François Truffaut EFFETTO NOTTE
1972 » RECENSIONE | commedia, drammatico
Con Jacqueline Bisset, Valentina Cortese, Dani, Alexandra Stewart, Jean-pierre Léaud, François Truffaut, Nathalie Baye, David Markham, Jean Champion
di Paolo Massa
Un film nel film. Il cinema in un film. La vita nel cinema. E’ una matrioska su pellicola, “Effetto notte” di Francois Truffaut, autentico capolavoro della Settima Arte, che a rivederlo ancora oggi ci sembra più efficace di un buon manuale nello spiegarci i segreti della cinematografia. Siamo catapultati nel bel mezzo di un set, dove il regista Ferrand (Francois Truffaut) sta girando, presso gli studi “La Victorine” di Nizza, il film “Vi presento Pamela”. La giovane protagonista, un’inglese fresca fresca di nozze, giunta sulla Costa Azzurra per conoscere i suoceri, s’innamora niente meno che del padre del marito. E i due, come ladri in amore, fuggiranno insieme, ma l’ira del figlio (e dello sposo) tradito si placherà solo dopo aver ucciso il rinnegato padre. Una vera e propria tragedia, e, nell’assistere alle riprese di questa drammatica storia, ci sentiamo ancor di più privilegiati. Poiché il regista ci narra parallelamente anche le vicende della troupe cinematografica impegnata nella produzione della pellicola in questione: la sensazione è di essere “doppi” spettatori di un film (“Vi presento Pamela”) nel film (“Effetto notte”). E pensare che già il titolo - “Effetto notte”, appunto – rimanda ad una particolare tecnica filmica: un filtro posto davanti alla cinepresa, infatti, rende possibile girare una sequenza alla luce del giorno, ma alla fine, sui nostri schermi, la scena sarà ambientata “magicamente” al buio della notte. E’ la fabbrica dei sogni, baby! Come narrare il cinema parlando al tempo stesso della vita, insomma: una sfida che Francois Truffaut ha superato brillantemente, con la sola forza delle immagini e delle battute. Così il lavoro del regista diviene, qui, il simbolo di uno sforzo creativo alla ricerca di quella giusta armonia da infondere all’intera (e spesso lagnosa) macchina produttiva, fatta di attori, operatori e produttori, ognuno con il proprio bagaglio di problemi personali. Da lasciare fuori dal set, naturalmente, ma questo non sempre è facile. Al termine delle riprese è nata così una nuova famiglia, condannata però a perdersi di vista, con la speranza magari di rincontrarsi su altri set, veri e propri palcoscenici della vita, dove la vita stessa va in scena con le gioie e i dolori che infonde ai protagonisti del suo imperscrutabile copione. E alla fine Truffaut ci fa capire anche la differenza tra cinema e realtà: “I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti, i film vanno avanti come i treni nella notte” dice il regista Ferrand ad uno dei suoi attori. Sarà poi vero?
(re-visione scritta nel maggio 2007)