The hill for company<small></small>
− Acustico, Cantautore

Sodastream

The hill for company

2001 - Tugboat records
02/02/2002 - di
Da Simon&Garfunkel ai Kings Of Convenience e una piccola riflessione: l’affiatamento del duo musicale nell’ambito pop-acoustic-rock ha spesso portato lodevoli risultati. Per il duo norvegese e per altri giovani musicisti emergenti (vedi Mattew Jay, Ed Harcourt, White Stripes e molti altri) la stampa ‘specializzata’ d’oltremanica s’affrettò ad etichettare tale correntone musicale con l’appellativo ‘NAM’ ( New Acoustic Music, o Movement che dir si voglia). Da allora, per comodità, qualunque ventenne talentuoso voglia incidere un disco con l’aiuto della propria chitarra acustica verrà bollato con tale appellativo e definito irrecuperabile discepolo di Nick Drake. Non che questo sia spregevole, tutt’altro, ma da credito a quella triste filosofia secondo la quale tutta la musica rock è già stata scritta. Preferisco credere che per i tempi a venire ci sarà offerto sempre qualcosa di nuovo ed interessante. Ci si aspetterebbe che per il loro tipo di suono i Sodastream siano figli della stessa fredda e desolata Norvegia da cui provengono i Kings Of Convenience, in realtà il clima di Perth - là dove il deserto australiano s’incontra a sud-ovest col rigoglioso litorale oceanico - si potrebbe definire opposto. La prima registrazione dei Sodastream sulla lunga distanza risale al 1999, ai tempi il termine ‘NAM’ giaceva innocuo entro i neuroni d’un frustrato giornalista di NewMusicalExpress. Con ‘Looks like a russian’ i Sodastream vennero sbrigativamente catalogati come "i Belle&Sebastian australiani" ma, se è vero che certe inflessioni vocali di Karl Smith ricordano il cantato di Stuard Murdoch, già quel primo album possedeva quel suono del tutto peculiare, ben lontano dallo stile della band scozzese e forse più riconducibile ad un´altra band australiana: gli stumentali Dirty Three. La tendenza s’è definita e rinforzata con questo "The Hill For Company" dal suono tanto ammaliatore quanto delicatamente inquieto, profondo. Artefice di tanta particolarità è l’onnipresente viola suonata dal prezioso collaboratore Gerard Mack, essa costituisce il tessuto sonoro sul quale vengono ricamate le varie melodie che danno forma ai brani. Un tessuto raramente appariscente, spesso volutamente grezzo e talvolta impregnato d’una spensieratezza che allevia il tono abbastanza introverso di alcuni brani. Simile è l’effetto del piano, suonato con poco più di due accordi semplici ed altalenanti in "Lushington hall" ed in maniera più estroversa nella deliziosa "Devil on my shoulder". In "Trouble on the railway" si può assaporare con pienezza la complicata struttura dell’ ensemble strumentale e di una voce che raggiunge, con la sua ricchezza di tonalità, livelli emozionali mai scontati. Il brano devia, sul finale, verso orizzonti più inquieti ma le trombe della seguente "Fresh one" (di certo il titolo non è casuale) come quelle di "A drum" alleggeriscono l’atmosfera e ci offrono melodie più leggere e solari. Difficile trovare episodi minori in questo album, al contrario, brani come " Welcome throw" e "Another trail" possono impressionare sin dal primo ascolto. Nella prima la raffinata melodia si esalta accompagnando il talento vocale di Karl in un ritornello irresistibilmente soave, nella seconda l’armonia sontuosa sfoggia tutta la sua purezza in un atmosfera che sfiora la solennità.
" Send my love to those who deserve it" è la romantica cartolina che chiude il secondo album dei Sodastream: ancora una volta l’effetto è piacevole e sorprendente… quanto una nevicata sul deserto australiano.

Track List

  • Heaven on the ground
  • |Lushington hall
  • |Trouble on the railway
  • |Fresh one
  • |Mood in the bunker
  • |Welcome throw
  • |A drum
  • |Real prince
  • |Devil on my shouder
  • |Another trail
  • |Send my love to those who deserve it

Sodastream Altri articoli