Gennaro Nunziante

Commedia

Gennaro Nunziante Buen Camino


2025 » RECENSIONE | Commedia | Comico
Con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari



26/12/2025 di Laura Bianchi
Da decenni, il pomeriggio di Natale, andiamo al cinema. Quest'anno, però, la scelta nella mia città è scarsa. Così, diamo una chance a Buen Camino, il nuovo film della ricostituita coppia Gennaro Nunziante e Checco Zalone - Luca Medici, se si tratta di firmare la colonna sonora; infatti è anche buon musicista - prova ne sia Pastiche, il disco nientemeno che con Francesco De Gregori. Arrivo al cinema (scegliendone uno indipendente, almeno questo...) piuttosto prevenuta, e i primi minuti trascorrono in un misto di scetticismo, diffidenza e scarsa partecipazione. La storia del figlio di papà plurimiliardario, narcisista, ignorante e nullafacente Checco Zalone (in questo caso, l'omonimia è significativa, come vedremo), che deve interrompere i preparativi per la megafesta dei suoi cinquant'anni per mettersi sulle tracce della figlia diciassettenne Cristal (Letizia Arnò), in fuga verso il Camino di Santiago, stenta a decollare. La parodia dei vari ricconi cafonal stile Gianluca Vacchi - totalmente citato, dai tatuaggi tamarri, alle amanti con la metà degli anni, ai balletti dei camerieri filippini - è scontata, tra il Cetto Laqualunque e il Milanese Imbruttito in salsa pugliese.

Ma il ritmo cambia, non appena la narrazione si sposta nel genere on the road, che, come spesso accade, permette un migliore focus sui personaggi, e può coinvolgere lo spettatore, tra momenti decisamente comici e altri intimi e meditativi; in questi Zalone (il personaggio e l'interprete) si mette a nudo, ed emergono i nodi più scottanti dell'esistenza: il rapporto con la ricchezza, in primis, poi quello con la figlia in particolare e in generale con l'altro, soprattutto se più fragile, infine con se stesso. Problemi comuni a molti, anche a chi ricco non è, ma è portato, nella nostra società, a considerare la ricchezza un valore essenziale per conquistare equilibrio e felicità. In questo, Zalone (l'interprete) ci fa riflettere, in un certo senso si smaschera, evidenziando le contraddizioni di un artista che, a cinquant'anni, deve fare i conti con il successo, con il denaro che ne deriva, e in definitiva con la propria identità. 

L'attore affida alla propria maschera omonima battute volgari, cafone e scorrette, e il trailer dedica quasi tutto il tempo proprio a queste, forse per attirare il pubblico che cerca la risata grassa, facile; ma, nel corso della vicenda, prende le distanze da questa prospettiva, modellando il cambiamento con abilità espressiva e mimica, e approfondendo il messaggio, in armonia con le splendide immagini dei luoghi del Camino, ricchi di spiritualità e semplicità. Dalla natura violentata della villa della Costa Smeralda, passa infatti a quella selvaggia e aspra del Nord spagnolo, punteggiata di rifugi essenziali, ma accoglienti, che ospitano i pellegrini, ciascuno in cerca di una propria meta, per concludersi con un finale aperto, che distrugge in parte la maschera dell'inizio, nonostante la coda musicale assolutamente non necessaria, se non dannosa, malriuscita copia della arboriana Esperanza d'Escobar.

Questa:


Il prossimo film seguirà questa tendenza, o tornerà a ripetere storie e clichés già visti? I cinquant'anni di Checco Zalone (l'interprete) avranno la stessa influenza che hanno su Checco Zalone (il personaggio)? Staremo a vedere. Intanto, il botteghino sta dando ragione alla scommessa di un film senza dubbio interlocutorio.