Martin Scorsese, Tommy Pallotta AMERICAN PRINCE/AMERICAN BOY: A PROFILE OF STEVEN PRINCE
2009 » RECENSIONE | documentario
Con Steven Prince, Martin Scorsese, Tommy Pallotta, Richard Linklater
di Arianna Marsico
La presentazione, alla quarta edizione del Festival internazionale del Film di Roma, del secondo capitolo della “saga” della vita di Steven Prince, stavolta con Tommy Pallotta dietro la macchina da presa, ha riportato alla luce “American boy”, piccola gemma perduta della filmografia di Scorsese. E con tutto il rispetto per il successivo accurato lavoro di Pallotta, tra i due documentari quello che stringe il cuore e avvince maggiormente è il primo. Sarà perché il protagonista, Steven Prince, allora giovane e dinoccolato, suscitava tenerezza, sarà perché Prince e Scorsese sono amici e quindi l’affetto traspare dalle riprese. È il 1978 quando il grande cineasta decide di realizzare un documentario su Steven, attore (in “Taxi driver” ad esempio) non solo al cinema ma soprattutto nella vita. E’ incredibile tutto quello che gli è capitato (decisamente esilarante la scena in cui raccontata come gli venne negato l’accesso all’esercito) e la naturalezza con cui racconta ogni cosa, dal semplice aneddoto di famiglia alla dipendenza dall’eroina. Ostinato nell’autodistruzione rifiuta anche delle offerte di aiuto. Per non parlare di quando uccide un uomo, seppure per autodifesa. Ed è narrando quei momenti che il ragazzo talentuoso e spensierato, che sembra non farsi scalfire da nulla, mostra tutta la propria fragilità da angelo caduto, inconsapevole del perché capitino tutte a lui ma che cerca di ritrovare le ali per andare avanti. Il film di Scorsese è dunque un fedele ritratto di una figura importante di un periodo in cui il fare cinema era entusiasmo e non marketing, una luce inclassificabile capace di travolgere chiunque col proprio entusiasmo e provocare gioia e dolore di uguale intensità nelle persone a lui più care. Che però, proprio come lo spettatore, non possono fare a meno di volergli bene.