Gregorio Sassoli, Alejandro Cifuentes San Damiano
2024 » RECENSIONE | Documentario | Storico





20/05/2025 di Arianna Marsico
Invisibili a volte, perché alla Stazione Termini basta infilarsi nei sottopassi e tutto il resto scompare, arrivando dritti al treno. Eppure presenti, vivi e disperati. Così sono coloro a cui dà voce il documentario San Damiano, di Gregorio Sassoli, Alejandro Cifuentes.
Il grande merito dell’opera è di raccontare senza filtri, né giudicanti né pietosi, quello che succede ad alcuni senza fissa dimora che orbitano intorno alla Stazione Termini. Perché, nelle strade appena fuori dalla Galleria Gommata, con i suoi pop – up store sempre diversi, sotto la maestosa pensilina dei Piazza dei Cinquecento, c’è un’umanità disgregata. Della quale San Damiano racconta il susseguirsi senza soluzione di continuità di amore, odio, botte e riappacificazioni. Perché i senza tetto sono innanzitutto persone, e quindi non sono figurine monodimensionali, solo buone o solo cattive.
Il protagonista è Damiano, arrivato a Roma dopo essere scappato dall'ospedale psichiatrico di Breslavia. E la sua mente gli fa fare voli altissimi, come quando grazie ai registi arriva a incidere dei brani rap con alcuni musicisti, ma lo fa anche precipitare nella violenza. Intorno a lui troviamo tante altre persone che a loro volta tentano disperatamente di sopravvivere, come Sofia, spesso in preda ad alcool e droga per non sentire il bisogno di amore che ha dentro.
San Damiano fotografa una realtà troppo spesso gestita esclusivamente come una questione di ordine pubblico dalla politica, quando le cose sono molto più complesse. Mostra come la vita in strada devasti menti e corpi, come tutto questo avvenga nel cuore delle nostre città, non in angoli remoti, e sotto i nostri occhi.
Edoardo Bennato,in Quando sarai grande, che accompagna il finale, canta: “Quando sarai grande Allora saprai tutto”. Chissà se la nostra società sarà mai abbastanza grande per sapere come colmare quei vuoti, per sapere come riportare nel proprio abbraccio tutti queste persone.
Il grande merito dell’opera è di raccontare senza filtri, né giudicanti né pietosi, quello che succede ad alcuni senza fissa dimora che orbitano intorno alla Stazione Termini. Perché, nelle strade appena fuori dalla Galleria Gommata, con i suoi pop – up store sempre diversi, sotto la maestosa pensilina dei Piazza dei Cinquecento, c’è un’umanità disgregata. Della quale San Damiano racconta il susseguirsi senza soluzione di continuità di amore, odio, botte e riappacificazioni. Perché i senza tetto sono innanzitutto persone, e quindi non sono figurine monodimensionali, solo buone o solo cattive.
Il protagonista è Damiano, arrivato a Roma dopo essere scappato dall'ospedale psichiatrico di Breslavia. E la sua mente gli fa fare voli altissimi, come quando grazie ai registi arriva a incidere dei brani rap con alcuni musicisti, ma lo fa anche precipitare nella violenza. Intorno a lui troviamo tante altre persone che a loro volta tentano disperatamente di sopravvivere, come Sofia, spesso in preda ad alcool e droga per non sentire il bisogno di amore che ha dentro.
San Damiano fotografa una realtà troppo spesso gestita esclusivamente come una questione di ordine pubblico dalla politica, quando le cose sono molto più complesse. Mostra come la vita in strada devasti menti e corpi, come tutto questo avvenga nel cuore delle nostre città, non in angoli remoti, e sotto i nostri occhi.
Edoardo Bennato,in Quando sarai grande, che accompagna il finale, canta: “Quando sarai grande Allora saprai tutto”. Chissà se la nostra società sarà mai abbastanza grande per sapere come colmare quei vuoti, per sapere come riportare nel proprio abbraccio tutti queste persone.