Davide Ferrario

Romantico

Davide Ferrario DOPO MEZZANOTTE


2004 » RECENSIONE | Romantico
Con Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Fabio Troiano, Francesca Picozza

di Calogero Messina
“Tutto…non in una sola notte”… ma in più serate, illuminate dalla flebile ma avvolgente e seducente luce di vecchi proiettori cinematografici! Siamo a Torino (mai come quest’anno così protagonista sul grande schermo … vedasi anche il recente “A/R Andata+ Ritorno” di Marco Ponti)… e per la precisione dentro la Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale di Cinema e “possente” e fondamentale coprotagonista del film leggero e gentile di Davide Ferrario “Dopo Mezzanotte”. E se è vero, come recita fuori campo la voce narrante di Silvio Orlando, che “forse sono i luoghi che raccontano le storie meglio dei personaggi”, allora questo imponente edificio e pura forma architettonica diventa il punto di partenza dove nasce, si sviluppa e “muore” la storia d’amore di tre ragazzi che, in un ispirato e lieve omaggio al terzetto d’amanti di “truffauttiana” memoria, percorrono le sale, i cunicoli, le scale e le terrazze della Mole raccontandoci il loro male e gioia di vivere. Matteo è il custode notturno del Museo (Giorgio Pasotti in un ruolo inedito che finalmente lo riporta al cinema, dopo i trascorsi televisivi, con ritrovata intensità e bravura): “dopo mezzanotte” la Mole diventa il suo regno e trascorre le ore felice e solitario circondato dalle ombre dei film muti e dalle polveri dei vecchi macchinari cinematografici. A piombare una notte dentro il suo mondo è Amanda (la giovane Francesca Inaudi, intensità e fisicità allo stesso tempo così lievi e marcati da incidere profondamente ogni singolo fotogramma): dal quartiere periferico e “malfamato” della Falchera ai sogni di una vita diversa! E’ inseguita dalla Polizia (ha litigato con il titolare del fast food dove lavorava)… e scappa (inconsapevolmente) dal suo fidanzato, l’Angelo (Fabio Troiano, altro giovane volto ma già promettente per naturalezza ed istintività d’interpretazione), ladro d’auto, tranquillo nella sua condizione di piccolo delinquente e tombeur des femmes. Insolito triangolo amoroso (un po’ melodramma, un po’ comica di Buster Keaton), il film, girato totalmente in digitale (visivamente è una gioia per gli occhi… in barba alla coatta e voluta sporcizia delle immagini del Dogma cinematografico!), ci fa sognare continuando ad illuderci sulla pesante leggerezza della casualità e divenire dei nostri destini. E se anche un sorprendente e “tragico” epilogo può essere raccontato con la grazia e serena accettazione di una “vita possibile”, allora Davide Ferrario ha vinto la sua scommessa: realizzare un film indipendente (praticamente se l’è autoprodotto), gentile, uno svergognato atto d’amore per il cinema, tecnologicamente rischioso (ma entusiasmante) che si fa vedere con lo stesso piacere e godimento di una rinfrescante e necessaria brezza primaverile giunta inaspettata a “scuotere” il nostro paludato (e burocratico, appesantito, serioso) cinema italiano.