Leonardo Fasoli, Stefano Sollima Il Mostro - serie TV
2025 » RECENSIONE | Drammatico | Storico
Con Francesca Olia, Liliana Bottone, Marco Bullitta, Valentino Mannias





28/10/2025 di Roberto Codini
«L’orrore, per essere davvero raccontato, va attraversato, non aggirato» (Stefano Sollima)
Dal mostro ai mostri: l’attualità e il coraggio di Stefano Sollima
Il mostro è libero (se non è morto) è il titolo di un recente lavoro di Pino Rinaldi, scritto insieme a Nunziato Torrisi, ex maresciallo dei Carabinieri che svolse indagini sul caso, che ripercorre dall’inizio le fasi dell’indagine che sconvolse l’Italia.
Come Stefano Sollima ha spiegato e dichiarato nelle interviste, è proprio dall’inizio che bisogna partire, per raccontare questa storia, quella de Il mostro.
Tutto cominciò in Sardegna (la cosiddetta“pista sarda”) e proprio da lì parte la mini-serie, in quattro episodi, nella quale Sollima sceglie attori non famosi per descrivere, come in un documentario, quello che successe.
Per fare questo, aiutato da Francesco Cappelletti, esperto “mostrologo” (per usare una espressione utilizzata da un suo collega giornalista ora scomparso), Sollima, il regista di Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra e Adagio, decide proprio di non aggirare l’orrore, ma di attraversarlo, evitando scene orrorifiche o raccapriccianti, ma descrivendo esattamente come tutto ebbe inizio.
L’ultimo colpo è stato per lei, dice il sostituto procuratore Silvia Della Monica (interpretata dalla bravissima Liliana Bottone). “Questi sono omicidi contro le donne”. E proprio qui sta la grandezza di questa serie, che, attraverso il racconto di quell’Italia patriarcale e maschilista, ci dimostra che oggi, a distanza di cinquanta anni, forse nulla è cambiato. Il mostro uccideva la coppie, però l’obiettivo erano soprattutto le donne, come dimostra la modalità in cui i sedici omicidi vengono commessi (la posizione, le asportazioni, i cosiddetti “feticci”, che non vengono mai mostrati e sui quali non si insiste).
L’obiettivo della serie non è dare risposte ma semmai, come ha dichiarato il regista, “porre domande intelligenti”. La storia del cosiddetto “mostro di Firenze” o, per citare la definizione di Michele Giuttari, che condusse la S.A.M (Squadra Anti-Mostro), dei “mostri di Firenze”, è un mistero destinato probabilmente a restare tale, come affermato da Carlo Lucarelli, autore di Blu notte. Misteri italiani.
La prudenza, la delicatezza degli argomenti e soprattutto il rispetto per le vittime e dei loro familiari hanno portato il regista a scegliere un racconto asciutto, rispettoso e coraggioso, che non prende posizione, ma si limita a descrivere come tutto ebbe inizio, mostrandoci che c’è un mostro in ognuno di noi.
Illuminanti, ancora una volta, le dichiarazioni del regista: «Abbiamo cercato di riportare i fatti non sposando una tesi ma abbracciandole tutte». «Volevamo raccontare non tanto l’indagine sul Mostro di Firenze, ma i possibili mostri. Ed esplorare il contesto sociale e culturale, che era mostruoso anch’esso…Ti rendevi conto che la storia che andavi a raccontare era sì ambientata negli anni ’60-’70, dove c’era una società rurale e patriarcale, ma raccontava la violenza di genere. E non è così diversa dalla violenza di genere di cui leggiamo oggi sui giornali. Il femminicidio è, oggi come allora, un tema assolutamente centrale». La serie, raccontando (o meglio attraversando) la vicenda del mostro, ci parla di noi, dei mostri che oggi sono ancora tra noi.
Il mostro può essere amata ed apprezzata non solo da chi ha vissuto quel periodo, ma anche da chi, oggi, subisce un racconto quotidiano di femminicidi e mostri di tutte le età.
