La Terra<small></small>
Emergenti − Rock

Orchestra Del Rumore Ordinato

La Terra

2012 - Autoprodotto
21/02/2013 - di
Chi già non conoscesse l’Orchestra del Rumore Ordinato probabilmente si starà chiedendo che genere musicale suoni il gruppo, forse temendo che dietro il curioso nome si celi uno quegli ensemble d’avanguardia che, con tono intellettuale, spaccia per arte qualcosa che con la musica ha poco a che fare.

Niente di tutto ciò, fortunatamente, perché la band fiorentina si cimenta in un rock solido e ben strutturato, che riassume al suo interno diverse influenze. La canzone d’autore, arricchita da un’interessante vena teatrale e letteraria, va a braccetto con il blues e, in taluni momenti, si spinge fino a sonorità decisamente più aspre in cui la band da libero sfogo a tutta la sua energia.

L’idea di fondo, da cui ha origine il nome del gruppo, è che i rumori, ordinati ritmicamente, si facciano suono quando, uniti fra loro da melodia e armonia, diventano canzone. La formazione nasce a Firenze negli ultimi giorni del 2007 quando Michele Scerra (voce e chitarra), Mike Ballini (chitarra elettrica) e Angelo Crocamo (basso) danno vita a quello che definiscono un laboratorio dove sperimentare e costruire il loro suono.

Dopo un anno di attività nel circuito musicale fiorentino, nel 2009 viene finalmente pubblicato Mestierante, un ottimo album d’esordio cui segue un lungo tour promozionale che permette alla band di farsi conoscere e apprezzare in tutta Italia. I contorni della loro musica sono già delineati e la loro proposta raccoglie subito consensi molto positivi che trovano ampio riscontro anche e soprattutto alla prova dal vivo.

Tocca quindi a La Terra, uscito sul finire dello scorso anno, il compito di confermare la bontà del lavoro svolto fin qui e consolidare i risultati ottenuti. Il disco, lo diciamo subito, ci è piaciuto molto e l’Orchestra del Rumore Ordinato si dimostra una realtà da tenere d’occhio e seguire attentamente. La seconda prova di una band è spesso la prova del nove e questi ragazzi fiorentini la superano agevolmente. Innanzitutto hanno raggiunto un sound sufficientemente originale e hanno saputo convogliare il flusso delle diverse influenze che alimenta la loro musica in maniera da non rendere disomogeneo il risultato complessivo dell’opera. Quello che ci ha poi colpito positivamente è l’abilità nel comporre canzoni dai testi molto belli, assolutamente non banali, piccoli film in bianco e nero che riescono a descrivere situazioni e personaggi con una notevole capacità narrativa. Depone inoltre a loro favore avere completamente autoprodotto il disco e firmato tutti i brani, un motivo in più di interesse nei loro confronti.

La partenza è swingante con il sassofono di Gianluca Baroncelli ad aprire Un cuore senza gambe, atmosfera notturna da club jazz dove affogare nel bourbon un passato da pugnalare, seguono L’istinto della terra, elettrica e tesa con la chitarra di Mike Ballini a farla da padrone e Alla luce della luna, lenta e sognante, che Michele Scerra a tratti declama accompagnato dalla chitarra diventata ora evocativa di Ballini. Capitan Morgan è invece l’omaggio al pirata gallese Henry Morgan, assurto a dignità letteraria grazie a Emilio Salgari che lo rappresenta come luogotenente del Corsaro Nero. Melodia e voce ricordano la stagione d’oro del rock fiorentino e la chitarra ancora una volta fa un gran bel lavoro. Il valzer del Circo Gelsomino (vi dice niente il personaggio interpretato da Giulietta Masina ne La strada di Fellini?) vede protagonista il bandoneon di Francesco Furlanich e anticipa Incidente su una strada di montagna (e dintorni) , forse il pezzo più rappresentativo del disco. Il brano è un thriller in musica ispirato da un racconto dello scrittore pulp Joe R. Lansdale, una talking song dal finale a sorpresa, ipnotica e psichedelica, scritta pensando al roots rock americano.

Al bancone del bar ci riporta a notti fumose, spruzzate di jazz, quando non bastano cinque whiskey per trovare il coraggio di affrontare una conquista. Naufraghi è il cameo che gli amici cantautori Max Larocca, John  Strada, Andrea Parodi e Giulia Millanta regalano all’Orchestra del Rumore Ordinato, l’occasione per raccontare insieme alle note di un pianoforte qualche storia di esistenze vissute ai margini con grande dignità e fierezza, un gioiellino nella sua semplicità. Davvero degna di nota Insania che affronta il doloroso tema della salute mentale e delle atrocità commesse ai danni dei malati quando non vengono riconosciuti come persone. Ora la musica si indurisce, la chitarra di Ballini fa salire la tensione per stemperarla poi nei versi recitati da Claudio Ascoli.

Siamo alla fine del viaggio, non rimangono che Camionale dell’autore genovese Federico Sirianni, unica cover del disco che racconta sesso e puzzo di gasolio mentre la chitarra macina note come un diesel, e Commiato Blues cui spetta la conclusione al ritmo lento delle classiche dodici battute.

La Terra ci ha colpito non poco e ci fa ben sperare per il futuro dell’Orchestra del Rumore Ordinato che, dopo due album convincenti, trova una sicura collocazione tra le band più interessanti della scena indipendente italiana. Questi tre ragazzi ci sanno fare, usano ingredienti già noti, ma la ricetta che ne traggono ha un sapore nuovo e siamo certi che incontrerà il gusto di chi apprezza le contaminazioni e l’uso di linguaggi diversi fusi in un’unica opera. “Mi domando se in fondo serva chiedersi se c’è una strada spianata o se è meglio che faccia da me” cantano in Circo Gelsomino, “quello che succederà non è colpa del destino”. Naturalmente domandarselo non solo serve, ma è anche utile.

Prendiamo quindi atto con piacere che abbiano scelto di esplorare nuove strade, secondo un percorso certamente più stimolante, piuttosto che intraprendere sentieri già conosciuti e sicuri. L’invito è quindi quello di seguirli nel cammino: La Terra è un bel disco e l’Orchestra ordina il rumore con efficacia e personalità!

Track List

  • Un cuore senza gambe
  • L’istinto della terra
  • Alla luce della luna
  • Capitan Morgan
  • Il circo Gelsomino
  • Incidente su una strada di montagna (e dintorni)
  • Al bancone del bar
  • Naufraghi
  • Padiglione VI
  • Insania
  • Camionale
  • Commiato blues

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