Leonardo Di Costanzo Elisa
2025 » RECENSIONE | Drammatico | Thriller | Poliziesco
Con Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Diego Ribon, Valeria Golino





09/09/2025 di Roberto Codini
Io uccido: anatomia di un’assassina
Lo diciamo subito: è un vero peccato che Barbara Ronchi non abbia vinto la Coppa Volpi, perchè l'avrebbe certamente meritata.
Elisa, il film di Leonardo Di Costanzo, che avevamo già apprezzato per “Ariaferma”, che si svolge come questo in carcere, è meravigliosamente complesso, ambientato nell’Istituto sperimentale di Moncaldo, in Svizzera (in realtà si tratta di una scuola abbandonata in mezzo ai boschi dell’Alto Adige), basato sull’analisi antropologica e psicologica di una straordinaria Barbara Ronchi, che è la protagonista assoluta del film e del romanzo criminale.
Elisa si trova in carcere per aver ucciso senza apparente motivo la sorella e a poco a poco acquisisce la consapevolezza di ciò che ha fatto, fino alla definitiva presa di coscienza, appena ottiene la misura alternativa della libertà vigilata.
Elisa odia la sorella e anche la madre, mentre il padre, nonostante tutto, va a trovarla, cercando di comprendere il senso del suo gesto apparentemente inspiegabile.
Il film è tratto da un saggio basato su una storia vera, ma questo è un dettaglio. Elisa, che sembra non ricordare nulla, sostiene numerosi colloqui con il padre e con uno psicologo (interpretato da Roschdy Zem), che cercherà di capire i motivi che l'hanno portata a compiere un gesto così tremendo. Nell’ultima parte del film (che non possiamo svelare)forse capiremo qualcosa di più su Elisa.
Se però il carcere maschile di “Ariaferma” era una struttura organizzata secondo la logica della sorveglianza continua, l’Istituto sperimentale di Moncaldo è ha come obiettivo la riabilitazione delle detenute, con spazi di lavoro comuni e libertà di movimento all’aria aperta. "Elisa è la storia di un percorso interiore, quello di una donna che ha compiuto un atto di estrema violenza”, scrive Di Costanzo nelle note di regia. “Durante Ariaferma mi era venuta l’idea di filmare direttamente la colpa in faccia, di entrare nella cella per metaforizzare. Con Elisa invece mi interessava cercare un luogo che fosse altro dal carcere, un posto dove non ci fosse soltanto la reclusione, ma una possibilità di trasformazione”, ha raccontato il regista.
“Guardare il male non come una perizia, ma considerare chi lo ha commesso come un essere umano, in modo da poter lavorare su una trasformazione possibile. Questo per me è profondamente politico”, ha spiegato il regista. “All’inizio sembra che Elisa intraprenda questo percorso per un bisogno narcisistico di parlare, come se non lo facesse da anni - ha raccontato Barbara Ronchi - Poi capisce che il senso di colpa è un sentimento passivo. Grazie al criminologo, impara a scendere più in profondità, a conoscersi e ad assumersi la responsabilità, con la paura vera di ciò che la aspetta fuori, non dentro il carcere…Non volevo una cella, volevo un ambiente che mettesse i personaggi a contatto con la vita, con la natura, con una possibilità di cambiamento. Questo centro di riabilitazione diventa il simbolo di una domanda che riguarda tutti noi: come convivere con il male senza ridurlo solo a punizione e vendetta”.
Elisa è un film molto bello, ma molto difficile, nel quale la protagonista, un personaggio sospeso tra l’”Inside man” di Stanley Tucci e Il “Giurato numero due” di Clint Eastwood (che sono uomini, mentre Elisa è una ragazza), interpretato da una Ronchi semplicemente strepitosa e che, interpretando un ruolo per lei insolito e che lascia lo spettatore senza parole, si conferma una delle migliori attrici italiane.
L'avevamo già apprezzata in diversi film, come “Fai bei sogni”, “Diva futura”, soprattutto in “Settembre” di Giulia Steigerwalt. Con “Elisa” però Ronchi si è superata. Non c’è un motivo, non c’è un movente, non c’è alcuna possibilità di redenzione. Elisa è e resta una assassina e Barbara Ronchi meriterebbe un Oscar.
