MIAMI & THE GROOVERS

MIAMI & THE GROOVERS

Legnano/Circolone


09/11/2012 - di Andrea Furlan
“Fino a quando in un venerdì sera di novembre il Circolone sarà così pieno, così rumoroso, così molesto, l’ultima band di rock’n’roll sarà sempre in giro, non si fermerà mai e non metterà mai la parola fine”. Le parole di Lorenzo Semprini usate per introdurre The last rock’n’roll band rendono perfettamente l’idea di cosa sia successo al Circolone di Legnano in occasione del concerto dei riminesi Miami & The Groovers tenutosi nell’ambito della rassegna Americana. Gli appuntamenti del ciclo sono diventati una piacevole abitudine per tutti gli amanti della musica d’oltre oceano che questa volta sono stati testimoni di una travolgente rock’n’roll night. Come era lecito aspettarsi, questa tappa del Good things tour ha portato in città uno dei più intensi show dal vivo cui è possibile assistere in Italia e l’attesa del folto pubblico, che ha accolto con grande entusiasmo la band, è stata ripagata con un set di due ore e mezza, adreanlinico e tiratissimo, che ha letteralmente conquistato tutti i presenti.

Il gruppo sale sul palco accompagnato dalle note del tema dei Guerrieri della notte (introduzione davvero azzeccata che fa presagire il corso della serata) e dalle grida no way back e, giusto il tempo per accordare gli strumenti, attacca con Always the same, tratta dall’ultimo album Good things, seguita da Big mistake  e On a night train. Alfieri dell’heartland rock nostrano, i Miami partono alla grande, suonano con urgenza, senza sbavature, con una gran voglia di divertire e divertirsi. Lorenzo Semprini, voce e chitarra, ha il carisma del leader e la sua carica di positività, oltre che di bravura, è incontenibile. Beppe “Rocker” Ardito, chitarrista che sa il fatto suo, dotato di un’ottima tecnica e di un fraseggio molto efficace, si divide tra ritmica e solista. Alessio Raffaelli alle tastiere, lui che “sa suonare il blues e il rock’n’roll”, amalgama con molta classe il suono, i suoi interventi sono preziosi, puntuali e arricchiscono ogni singolo brano. Last but not least  Marco Ferri alla batteria e Luca Angelici al basso sono una sezione ritmica che si distingue per potenza e precisione nell’eseguire egregiamente il proprio compito. Dopo l’inizio bruciante è il momento di tirare il fiato, la ballata velata di malinconia Walkin’ all alone  precede la stupenda Lost, un brano eseguito non molto spesso dal vivo che ci proietta sulle rive del New Jersey, una linea melodica intensa e coinvolgente che ci fa sognare sulle note di piano e armonica, cui segue l’altrettanto riuscita Before your eyes. Le chitarre in primo piano di Good things e Waiting for me fanno risalire la tensione per condurci a Tears are falling down, uno dei momenti più belli di tutta la serata.

L’amico Daniele Tenca (autore della traduzione in italiano) sale sul palco per cantare insieme a Semprini, Raffaelli imbraccia la fisarmonica e tutto il pubblico intona il ritornello, stupendo! Non ci si ferma più, Lorenzo chiede aiuto per Back in time, garage rock a la Del Fuegos, e tutti gridano forever young sentendosi davvero davvero più giovani. Gli ultimi argini saltano con la prima cover, niente di meno che Running down a dream, eseguita dai Miami velocissima e potente in un crescendo infuocato, quasi quasi più intensa dell’originale di Tom Petty. Nessuno resiste più, vengono tolte le sedie e tutti vanno sotto al palco a ballare insieme alla local rocking band ! Da qui in poi è un susseguirsi di inni, come Burning ground, la didleyana Under control, con Semprini sceso tra il pubblico a soffiare nell’armonica, l’irresistibile Broken souls e la frecciata di Rock’n’roll night. Spettacolo nello spettacolo la strabordante The last r’n’r band con l’intermezzo rockabilly di Beppe Ardito, un vero spasso nella parodia di Surfin’ bird, che si lancia a mille negli assolo e nelle ripresa di It’s a long way to the top (if you wanna rock’n’roll)! Sempre Ardito è il protagonista dell’esecuzione di Train in vain dei Clash, cui segue The ’59 sound dei Gaslight Anthem. Il tempo è quasi finito, non resta che salire sulla giostra di Merry go round perché “è meglio salirci che stare a guardare” e godersi una superlativa versione di Point blank elettrica e intensissima, unico omaggio della serata a Bruce Springsteen, nume tutelare della band. Poco prima della conclusione, Semprini mi ha piacevolmente colpito nel chiedere l’attenzione del pubblico e leggere Cento città, una delle più belle poesie del bardo metropolitano Vincenzo Costantino Cinaski, ottima scelta per accomiatarsi dal pubblico prima di lanciarsi nella giga di We’re still alive che chiude degnamente uno strepitoso concerto.

I Miami & The Groovers dal vivo non fanno prigionieri, sono un fiume in piena cui è difficile resistere senza farsi contagiare dal loro entusiasmo. Durante i loro concerti si canta, si balla, si suda e si condividono sogni, passioni e speranze. Gli stessi sogni cui per primi loro hanno creduto, senza cedere alle difficoltà che incontrano quanti scelgono di suonare rock americano in Italia. Raccolgono l’eredità dei mitici Rocking Chairs, loro conterranei, e sono fautori di un sano rock’n’soul, sincero e diretto che percorre le dirty roads che da Springsteen, Tom Petty e John Mellencamp portano dalle parti dei Del Fuegos e di Willie Nile.

Se il rock può offrire redenzione, Lorenzo Semprini e i suoi ce l’hanno messa tutta. Vedere le facce sorridenti di chi ha lasciato ilCircolone di Legnano soddisfatto e felice, lascia intendere che ci sono pienamente riusciti. Una grande serata di rock’n’roll in cui, per riprendere l’esortazione di Lorenzo, “ci siamo ripresi i nostri sogni e le nostre città”.

 

Always the same

Big mistake

On a night train

Walkin’ all alone

Lost

Audrey Hepburn’s smile

Before your eyes

Good things

Waiting for me

Love has no time

Sliding doors

Tears are falling down

Back in town

Running down a dream

Burning ground

Under control

Jewels and medicine

Broken souls

Postcards

It’s getting late

Rock’n’roll night

Last r’n’r night

Train in vain

The ’59 sound

Point blank

Merry go round

We’re still alive

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