Il finale, che non sveliamo, fa pensare a un possibile seguito. Ce lo auguriamo, perchè il racconto di quello che è stato può essere un punto di partenza e non di arrivo per sconfiggere i mostri che sono tra noi.
Dal mostro ai mostri: l’attualità e il coraggio di Stefano Sollima
Il mostro è libero (se non è morto) è il titolo di un recente lavoro di Pino Rinaldi, scritto insieme a Nunziato Torrisi, ex maresciallo dei Carabinieri che svolse indagini sul caso, che ripercorre dall’inizio le fasi dell’indagine che sconvolse l’Italia.
Come Stefano Sollima ha spiegato e dichiarato nelle interviste, è proprio dall’inizio che bisogna partire, per raccontare questa storia, quella de Il mostro.
Tutto cominciò in Sardegna (la cosiddetta“pista sarda”) e proprio da lì parte la mini-serie, in quattro episodi, nella quale Sollima sceglie attori non famosi per descrivere, come in un documentario, quello che successe.
Per fare questo, aiutato da Francesco Cappelletti, esperto “mostrologo” (per usare una espressione utilizzata da un suo collega giornalista ora scomparso), Sollima, il regista di Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra e Adagio, decide proprio di non aggirare l’orrore, ma di attraversarlo, evitando scene orrorifiche o raccapriccianti, ma descrivendo esattamente come tutto ebbe inizio.
L’ultimo colpo è stato per lei, dice il sostituto procuratore Silvia Della Monica (interpretata dalla bravissima Liliana Bottone). “Questi sono omicidi contro le donne”. E proprio qui sta la grandezza di questa serie, che, attraverso il racconto di quell’Italia patriarcale e maschilista, ci dimostra che oggi, a distanza di cinquanta anni, forse nulla è cambiato. Il mostro uccideva la coppie, però l’obiettivo erano soprattutto le donne, come dimostra la modalità in cui i sedici omicidi vengono commessi (la posizione, le asportazioni, i cosiddetti “feticci”, che non vengono mai mostrati e sui quali non si insiste).
L’obiettivo della serie non è dare risposte ma semmai, come ha dichiarato il regista, “porre domande intelligenti”. La storia del cosiddetto “mostro di Firenze” o, per citare la definizione di Michele Giuttari, che condusse la S.A.M (Squadra Anti-Mostro), dei “mostri di Firenze”, è un mistero destinato probabilmente a restare tale, come affermato da Carlo Lucarelli, autore di Blu notte. Misteri italiani.
La prudenza, la delicatezza degli argomenti e soprattutto il rispetto per le vittime e dei loro familiari hanno portato il regista a scegliere un racconto asciutto, rispettoso e coraggioso, che non prende posizione, ma si limita a descrivere come tutto ebbe inizio, mostrandoci che c’è un mostro in ognuno di noi.
Illuminanti, ancora una volta, le dichiarazioni del regista: «Abbiamo cercato di riportare i fatti non sposando una tesi ma abbracciandole tutte». «Volevamo raccontare non tanto l’indagine sul Mostro di Firenze, ma i possibili mostri. Ed esplorare il contesto sociale e culturale, che era mostruoso anch’esso…Ti rendevi conto che la storia che andavi a raccontare era sì ambientata negli anni ’60-’70, dove c’era una società rurale e patriarcale, ma raccontava la violenza di genere. E non è così diversa dalla violenza di genere di cui leggiamo oggi sui giornali. Il femminicidio è, oggi come allora, un tema assolutamente centrale». La serie, raccontando (o meglio attraversando) la vicenda del mostro, ci parla di noi, dei mostri che oggi sono ancora tra noi.
Il mostro può essere amata ed apprezzata non solo da chi ha vissuto quel periodo, ma anche da chi, oggi, subisce un racconto quotidiano di femminicidi e mostri di tutte le età.
Il finale, che non sveliamo, fa pensare a un possibile seguito. Ce lo auguriamo, perchè il racconto di quello che è stato può essere un punto di partenza e non di arrivo per sconfiggere i mostri che sono tra noi.