Alfonso Cuaron

Roma

Alfonso Cuaron


2018 » RECENSIONE | Drammatico
Con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta, Nancy García García, Verónica García, Andy Cortés, Fernando Grediaga, Jorge Antonio Guerrero, José Manuel Guerrero Mendoza, Latin Lover, Zarela Lizbeth C



02/01/2019 di Paolo Ronchetti
“Non importa quello che ti dicono, noi donne saremo sempre sole!”

Tra il 1970 e il 1971 nel quartiere borghese Roma di Città Del Messico, un nucleo famigliare allargato vive potenti trasformazioni nei rapporti famigliari e nella società. Cosa potrà salvare i bambini e le donne protagonisti di quei giorni? Cosa si salverà, nei ricordi di un bambino di 11 anni, di quell’anno straordinario?

Solo recuperando queste domande si può pensare a cosa rende così intenso questo film costruito in bilico tra un ricordo intimo e domestico e un pensiero politico e sociale. Dove la gioia di un manipolo di ragazzini che vedono il mare è la contrapposizione manifesta di un abbandono; dove il crollo del sogno personale e politico avviene appena dopo quel Capodanno d’infanzia che ricorderai per tutta la vita; dove il sogno, la felicità (e rabbia) inconsapevole della vita di un ragazzo di 11 anni pian piano si rendono consapevoli della vita, delle fatiche (e gioie) del vivere adulto; dove le figure maschili di riferimento sono assenti o portatori di falsità, grettezza, violenza, distruttività e la figura femminile cerca di sopravvivere (sino a rifulgerne di Bellezza) attraverso fatica, sensibilità, tenacia e solidarietà.

Storie di disillusioni e storie di felicità viste con lo sguardo di un bambino che, a livello personale, in qualche modo mi assomiglia. Perché io, con una manciata di mesi in meno del regista, ho percepito l’altezza dei ricordi di quei giorni simili ai miei. Questo al di là dei fatti raccontati. Parlo di “altezza” del racconto: come se la macchina da presa e il raccontare fossero stati scritti e girati dai miei 120 centimetri di quell’anno; da una altezza di sguardo ripensata a partire dalla consapevolezza dell’oggi sull’ieri.

Cuaron riesce a compiere il miracolo di riuscire a raccontare un incrociarsi di storie facendole diventare un racconto. Lo fa soffermandosi sui particolari e raccontandoceli sino a farli apparire quotidianità. Già con la scena iniziale il regista rende centrale un ambiente, il cortile, e tutte le sue caratteristiche: sporcato tutti i giorni dalle feci del cane, pulito tutti i giorni da Cleo (Yalitza Aparicio splendida protagonista di un film che fa comunque della coralità un suo punto di forza), usato come spazio per giochi dai ragazzi, stretto passaggio tra il dentro e il fuori di una automobile "fuori misura" e metafora di uno spazio di transito tra il dentro (la casa, dove tutto sembra poter essere protetto e essere in qualche modo “normalizzato”), e l’esterno (dove la vita procede costruendo e distruggendo sogni, dove l’esperienza non può essere (ri)mediata se non con grande fatica e dolore). Il cortile luogo da cui si vede passare, con senso di protezione e distanza da sé, la realtà esterna così come si vedono gli aerei passare in lontananza all’inizio e alla fine del film. Il cortile, luogo dove si ridefinisce (anche nel senso di “ingombro nello spazio” fisico e/o emotivo) la contrapposizione tra la vita sognata e attesa e ciò che la realtà fa accadere. Uno spazio di decompressione inadeguato sino a quando il sogno non andrà a compromessi con l’accettazione e la consapevolezza dei cambiamenti in atto restituendo una nuova e più reale serenità. Forse una specie di utero che porta dalla casa (madre) al mondo.

E infatti Roma è un film sulla potente capacità femminile di fare e dare solidarietà al di la delle classi sociali (e non importa quanto ciò sia idealizzata nel film), una capacità teneramente materna che permette a quel microcosmo raccontato nel film (e a tutti noi) di sopravvivere alla brutalità della vita.

In un film che è capace di portaci per mano (ripeto: come una madre?) all’interno della vita e del sogno, Cuaron inserisce una serie di scene straordinarie che si fissano nella retina, e nel cuore, in maniera potente e che cito senza dire nulla di più per non anticipare: il cortile (sempre); quando i ragazzino intravede il padre andando al cinema; il post “prima volta” di Cleo; l’arrivo di Cleo nel paese del fidanzato con l’uomo cannone sparato sullo sfondo; la scena dell’addestramento; l`esercizio “impossibile” che solo Cleo riesce a svolgere nell`indifferenza generale; tutta la sequenza della repressione a partire dalla carrellata iniziale sulla polizia; la seconda scena in ospedale; la richiesta del bagno al mare da parte dei bambini; la notte di Capodanno; il ritorno a casa dopo la vacanza; la prima e l’ultima immagine verso un pavimento in Bianco e Nero che sembra policromo e verso una scala che va verso il cielo.

Tecnicamente, tra le caratteristiche che rendono il film così interessante al di la di un B/N che incanta, troviamo l’assenza di “campo e controcampo”, camera a spalla, Steadicam o altro. Cuaron pare girare quasi tutte le scene con una telecamera sola: lasciandola fissa; facendola girare su sé stessa come nel magistrale giro a 450° per l’uscita di scena di Cleo la sera dell`arrivo del padrone di casa; con lunghi carrelli per le strade di Mexico City. La conseguenza di questa scelta è che tutte le sequenze sono girate sempre ed esclusivamente con movimenti di macchina in orizzontale, al punto che ci si ricorda perfettamente le due scene in cui lo sguardo è dall’alto al basso e l’unica sequenza in cui lo sguardo è dal basso in alto. Sono queste alcune delle scelte con cui Cuaron in Roma cerca la verità senza mai volerla riprodurre banalmente, ma elaborandola attraverso una chiara messa in scena che mai diventa ricerca di verismo.

E comunque, se non si capisse bene cosa ho scritto, ora ve lo condenso in poche parole: Roma è un film bellissimo!



https://youtu.be/fp_i7cnOgbQ
Silvia Morganti


Attraverso lo sguardo in b/n raccontare una storia come fosse un ricordo, film altamente simbolico e poetico. Tutto riconduce a temi ancestrali di vita, morte, lotta, pericolo e salvezza. La fotografia è luminosa ed evocativa. La storia trasforma potentemente i personaggi con un intreccio che si dipana in diretta. Effetto joule!
Claudio Mariani


Prova importante e coraggiosa del premio Oscar Cuaron, tra realismo e soggettiva particolare, ci porta in QUEL mondo. Il Cinema è sempre più messicano.

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