George Clooney GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK
2005 » RECENSIONE | Drammatico
Con David Strathairn, Alex Borstein, Patricia Clarkson, George Clooney, Jeff Daniels, Robert Downey Jr.
di Claudio Mariani
Il film sostanzialmente è un accorato appello alla difesa della libertà di comunicazione, della stampa, dedica di Clooney al padre, giornalista televisivo per più di trent’anni. La storia, si sa, è legata al periodo del maccartismo e si svolge tutta negli studi televisivi della CBS, dove, negli anni cinquanta, un gruppo di coraggiosi giornalisti affronta il senatore McCarthy e la sua famosa caccia alle streghe contro gli “anti-americani”. Il film tocca un argomento più volte indagato dal cinema degli ultimi anni, ma lo fa in una maniera particolare, attraverso una redazione giornalistica (era già successo in passato, vedi “Tutti gli uomini del presidente”) costituita da dei veri e propri patrioti che vedono la commissione presieduta da McCarthy come un attacco alla libertà e ai valori americani stessi. Clooney, con questa seconda sua regia, cambia totalmente registro rispetto all’esordio (“Confessioni di una mente pericolosa”), anche se rimane sempre legato all’ambiente televisivo. Qui la storia è più semplice, il ritmo si fa blando, il colore lascia il posto al bianco e nero, il suo cinema si trasforma in dialoghi su dialoghi e i virtuosismi registici sono lasciati a casa. Costruisce un film “storico”, con tanto di ricostruzioni fedeli e di filmati d’epoca. Al centro l'anchorman televisivo E. R. Murrow (uno splendido David Strathairm) coadiuvato dal coraggioso staff interpretato, fra gli altri, da Clooney, Jeff Daniels e da un finalmente ritrovato Robert Downey Jr., che aspettiamo in una parte da protagonista come ai tempi di “Charlot”. L’impressione è che il film sia meno affascinante del primo, e per alcuni a tratti anche noioso, ma sicuramente un film di valore, girato e interpretato perfettamente, sicuramente una pellicola di spessore artistico maggiore rispetto a quello con Sam Rockwell del 2002.
Un Clooney coraggioso, riflessivo, ispirato, che sta in parte calcando le orme di quello che ha fatto Clin Eastwood nella sua carriera, da attore a regista di valore, magari saltando qualche inutile tappa dell’ex-pistolero, almeno ci auguriamo, le carte in regola d’altronde ci sono, e Clooney sembra avere la testa per usarle sapientemente.