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Marco Ponti

A/R ANDATA + RITORNO

Marco Ponti


2003 » RECENSIONE | commedia
Con Libero Di Rienzo, Vanessa Incontrada, Kabir Bedi, Remo Girone, Ugo Conti

di Calogero Messina
Che la “giovane” promessa Marco Ponti ci sapesse fare con la macchina da presa lo avevamo intuito con il suo lungometraggio d’esordio (ottimo successo di critica e di pubblico) del 2001 “Santa Maradona”. La conferma arriva puntuale con il suo secondo film “A/R Andata + Ritorno”: Ponti gioca a suo agio con il giocattolo cinema, è un narratore spigliato e “moderno” ed un direttore d’attori appassionato ed oculato (qui regala due splendide caratterizzazioni agli attori televisivi Kabir Bedi e Remo Girone). Ma questa volta sembra voglia strafare e dimostrare a tutti i costi che il successo del suo esordio non è stato il frutto di una semplice coincidenza o del caso! Così mescola generi, personaggi, toni, storie, caratteri non sempre ben governati da una regia ed una scrittura “ruffiana” e “macchiettistica” nella creazione di “tipi” e situazioni, poco attento a creare un ampio respiro narrativo che dia compattezza e linearità alla sua storia romantica. Dante (Libero de Rienzo che rifà il fortunato personaggio del film “Santa maradona” che gli ha regalato la prima popolarità) è un pony express in bicicletta, nato e vissuto in una grande città, (Torino, crogiuolo di diverse razze e lingue) dalla quale non è mai uscito. Nina (Vanessa Incontrada, solare ed ironica nei panni di un personaggio che progressivamente perde grinta e forza narrativa), nata in Spagna, è un hostess di professione. Hanno entrambi 25 anni e parecchi conti da fare con le loro vite. E tutta la parte che vede contrapposte le loro esistenze in un montaggio alternato, frenetico e vivace (Dante vuole partire e così si indebita con loschi malviventi mentre uno sciopero generale costringe Nina a “rimanere a terra” a meditare sulla sua vita amorosa) sono i minuti più riusciti di un film che nel suo successivo ed (in)volontario omaggio (nelle scene della preparazione del colpo) ad opere come “I soliti ignoti” o “Ocean’s eleven” si sfilaccia tra cadute di ritmo, inverosimiglianza di situazioni, voglia di stupire ed “agitare” la macchina da presa a discapito di un interessante prologo che così non mantiene le sue promesse.