Letizia Lamartire E Matteo Oleotto

Commedia

Letizia Lamartire E Matteo Oleotto Maschi veri


2025 » RECENSIONE | Commedia | Comico | Serie TV
Con Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Pietro Sermonti, Francesco Montanari, Thony, Sarah Felberbaum



01/07/2025 di Roberto Codini
Maschio quando voglio: i maschi veri ma non troppo

La telecamera inquadra quattro uomini che, uno dopo l’altro, si autoproclamano “Maschi veri”, come la loro chat di gruppo, che è l’etichetta in cui si riconoscono dai tempi dell’università, ma il tempo è passato, oggi sono spaesati, confusi e non tanto felici e si ritrovano seduti uno accanto all’altro in un corso di formazione più simile a una riunione di alcolisti anonimi.

C’è Massimo (Matteo Martari), dirigente televisivo che si crede ancora un capo branco; Luigi (Pietro Sermonti), il padre di famiglia che guida gli autobus nella convinzione che i turni massacranti e le mani sporche lo rendano un “maschio vero”, Mattia (Maurizio Lastrico), divorziato con una figlia adolescente, e poi c’è Riccardo (Francesco Montanari), barista testosteronico, sospeso tra la fidanzata e l’amante e apparentemente sicuro di sé. A ognuno di loro il relatore del corso attribuisce un’etichetta che sembra una diagnosi clinica: goliardia universitaria, pregiudizi sessisti, gender washing, orgoglio machista.
I quattro amici si ritrovano al corso per motivi personali: tre mesi prima il manager ha perso tutto per i suoi modi e il suo comportamento sessista; il padre ha scoperto che la moglie (Thony) lo tradisce con un personal trainer più giovane; il progressista è stato iscritto su Tinder dalla figlia, nella speranza di trovare una relazione amorosa, anche se continua a orbitare intorno all’ex moglie (Nicole Grimaudo); il latin lover viene sconvolto dalla proposta shock della fidanzata (Sarah Felberbaum) di aprire la coppia.

Ed ecco a voi i “maschi veri”: fragili, smarriti, travolti dagli eventi, si aggrappano all’unico rifugio conosciuto: un altro racconto su se stessi, apparentemente autocritico, ma che intende sempre tenere il maschio al centro.
Maschi Veri, riadattamento italiano per Netflix della serie spagnola Machos alfa (quindi non originale) è sicuramente una buona idea, ma non riuscita, un concentrato di luoghi comuni, dove i maschi non sono maschi veri e si accompagnano a donne altrettanto poco convincenti, ma che almeno non si fregiano di titoli immeritati.

“Apprezzo lo sforzo”, per citare Beniamino Placido che commentava il film di Nanni Moretti-Michele Apicella in Sono un autarchico; ma non basta. Gli attori sono bravi e anche simpatici, le attrici altrettanto, ma il risultato è deludente e i quattro amici che entrano insieme all’università di Roma La Sapienza, per poi mettersi a giocare a pallone con alcuni ragazzi, forse studenti, fanno pensare, con una certa malinconia (la citazione probabilmente è voluta) ai ricercatori ex ricercati di Smetto quando voglio, le migliori menti in circolazione che si ritrovano nel luogo che le ha formate e rese quello che sono, nonostante le disavventure. I ricercatori del capolavoro di Sidney Sibilia sono davvero un’altra cosa. Non sappiamo se sono “maschi veri”, ma certamente sono uomini veri. Pietro Zinni non tradisce (“Non divaghiamo…mi sono messo a spacciare!” ). I maschi veri potrebbero allora meglio definirsi “maschi quando vogliono”.

“Maschio quando voglio” potrebbe essere il titolo e anche l’etichetta più appropriata per questa serie che non convince e, nonostante la bravura degli attori (uno, Sermonti, era l'antropologo di “Smetto quando voglio”), delude, perchè sono i maschi che deludono, così prigionieri nel loro ruolo preconfezionato, ora come allora. orse per questo sarebbe auspicabile un incontro, magari passeggiando per i viali dell’Università che conosco bene, con i ricercatori di “Smetto quando voglio”. Un'alleanza tra i ricercatori ex ricercati e i maschi veri quando vogliono sarebbe certamente un ottimo punto di partenza.