Clint Bentley Train Dreams
2025 » RECENSIONE | Drammatico | Storico
Con Joel Edgerton, Felicity Jones, William H. Macy





16/02/2026 di Laura Bianchi
Il silenzio. Le foreste. Un uomo. Un treno. Una casa. Clint Bentley ha assorbito la lezione di Terrence Malick e del suo incantevole I giorni del cielo per il suo secondo lungometraggio, Train Dreams, protagonista uno straordinario Joel Edgerton. Ma la vicenda raccontata, tratta dall’omonimo racconto (2002) di Denis Johnson, assume i contorni di un apologo, di una metafora e insieme di una potente sintesi storica del percorso dell'America del Novecento.
Non si creda che sia banale, poco esemplare, la vita di un semplice taglialegna del Nord Ovest, poi operaio delle ferrovie, Robert Grainier, che vede da testimone la distruzione progressiva di migliaia di alberi per nutrire il sogno americano della conquista dello spazio orizzontale, fino a vedere la conquista di quello verticale, con il primo uomo sulla Luna. Il regista fa sì che la storia di Grainier, narrata da una coinvolgente voce fuori campo, abbracci non solo l'intera sua vita, e oltre - come dimostra la poetica sequenza finale, che ha la casa come protagonista -, ma l'esistenza di tutto un popolo, umile, tenace, in perenne ricerca di un significato, che spesso sfugge al momento, ma che si può trovare nei minuti dettagli, nei ricordi, o anche al termine dell'esistenza.
L'evocativa colonna sonora, composta da Bryce Dessner, entra in un dialogo intenso con gli scarni dialoghi, coi rumori della natura, con quelli del treno che taglia non solo la foresta, ma anche il tempo storico. Così, esiste un prima e un dopo, per tutto: per l'incontro tra Robert e Gladys (sensibilissima interprete, Felicity Jones, dei cambi di passo della loro vita insieme); per l'evoluzione della tecnologia, che impone una progressiva disumanizzazione del lavoro; per i necessari, dolorosi strappi che Robert è costretto a subire, allontanandosi da moglie e figlioletta per guadagnare il pane; per il dramma che si consuma tra loro, turbando la fragile mente di un taglialegna.
Bentley entra in simbiosi con Edgerton, che sa interpretare ogni dettaglio della visione del regista attraverso una presenza fisica potente e delicata, uno sguardo espressivo e un'impressionante trasformazione da giovane energico, ma confuso, a uomo maturo e dolente, ad anziano finalmente in una pace, che egli ritrova perdendosi nel tutto, nel rapporto con la natura, che sa essere madre e matrigna, che sa nutrire e devastare, ma le cui leggi, infine, ci tocca accettare e amare.
A chiosare e chiudere questi cento minuti di poesia, arriva l'omonima torch song firmata da Nick Cave, dal testo difficilmente dimenticabile: "Lately I've been having dreams, crazy dreams I can't explain....A woman standing in a field of flowers and a screaming locomotive train”.
Splendido film sul trovarsi e sul perdersi, sul tempo relativo e sui valori assoluti, che ha il respiro epico di una storia fondativa, e la cui visione domestica, su Netflix, sembra sprecata, tanta è la sua grandezza, da meritare lo schermo di un cinema. Da Oscar.
Non si creda che sia banale, poco esemplare, la vita di un semplice taglialegna del Nord Ovest, poi operaio delle ferrovie, Robert Grainier, che vede da testimone la distruzione progressiva di migliaia di alberi per nutrire il sogno americano della conquista dello spazio orizzontale, fino a vedere la conquista di quello verticale, con il primo uomo sulla Luna. Il regista fa sì che la storia di Grainier, narrata da una coinvolgente voce fuori campo, abbracci non solo l'intera sua vita, e oltre - come dimostra la poetica sequenza finale, che ha la casa come protagonista -, ma l'esistenza di tutto un popolo, umile, tenace, in perenne ricerca di un significato, che spesso sfugge al momento, ma che si può trovare nei minuti dettagli, nei ricordi, o anche al termine dell'esistenza.
L'evocativa colonna sonora, composta da Bryce Dessner, entra in un dialogo intenso con gli scarni dialoghi, coi rumori della natura, con quelli del treno che taglia non solo la foresta, ma anche il tempo storico. Così, esiste un prima e un dopo, per tutto: per l'incontro tra Robert e Gladys (sensibilissima interprete, Felicity Jones, dei cambi di passo della loro vita insieme); per l'evoluzione della tecnologia, che impone una progressiva disumanizzazione del lavoro; per i necessari, dolorosi strappi che Robert è costretto a subire, allontanandosi da moglie e figlioletta per guadagnare il pane; per il dramma che si consuma tra loro, turbando la fragile mente di un taglialegna.
Bentley entra in simbiosi con Edgerton, che sa interpretare ogni dettaglio della visione del regista attraverso una presenza fisica potente e delicata, uno sguardo espressivo e un'impressionante trasformazione da giovane energico, ma confuso, a uomo maturo e dolente, ad anziano finalmente in una pace, che egli ritrova perdendosi nel tutto, nel rapporto con la natura, che sa essere madre e matrigna, che sa nutrire e devastare, ma le cui leggi, infine, ci tocca accettare e amare.
A chiosare e chiudere questi cento minuti di poesia, arriva l'omonima torch song firmata da Nick Cave, dal testo difficilmente dimenticabile: "Lately I've been having dreams, crazy dreams I can't explain....A woman standing in a field of flowers and a screaming locomotive train”.
Splendido film sul trovarsi e sul perdersi, sul tempo relativo e sui valori assoluti, che ha il respiro epico di una storia fondativa, e la cui visione domestica, su Netflix, sembra sprecata, tanta è la sua grandezza, da meritare lo schermo di un cinema. Da Oscar.