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Chris Smith

Jim & Andy: The Great Beyond

Chris Smith


2017 » RECENSIONE | Documentario
Con Jim Carrey



11/12/2017 di Claudio Mariani
Folle! Folle! Folle! Un docu-film imprescindibile per chi ha amato Man On the moon, uscito ormai 18 anni fa. E allora partiamo proprio da lì, da uno dei migliori biopic della storia del cinema, un’operazione geniale nella costruzione, nei contenuti, nei richiami, nella recitazione, un film con cui uno dei migliori registi di sempre, l’ultrapremiato Milos Forman, riuscì a reinventarsi, e che può essere considerata l’ultima sua opera rilevante. Allora il film fu importante per due cose: fece conoscere al mondo un comico straordinario, Andy Kaufman, da noi poco conosciuto se non per la serie anni settanta-ottanta Taxi, e ci diede la conferma del talento di Jim Carrey spesso indirizzato verso pellicole di dubbio spessore. In quegli anni l’attore canadese fece Truman Show, Man on the moon e, qualche anno dopo, Eternal Sunshine of the spotless mind, tre film che meritano di essere iscritti nell’Olimpo della storia del cinema.

Vedendo e amando Man on the moon e leggendo quello che si è potuto leggere finora, o guardando i filmati originali di Kaufman (santo Youtube!), si è capito subito che nella costruzione di quel film era successo qualcosa che andava oltre il semplice cinema. Gli indizi c’erano: delle scene ricostruite perfettamente, l’utilizzo di attori che avevano lavorato con lo stesso Kaufman (De vito, C. Lloyd), delle stranissime coincidenze, come la data di nascita di Carrey e Kaufman, 17 gennaio, chiaramente di anni diversi, etc...

Questo docufilm, voluto fortemente da Carrey, ci mostra quanto sospettavamo, ma anche molto di più: nel girare il film si era calato completamente nella parte di Andy, tanto da vivere come lui al di fuori del set, rendendo tutto complicato a regista e troupe, ma non solo, Jim, in puro stile Kaufman, a volte prende le sembianze del devastante Tony Clifton, dentro e fuori dal set. E le scene pazzesche si moltiplicano, parlare di identificazione, crisi d’identità, gioco delle parti…è riduttivo. Carrey, i vari attori e la troupe hanno vissuto qualcosa tra il folle e l’irreale, ed è impossibile non rimanerne affascinati.

Ma il film, che come abbiamo detto sotto certi aspetti ci presenta qualcosa che già conoscevamo parzialmente, mostra anche un lato più “oscuro”, che è quello di cosa ha passato e sta passando Carrey stesso, di dove la sua mente va quando si immedesima in un altro, di come la deriva verso territori bui e cupi sia sempre dietro l’angolo, di come si senta in pace ora (ma ancora per quanto?). Speriamo che qualcuno abbia ancora il coraggio di proporgli ruoli come quelli lì del 1998, 1999 o 2004. In alternativa potrebbe andare in giro impersonando per sempre Tony Clifton, e tediare e infastidire le persone con quel suo cantare orrendo ma…così dannatamente liberatorio! E noi saremo lì ad ascoltarlo…