Lesli Linka Glatter

Thriller

Lesli Linka Glatter Zero Day (mini-serie tv)


2025 » RECENSIONE | Thriller | Poliziesco
Con Robert De Niro, Lizzy Caplan, Jesse Plemons, Joan Allen, Connie Britton, Dan Stevens, Angela Bassett e altri



04/03/2025 di Ambrosia J. S. Imbornone
Che cosa succederebbe se per un minuto si bloccassero i mezzi di comunicazioni e le reti elettriche? Nella mini-serie Netflix Zero Day si immagina che si verifichi un blackout di questo tipo negli USA e su questo episodio, dovuto a un attacco informatico su larga scala e in grado di determinare conseguenze molto drammatiche, indaga l’ex presidente degli States George Mullen, interpretato da Robert De Niro. La leggenda del cinema è infatti per la prima volta protagonista di una serie tv, dopo aver fatto qualche cameo e aver interpretato la voce narrante e amico del personaggio principale in Nada (2023).

Mentre in Italia si sono protratte per giorni le azioni degli hacker filorussi del gruppo NoName057, questa serie spinge a interrogarsi su temi interessanti e d’attualità: chi può avere interesse ad alimentare il terrore attraverso gli hacker? È giusto sospendere l’habeas corpus e le garanzie costituzionali in generale, dando poteri straordinari a chi indaga su un attacco terroristico? Inoltre, se da un lato si cercano risposte rassicuranti e in qualche modo “vecchie” per problemi nuovi, affidandosi alla figura del padre della patria, dall’altro emergono in modo chiaro i segni di tempi diversi, che Mullen non conosce pienamente, tra la potenza di aziende hi-tech tra le mani di personaggi vagamente psicopatici (l’imprenditrice Monica Kidder, interpretata da Gaby Hoffman), e influencer populisti di destra con milioni di follower (il controverso e aggressivo Evan Green, interpretato da Dan Stevens). La demagogia e le fake news diffuse da questi personaggi, in video che diventano facilmente virali in rete, riescono a sobillare e aizzare folle che diventano in più occasioni pericolose. E in questo contesto, tra piazze reali e virtuali feroci, manipolate da burattinai non sempre disinteressati, e divisioni interne, la politica sembra essere troppo debole per poter intervenire in modo incisivo sulla realtà.

Allora l’anziano ex-presidente Mullen, che aveva messo fine alla sua carriera politica dopo la morte del figlio, rappresenta un po’ l’idolo dei laudatores temporis acti, mentre la presidente in carica, Evelyn Mitchell, interpretata da Angela Bassett, appare cauta e intelligente, ma forse non all’altezza di sopportare il peso della verità che verrà fuori dalle indagini. Quando ci sono trame losche e collusioni, è meglio diffondere una verità parziale e non sconvolgente, o sconcertare gli elettori con i nomi e i cognomi dei mandanti dell’attacco? È un’altra delle domande che la serie tv ci spinge a farci.

In generale il cast di Zero Day appare ottimo, il ritmo piuttosto serrato, la serie tv avvincente: le sei puntate scorrono bene, tenendo desta attenzione e curiosità dei telespettatori. I colpi di scena risultano consequenziali, spesso ben preparati e credibili: non si sacrifica la credibilità per l'effetto, né ci si compiace di esibire scene violente o macabre. Questo è un thriller politico piuttosto sottile, uno stimolo e un rompicapo per allenare la mente a guardare il presente dalle prospettive dei vari personaggi. L'azione non manca, ma non è il solo ingrediente della ricetta e la parola, nel suo fascino oratorio e potere manipolatorio, è altrettanto importante.

Tuttavia, la mini-serie tv condivide con molte altre produzioni targate Netflix alcuni difetti, come la mancanza di spessore psicologico di molti personaggi, che restano poco approfonditi. Si getta poca luce sui segreti e gli affari dell’assistente del presidente Roger Carlson (Jesse Plemons), sulla storia di Alexandra Mullen (Lizzie Caplan), la figlia deputata di George che è chiamata a controllare l’operato del padre e con lui ha un rapporto molto complicato, o su quella di Valerie Whitesell (Connie Britton), la capogabinetto già allontanata tempo prima dal suo incarico. Ci sono solo brevi flash su questi personaggi, così come sul figlio precocemente scomparso di George e di sua moglie Sheila Mullen (Joan Allen), la quale aspira a ottenere un seggio alla Corte suprema e oscilla tra la preoccupazione per il marito, manifestazioni di stima nei suoi confronti e momenti di totale, quasi esagerata sfiducia. L’incarico di George è infatti molto delicato, il potere eccessivo dato alla sua commissione d’inchiesta è pericoloso e scivoloso, ma in più l’ex presidente non sembra sempre in grado di gestire il suo ruolo, poiché inizia a perdere colpi, avere allucinazioni visive e uditive, ecc. Qualcuno gli ha scatenato contro una misteriosa arma neurologica, o la sua sanità mentale è a rischio? De Niro con i suoi 81 anni, nonostante il personaggio sembri un po’ piatto e lo interpreti in modo forse un po’ troppo burbero, fa tenerezza nei panni di Mullen, quando si accorge delle sue defaillance e cerca di non parlarne con nessuno; a qualcuno non poteva non ricordare il declino cognitivo e politico di Joe Biden, messo in modo piuttosto impietoso prima alla gogna e poi da parte.

Il futuro del Paese però in Zero Day resta nelle mani della presidente Mitchell, mentre nella realtà in USA non c'è ancora mai stata una presidente donna. Ma nella serie tv non si immagina davvero un lieto fine, né si indicano facili strade da percorrere per gli Stati Uniti. L'impronta della serie tv sembra saldamente liberal, diffonde quasi più la paura degli estremisti, di destra o sinistra, che quella dei cyber-attacchi, vi si discetta sulla differenza tra libertà e arbitrio, si sottolinea che i diritti fondamentali della persona non andrebbero mai violati, però della libertà di parola sono mostrati effetti così disastrosi che la democrazia sembra a tratti poter diventare l'oclocrazia di polibiana memoria. Insomma, il messaggio della serie sembra essere questo: il nuovo avanza, ma non porta autentico progresso e fa paura, gli anziani George Mullen, che con tre parole sapevano placare gli animi, se ne vanno in pensione e se mala tempora currunt, peiora parantur. Amen.