Gone Away Backward<small></small>
Americana − Country − songwriting

Robbie Fulks

Gone Away Backward

2013 - Bloodshot Records / IRD
11/10/2013 - di
“Se non puoi dire che sono un contadino, allora guardami più da vicino, ce l’ho nel profondo del mio sangue. Vengo da un posto che non posso più chiamare casa, dove il tempo scorre più lento.”  E’ questa l’amara considerazione di uomo che, raggiunto il successo, rimpiange di aver tradito le sue origini e, mentre guarda i figli crescere, constata il divario tra la modernità e i suoi valori vecchio stampo. La storia è descritta in punta di penna, con pochi, precisi dettagli, come solo i grandi narratori sanno fare, e si sviluppa nei toni agresti di una ispirata ballata acustica, emotivamente intensa, in cui la nostalgia ha il sopravvento, evocata da una linea melodica a tratti struggente, chitarra, mandolino e fiddle accompagnano la voce tenorile dal forte accento nasale a dirci che il cuore si trova dalle parti degli Appalachi. Una decisa svolta nel segno della tradizione, alla ricerca dell’America rurale più vera e profonda dove la vita è fatta di strade polverose e lavoro duro. That’s where I’m from è in un certo senso il manifesto dell’ultimo lavoro di Robbie Fulks, uno dei personaggi più originali della scena alt-country, noto per la sua caustica ironia e il disprezzo per l’industria musicale.

Gone away backward, titolo quanto mai esplicativo, segna il ritorno alla Bloodshot Records, l’etichetta che incise i suoi primi dischi, e alla collaborazione con Steve Albini, altro personaggio atipico, un produttore che non vuole essere considerato tale, ma semplicemente un recording engineer (per inciso è degna di nota la sua lettera d’intenti inviata ai Nirvana, scritta prima di produrre In Utero). I due appartengono a mondi lontani, country e punk rock hanno davvero pochi punti in comune, ma se pensiamo all’atteggiamento ribelle e anticonformista di Hank Williams (If you’ve ever heard Hank Williams sing, then brother, you know the whole blessed thing  canta Fulks nel brano sopracitato) allora qualche punto d’incontro lo troviamo. Di certo Albini, che ha esperienza da vendere, è riuscito a catturare con acume la peculiarità di questa musica riproducendo, tramite un’ottima registrazione, l’atmosfera di autenticità di un genere vissuto con rigore e credibilità.

Se bluegrass e hillbilly sono gli ingredienti base delle sue ricette, come in Long I ride, Sometimes the grass is really greener o When you get to the bottom, episodi di raffinata perizia esecutiva che però nulla aggiungono al genere, quando Fulks aggiunge una manciata di folk d’autore alla pietanza ne deriva allora una serie di eccitanti ballate, come la già citata That’s where I’m from, veri punti di forza dell’intero album. Sono questi i momenti di maggior pregio ed originalità, quelli in cui l’autore si esprime con più personalità e convinzione, sia per capacità narrativa che di scrittura. Così I’ll trade you money for wine e Where I fell, così Guess I got it wrong, cantata con il piglio di un antico bardo irlandese accompagnato da un violino spiritato, per non parlare della vocalità sussurata di Imogene unita a qualche rarefatto arpeggio fingerstyle e al violino ancora una volta usato per creare un’atmosfera suggestiva e notturna.

Attorniato da un piccolo combo di veterani del country più ruspante, Robbie Fulks confeziona un disco molto gradevole all’ascolto che, pur nella relativa eterogeneità dei singoli brani, conserva coerenza e unità d’intenti. Gone away backward è un album dal fascino particolare rivolto al passato senza per questo rinunciare all’originalità di alcune scelte stilistiche che danno un pizzico di modernità all’impianto indubbiamente tradizionale del suo linguaggio. Insomma una positiva prova d’autore scritta da un songwriter di razza!

Track List

  • I`ll Trade You Money For Wine
  • Where I Fell
  • Long I Ride
  • That`s Where I`m From
  • When You Get To The Bottom
  • Snake Chapman`s Tune
  • Imogene
  • Pacific Slope
  • Sometimes The Grass Is Really Greener
  • Guess I Got It Wrong
  • The Many Disguises Of God
  • Rose Of The Summer

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