Emerald Fennell Cime Tempestose
2026 » RECENSIONE | Drammatico | Avventura
Con Margot Robbie, Jacob Elordi, Shazad Latif, Alison Oliver, Hong Chau.





19/02/2026 di Valeria Di Tano
Cime Tempestose (il romanzo) è una storia costruita come una ricca e straniante sequenza di scatole cinesi, nella quale la girandola di personaggi, con i loro nomi, parentele e intrecci, rende l' esperienza della lettura una vertigine che confonde e affascina allo stesso tempo. E, se da tutto questo si fanno sparire più della metà dei personaggi, degli intrecci, delle voci, il compito di raccontarla diventa estremamente più semplice. Un gioco da bambini.
Emerald Fennell gioca facile, appunto, nella sua versione cinematografica di "Cime tempestose" (con le virgolette), ma costruisce oltre due ore di scene impeccabili: non si staccano gli occhi dallo schermo e si viene rapiti dall' ambientazione, dalla palette di colori straordinaria, dalla fotografia che non soltanto accende e spegne, ma disegna con vera e propria arte i confini sconfinati dell' immaginazione. È come ritrovarsi dentro i sogni di una bambina che gioca con le bambole e allo stesso tempo gli incubi di una donna eternamente insoddisfatta.
Però, se al romanzo Cime tempestose si toglie il tempo, quel respiro lunghissimo che accusa una generazione dopo l' altra di non aver saputo amare e di non sapere fare altro che prevaricare e odiare, si toglie tutto: e allora quel che resta è una storia d'amore pallida, accecata da una luce gotica, fatta di rovina (e rovine), decadente nelle intenzioni e grottesca nella pratica, ogni dettaglio elegante e surreale allo stesso tempo.
Per questo mi sento di dire che si tratta di un film bellissimo, ma allo stesso tempo di un adattamento cinematografico pessimo di un romanzo meraviglioso.
Non credo che Cime tempestose (il romanzo) racconti una storia d'amore: è una storia di incomprensione, immaturità, incomunicabilità, scontro tra due persone, che trascina, nella sua spirale ottusa e cieca, due intere famiglie, forse anche di più. Ciò che rende speciale ed epocale il romanzo è proprio l'aver immaginato personaggi che potrebbero ma non fanno, che vorrebbero ma non dicono, che si convincono di amare e di essere amati, di essere traditi e di meritare dunque risarcimento o almeno vendetta. Non ci sono azioni d'amore, non c'è tenerezza, non c'è sollievo nella mole di pagine del romanzo.
Rendere tutto questo in un film era di certo una sfida complessa, ma la scelta di ridurre tutta questa violenza sentimentale ed emotiva a una storia di tradimento piuttosto banale non aiuta di certo a mantenere la tensione crudele che pervade la storia scritta da Emily Brontë. La donna sposata che si incapriccia di un altro più bello e più impossibile è stata raccontata mille volte, e non scandalizza più nessuno.
Detto questo, però, il film ha una portata immaginifica grande, che può (e forse deve) essere ammirata per il suo valore estetico: era da molto tempo che non vedevamo al cinema così tanti e variegati modi di suggerire il sesso e la passione, senza per forza passare dalla spocchia di una massa di corpi nudi. E questo è poesia, in effetti.
Emily Brontë si rivolterà nella tomba, temo. Ma, se è stata ben chiusa a suo tempo, non corriamo il rischio che torni a vendicarsi.