West Side Stories<small></small>
Americana − Songwriting

Michael McDermott & The Westies

West Side Stories

2014 - Appaloosa / IRD
24/06/2014 - di
E’ stato tanto tempo fa, ma mi sembra ieri. Ero così giù, ero completamente fuori strada. Quando arrivai a Broadway cominciai a capire che queste sono tutte cicatrici di un’altra vita.” (Scars from another life)

Non è stata una passeggiata la vita e la carriera di Michael McDermott, songwriter americano giunto forse troppo precocemente al grande successo nel 1991 con 620 W. Surf, bruciante album d’esordio rimasto scolpito nel cuore di tanti appassionati e divenuto inevitabile pietra di paragone di ogni suo lavoro successivo. Troppi gli accostamenti scomodi (Dylan, Springsteen, Van Morrison) che frenano anziché aiutare, troppe le aspettative, le tentazioni e le responsabilità caricate sulle spalle di un ragazzo che muoveva i primi passi in un mondo (quello musicale) che, mentre dispensa onori, rischia anche di dimenticare in fretta. Altri ci hanno lasciato le penne senza più riuscire a rimanere in carreggiata (penso a Will T. Massey che esordì lo stesso anno con un’altrettanto strabiliante opera prima, mai più ripresosi completamente dalla sbornia della notorietà). Il nostro Michael invece ha resistito con caparbietà e, pur tra mille difficoltà, ha continuato a comporre la sua musica, a pubblicare dischi, insomma a crederci, e non ha permesso che il sogno si spezzasse. Con una buona dose di autoironia è anche riuscito a scherzarci sopra, come nel video di Hit me back (brano tratto dall’omonimo disco di un paio d’anni fa) quando ha vestito i panni di un pugile messo a ko da un avversario più forte di lui, metafora di una vita passata a schivare colpi e rimarginare ferite. Si dice che il tempo è un guaritore e che dopo aver toccato il fondo si può solo risalire. E’ così davvero: rimangono le sole cicatrici, con tutto il loro carico di esperienza e ricordi, e la possibilità della rinascita. Michael ce l’ha fatta a ricomporre la sua vita, complice l’incontro con la brava musicista Heater Horton (poi divenuta sua moglie) che gli ha regalato quella stabilità di affetti di cui aveva estremo bisogno per ritrovare serenità, stimoli positivi e una rinnovata ispirazione.

Finora, pur non avendo più ripetuto l’exploit del debutto, gli si era comunque avvicinato molto e, tranne qualche perdonabile caduta di tono, la decina di titoli pubblicati nel corso degli anni si era sempre fatta apprezzare per le sue qualità di stoyteller dal genuino piglio rock. Mancava solo il colpo d’ala, il guizzo che lo riportasse in alto. Così è stato. Dopo Hey La Hey e Hit me back, due album di buona fattura cha lasciavano intravedere un McDermott tornato in gran forma, arriva finalmente il disco che tutti aspettavamo, certi che prima o poi ci avrebbe accontentato!

West side stories è un disco maledettamente, profondamente bello! Rispetto al passato il suo songwriting è divenuto ancor più maturo e riflessivo e il vigore pretotente delle composizioni giovanili trova ora sfogo in una serie di ballate intense ed incisive che di quel vigore ne conservano intatto lo spirito. Se il tono è quindi prevalentemente acustico, folk, esaltato dalle inflessioni scure e malinconiche della voce, l’impatto emotivo è molto forte, in primo luogo per l’appassionata partecipazione con cui vengono interpretati questi racconti in musica. Ci mette l’anima Michael, e si sente! Il respiro è quello di vicende vissute in prima persona, senza filtro, per questo visceralmente genuine, autentiche, scampoli di vita frutto di una conquista e di un percorso di cui può esserne fiero. Si prova quindi una grande commozione nell’ascoltarli riconoscendo subito in essi la stessa qualità di scrittura sopraffina con cui 620 W. Surf fa ci aveva fatto gridare al miracolo.

Questa volta è McDermott a metterci fuori combattimento! Gli bastano solo tre riprese per infilare il colpo del knock out: agli intarsi acustici di Hell’s kitchen, ballata pianistica dall’impianto malinconico e sofferto, fanno seguito la melodia dilatata di Trains e la stupenda Say it… magico duetto cantato insieme alla moglie, incastonato sui preziosi interventi strumentali di chitarra e piano. Alto tasso emozionale e brividi a non finire trasmessi con disarmante semplicità, come se scrivere canzoni così fosse un gioco da ragazzi. Una naturalezza che dimostra un’abilità compositiva e una consapevolezza dei propri mezzi da lasciare a bocca aperta. E pensare che siamo solo all’inizio di un disco che ci riserva altri tesori da scoprire, parlo di Rosie, uno dei vertici dell’album e sintesi della poetica di McDermott, una melodia che si appiccica al cuore e non si stacca più, di Fallen, sussurrata anche questa a due voci, di Five leaf, per non dire Gun, un demo presentato come bonus track. Poche note di chitarra, la voce roca, notturna, e il violino della Horton creano una tensione quasi palpabile a esorcizzare i demoni passati. Stupefacente! 

Registrato insieme alla sua nuova band The Westies, nata lo scorso anno dopo alcune apparizioni live, West side stories è quanto di meglio potessimo aspettarci dal rinato McDermott, poeta metropolitano all’insegna del rock’n’soul virato in salsa folk, appassionato cantore di amore, morte e resurrezione! Pubblicato in Italia per i tipi della Appaloosa, contiene al suo interno un regalo proprio per il pubblico italiano: la traduzione dei testi, una bella iniziativa che permette di apprezzare ancor più facilmente le sue doti di narratore. Non fatevelo sfuggire e non ve ne pentirete!

Track List

  • Hell’s Kitchen
  • Trains
  • Say It…
  • Death
  • Bars
  • Rosie
  • Fallen
  • Five Leaf
  • Still
  • Gun (demo)
  • Silent

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