHRENHEIT 9/11


2004 » RECENSIONE | Documentario
Con Michael Moore

di Claudio Mariani
A volte è necessario partire dalla fine, stravolgere un articolo partendo dalle conclusioni...e così facciamo! Michael Moore, 50 anni, un Oscar per Bowling for Columbine e una recente Palma d’oro a Cannes per Fahrenheit 9/11, libri best-sellers venduti in tutto il mondo, uno dei siti più visitati in assoluto (www.michaelmoore.com) e copertine su copertine (una delle ultime quella di Rolling Stones). Tutto questo se proprio non puzza, fa storcere il naso, sia ai detrattori che ai moderati pro-Moore. Quello che lascia dubbiosi è l’utilizzo dei classici canali di potere solitamente usati per riempire di dollaroni le tasche di produttori, distributori e personaggi vari. Ma se il messaggio da far girare è importante e, ancor di più, genuino, l’utilizzo di questi canali diviene inevitabile anche correndo lo scontato rischio di essere tacciati di omologazione e di asservimento. Questa è l’accusa maggiore che la pellicola, da pochi giorni nelle sale, si porterà inevitabilmente dietro ma, a volte, la tesi difensiva è talmente forte e ben strutturata che non dà adito a dubbi. Basterebbero infatti due accenni biografici per capire che Moore non è il tipo che fa il doppio gioco: vuole trasmettere i suoi messaggi, le sue critiche al maggior numero di persone possibile. E lo fa con un suo stile preciso e personale: da vero e proprio americano! La sua critica parte proprio da ciò: cercare di spiegare i mali degli Stati Uniti d’America con una voce e una faccia da americano, amante dei fast food, del Bowling e del berretto da Baseball puntualmente indossato in testa. Si potrebbe tirare avanti all’infinito sui discorsi della parzialità del progetto, della veridicità delle fonti, del mostrare solo una faccia (quella sporca) del problema...ma bisogna concentrarsi brevemente sull’opra: schermo buio, voci concitate, grida, rumori di crolli, devastazioni, questa è la seconda scena di Fahrenheit 9/11, il particolarissimo lutto di Michael Moore, che segue, sullo schermo, un preambolo di comiche facce del presidente più contestato della storia degli USA: mr. George W. Bush! Il film, nella prima parte, passa da momenti tragici a filmati più spassosi, ma piano piano si inabissa in territori sempre più cupi. E allora ci troviamo di fronte ai legami della famiglia di Bin Laden con l’amministrazione Bush, all’inefficienza del presidente e alla sua incompetenza, alla sua pericolosità dimostrata in più occasioni, alle insabbiature sul suo passato, e così via. Se la prima parte è straordinaria, una sorta di apnea, che desta l’attenzione dello spettatore divertendolo ed indignandolo, la seconda, invece, pecca di originalità: il registro diviene unicamente quello della lacrima latente, con una trattazione più incentrata sulle morti americane e irachene, una sorta di retorica di fondo, molto più simile a quella tv che tutte le persone coscienziose sono abituate ad odiare. Quindi la pellicola si perde nel suo lungo procedere, e perde nettamente il confronto a distanza con il precedente Bowling for Columbine, che riusciva per tutta la durata a tenere alta la tensione facendo alternare risa e pianti tra il pubblico. Una pellicola, quella precedente, tecnicamente molto più originale, dove l’autore esprimeva al meglio il suo straordinario talento. Fahrenheit 9/11 rimane, comunque, un documento importante per questo momento storico, diverrà il film-documentario più visto della storia del cinema e nella sua seppur parziale visione dei fatti (non siamo così presuntuosi da credere ciecamente che la prospettiva di Moore sia imparziale) ci terrorizza e ci fa sentire ancora una volta impotenti e indifesi verso i “grandi manovratori” che tentano incessantemente di muoverci come se fossimo delle marionette...

Michael Moore Altri articoli

Michael Moore SICKO

2007 documentario
recensione di Paolo Massa

Michael Moore BOWLING A COLUMBINE

2002 documentario
recensione di Paolo Massa