Bogdan Muresanu

Commedia

Bogdan Muresanu L`anno nuovo che non arriva


2024 » RECENSIONE | Commedia | Storico
Con Adrian Vancica, Nicoleta Hâncu, Emilia Dobrin, Iulian Postelnicu, Mihai Calin



13/01/2026 di Laura Bianchi
Dove si era nascosto L'anno nuovo che non arriva, il film del regista Bogdan Muresanu, premio per il Miglior Film a Venezia 81, sezione Orizzonti? Perché non è stato distribuito prima? Senza scomodare improbabili dietrologie, questo è comunque il film da vedere proprio in questi giorni, in cui le proteste di piazza tornano a occupare spazio nell'equilibrio mondiale di un inizio anno incerto e preoccupante. La storia, come sostenevano i Latini, può essere magistra vitae, purché la lezione prenda la forma di una vicenda a mosaico, che si scompone in tanti tasselli, vissuti da altrettanti uomini e donne coinvolti in modo solo apparentemente superficiale dai grandi eventi; ma la Storia, quando passa, è così potente da toccare tutti, senza distinzioni.

Bene ha fatto quindi il documentarista di Bucarest, qui al suo primo, riuscitissimo lungometraggio, a utilizzare il registro della commedia drammatica, per raccontare le ore antecedenti alla destituzione del regime di Ceausescu, in quella fatidica settimana tra il 17 e il 22 dicembre 1989, dal massacro di Timisoara agli scontri di Bucarest. Questi, iniziati con un contestatissimo comizio del dittatore, si conclusero con la sua fuga in elicottero, dopo che la popolazione aveva assediato il palazzo in cui si era rifugiato colui che aveva affamato il suo popolo per oltre vent'anni, manipolando i media, servendosi di delatori e spie, imponendo ai rumeni un culto  sfrenato della personalità. "Garante del progresso e dell'indipendenza della nazione", "architetto visionario del futuro della nazione" erano due tra gli appellativi più frequenti con cui si doveva definire un uomo la cui immagine, imposta all'idolatria collettiva, è onnipresente nel film, ma che invece, davanti al proprio popolo che chiedeva "pane e libertà", non esitò a ordinare il fuoco, uccidendo 100 persone.

E ancor meglio ha fatto il regista a scegliere sei personaggi assolutamente non illustri, ma persone comuni, ognuna delle quali, in un modo o nell'altro, intreccia il proprio destino con quello degli altri cinque e di tutti i rumeni. Attori eccellenti, dai volti datati 1989, che interpretano rumeni provati da anni di ristrettezze o da limitazioni della libertà di scelta; nessuno di loro si fregia di gesti eclatanti, di ribellioni evidenti, ma ciascuno interpreta la resistenza a modo suo, fino a una sublime scena finale, in cui, sulle note del Bolero di Ravel eseguito integralmente, il regista lega a doppio filo le loro esistenze, in un montaggio impeccabile, implacabile e coinvolgente.

Altra nota di merito, la colonna sonora, che sgorga da radio e televisione, falsamente sentimentale - del resto, siamo a Natale -, e che gioca in amaro contrasto con la tensione che trapela dall'atmosfera generale, dentro e fuori dalle case, tra posti di blocco, retate della Securitate, telefoni controllati, sigarette accese nervosamente e sfratti imminenti. Una festa stentata, mesta, come gli alberi di Natale spelacchiati e poveri di addobbi, che serviranno come corpi contundenti nelle rivolte di piazza, tratte da immagini di repertorio, in cui il documentarista Muresanu ci riporta bruscamente alla realtà storica di allora, rendendo ancor più plausibile e intensa quella fittizia.

Si ride amaro, si pensa, ci si indigna, si empatizza coi sei protagonisti, anche con quelli più codardi o fragili; e si trovano preoccupanti analogie con la società globalizzata di adesso, in cui al televisore onnipresente e al telefono fisso si sono sostituiti i social e i cellulari, ma in cui comunque la libertà è minacciata, la verità oscurata, le scelte del singolo sono messe a dura prova, il futuro è incerto. 

(Per quanto riguarda la Romania di oggi, consiglio Do Not Expect Too Much From The End Of The World, una commedia ancora più corrosiva di Radu Jude, altro regista romeno da cui ci si aspetta molto.)