Lo diciamo subito: è un vero peccato che Barbara Ronchi non abbia vinto la Coppa Volpi, perchè l'avrebbe certamente meritata.
Elisa, il film di Leonardo Di Costanzo, che avevamo già apprezzato per “Ariaferma”, che si svolge come questo in carcere, è meravigliosamente complesso, ambientato nell’Istituto sperimentale di Moncaldo, in Svizzera (in realtà si tratta di una scuola abbandonata in mezzo ai boschi dell’Alto Adige), basato sull’analisi antropologica e psicologica di una straordinaria Barbara Ronchi, che è la protagonista assoluta del film e del romanzo criminale.
Elisa si trova in carcere per aver ucciso senza apparente motivo la sorella e a poco a poco acquisisce la consapevolezza di ciò che ha fatto, fino alla definitiva presa di coscienza, appena ottiene la misura alternativa della libertà vigilata.
Elisa odia la sorella e anche la madre, mentre il padre, nonostante tutto, va a trovarla, cercando di comprendere il senso del suo gesto apparentemente inspiegabile.
Il film è tratto da un saggio basato su una storia vera, ma questo è un dettaglio. Elisa, che sembra non ricordare nulla, sostiene numerosi colloqui con il padre e con uno psicologo (interpretato da Roschdy Zem), che cercherà di capire i motivi che l'hanno portata a compiere un gesto così tremendo. Nell’ultima parte del film (che non possiamo svelare)forse capiremo qualcosa di più su Elisa.
Se però il carcere maschile di “Ariaferma” era una struttura organizzata secondo la logica della sorveglianza continua, l’Istituto sperimentale di Moncaldo è ha come obiettivo la riabilitazione delle detenute, con spazi di lavoro comuni e libertà di movimento all’aria aperta. "Elisa è la storia di un percorso interiore, quello di una donna che ha compiuto un atto di estrema violenza”, scrive Di Costanzo nelle note di regia. “Durante Ariaferma mi era venuta l’idea di filmare direttamente la colpa in faccia, di entrare nella cella per metaforizzare. Con Elisa invece mi interessava cercare un luogo che fosse altro dal carcere, un posto dove non ci fosse soltanto la reclusione, ma una possibilità di trasformazione”, ha raccontato il regista.
“Guardare il male non come una perizia, ma considerare chi lo ha commesso come un essere umano, in modo da poter lavorare su una trasformazione possibile. Questo per me è profondamente politico”, ha spiegato il regista. “All’inizio sembra che Elisa intraprenda questo percorso per un bisogno narcisistico di parlare, come se non lo facesse da anni - ha raccontato Barbara Ronchi - Poi capisce che il senso di colpa è un sentimento passivo. Grazie al criminologo, impara a scendere più in profondità, a conoscersi e ad assumersi la responsabilità, con la paura vera di ciò che la aspetta fuori, non dentro il carcere…Non volevo una cella, volevo un ambiente che mettesse i personaggi a contatto con la vita, con la natura, con una possibilità di cambiamento. Questo centro di riabilitazione diventa il simbolo di una domanda che riguarda tutti noi: come convivere con il male senza ridurlo solo a punizione e vendetta”.
Elisa è un film molto bello, ma molto difficile, nel quale la protagonista, un personaggio sospeso tra l’”Inside man” di Stanley Tucci e Il “Giurato numero due” di Clint Eastwood (che sono uomini, mentre Elisa è una ragazza), interpretato da una Ronchi semplicemente strepitosa e che, interpretando un ruolo per lei insolito e che lascia lo spettatore senza parole, si conferma una delle migliori attrici italiane.
L'avevamo già apprezzata in diversi film, come “Fai bei sogni”, “Diva futura”, soprattutto in “Settembre” di Giulia Steigerwalt. Con “Elisa” però Ronchi si è superata. Non c’è un motivo, non c’è un movente, non c’è alcuna possibilità di redenzione. Elisa è e resta una assassina e Barbara Ronchi meriterebbe un Oscar.