Kevin Macdonald

Storico

Kevin Macdonald One to One: John & Yoko


2024 » RECENSIONE | Storico | Documentario | Musica
Con John Lennon, Yoko Ono



05/05/2025 di Laura Bianchi
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Mentre scorrevano le prime immagini del docufilm di Kevin Macdonald  con Sam Rice - Edwards One To One: John & Yoko, sull’epopea rivoluzionaria del 1972 di John Lennon e Yoko Ono, pensavo al mio 45 giri verde, Happy Xmas - War is Over, che girava instancabilmente sul mio Geloso, e alla Ballad of John and Yoko, altro 45 giri che mi feci regalare alla tenerissima età di otto anni.
Breve nota autobiografica, per dire che quella coppia è stata presente nella vita mia e di tutti da quando abbiamo memoria; e, all'anteprima milanese del film, tra poco nelle sale per un evento speciale Nexo, tutti, miei coetanei e giovanissimi, hanno avuto la stessa emozione. Perché John Lennon è stato, ed è, un'icona contemporanea, che ha visto gli orrori del proprio tempo e ha cercato di levare la propria voce per tentare di eliminarli.

Il docufilm cerca di sondare questo aspetto, focalizzandosi non solo sulla coppia di artisti, ma anche sugli eventi della loro vita privata e sulle performance live che hanno segnato il loro percorso di impegno civile. Questo aspetto appare chiarissimo, mentre ascoltiamo molti brani tratti dall' One to One Benefit Concert - per l'occasione rimasterizzato e prodotto dal figlio Sean Ono Lennon - due concerti in aiuto dei bambini disagiati della Willowbrook State School, che si tennero il 30 agosto 1972 (pomeriggio e sera) al Madison Square Garden di New York con la Plastic Ono Elephant's Memory Band,  l’unico live completo di Lennon dopo i Beatles. Merito dei registi e di un montaggio lucido e serrato, che accosta immagini del live a quanto avveniva contemporaneamente in Vietnam, nelle alte sfere del potere (il Nixon pre Watergate, soprannominato Nix-suine) o nella società americana, manipolata dalla pubblicità, che la stava trasformando da un popolo di cittadini in una massa di ansiosi consumatori, e sorda alle sofferenze di chi veniva privato degli elementari diritti civili, come nel caso di John Sinclair, per il quale Lennon si batté fino alla sua scarcerazione ("mi sento come Jesse James o Robin Hood!", esclama a un certo unto), sognando una sorta di Rock Liberation Front, e cercando di coinvolgere anche Bob Dylan, che, secondo lui, "ha formato le nostre coscienze".

Cosí Instant Karma! (We All Shine On) o Cold Turkey acquistano maggiore efficacia se scorrono le immagini di bambini feriti - e già allora c'era chi parlava di genocidio...- o degli scontri drammatici tra repubblicani e contestatori, ormai lontani dalla non violenza della Flower Generation in cui Lennon credeva ancora. Inoltre, i traumi familiari di John e Yoko, che emergono da spezzoni di interviste o filmati d'epoca, sono illustrati dai versi di Mother o di Don’t Worry Kyoko (Mummy’s Only Looking For A Hand In The Snow). E l'inno generazionale Imagine perde ogni rischio di retorica, se fa da sottofondo all'indimenticabile giornata trascorsa dai bambini della Willowbrook State School, la cui tragica condizione, denunciata da un reportage di Geraldo Rivera, aveva colpito la sensibilità della coppia, al punto di voler raccogliere fondi in loro aiuto. I versi delle canzoni tanto amate, cantate e studiate a memoria, anche grazie ai sottotitoli in italiano acquistano in tal modo un nuovo spessore, perché vengono chiariti anche a chi non padroneggia l'inglese, e si inseriscono nel contesto storico e sociale e nel vissuto intimo della coppia, penetrando con maggiore forza in chi le ascolta, e rivelandone l'indiscutibile attualità, oltre che lo spessore umano. Lennon appare come il sognatore animato dal desiderio di non essere il "mito ex Beatles", mentre la sua compagna di vita e lotte è una donna tormentata (Age 39 (Looking Over From My Hotel Window)), ma consapevole di essere accanto a un genio amatissimo, e di essere passata, parole sue, "dall'essere un'artista donna, e per questo considerata una bitch, all'essere una witch,-  una strega -,  perché vicino a John".
Entrando nel loro appartamento del Greenwich Village, accuratamente ricostruito, proviamo anche noi a stare nel letto di John e Yoko, a vedere il mondo entrare nella stanza dalla TV, e a tentare di cambiarlo, di credere, una volta di più, che sia possibile cantare Power to the People. Docufilm imperdibile, non solo per chi è affetto da beatlesmania, ma per quanti vogliono comprendere un anno fondamentale per la storia mondiale.
 

In concomitanza con l’uscita nelle sale del documentario, prende vita una collaborazione esclusiva tra Nexo Studios e Fondazione Luigi Rovati. Presentando alle casse il biglietto del cinema, sarà possibile accedere con tariffa ridotta alla Fondazione Luigi Rovati e visitare il museo e le sue esposizioni. Proprio in queste settimane, inoltre, è possibile visitare la mostra gratuita “Echoes. Origini e rimandi dell’art rock britannico”. La mostra rappresenta un viaggio visivo e sonoro tra arte e musica nella Gran Bretagna degli anni ’60 e ’70: dalle copertine dei Beatles e dei Pink Floyd alle visioni oniriche dei Genesis e all’identità frammentata di Peter Gabriel. Un’immersione nell’immaginario che ha definito l’art rock e ne ha amplificato l’eredità artistica e culturale e che comprende anche il video Smile (1968) con cui Yoko Ono presenta un ritratto intimo di John Lennon. Viceversa, i visitatori della Fondazione potranno accedere con tariffa scontata alle proiezioni del documentario presso le sale cinematografiche aderenti. Un’occasione unica per esplorare, tra cinema e arte, l’universo visivo e musicale di un’epoca che ha rivoluzionato il nostro immaginario collettivo.


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