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Blues Viaggio nel Blues.In principio fu la Dockery

30/01/2021 di Roberto Frattini

#Blues#Jazz Blues Black#Blues

Prosegue il viaggio che Roberto Frattini ci ha fatto intraprendere nel mondo Blues. La terza tappa fa sosta in Mississippi, ed in particolare nella Dockery Plantation.
Cos’hanno in comune Emilio Salgari ed Eric Clapton? No, non guardatemi con un sopracciglio alzato e la convinzione che io stia scrivendo dopo aver esagerato con il bourbon. I due condividono una cosa che non è di poco conto: il preferire i sogni alla realtà. Così come Salgari non aveva mai visto la Malesia o il Mar Dei Caraibi che descriveva nei suoi romanzi d’avventura, trasformando in questo modo i luoghi geografici in meravigliosi luoghi dell’anima, Clapton ha raccontato di non aver mai voluto visitare il Delta e i luoghi che hanno dato i natali al blues, perché preferisce che rimangano per sempre nel suo immaginario, senza che il confronto con la realtà li svilisca. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli appassionati di blues non condivide tanto commovente romanticismo.

Dagli anni ‘60 in poi, una parte consistente dell’economia del Delta s’è nutrita del turismo legato al blues e ai suoi luoghi mitici, tanto che, per esempio, una cittadina come Clarksdale, con spirito imprenditoriale tipicamente americano, sfrutta a più non posso la presenza del (falso, è dimostrato) fatale incrocio dove Robert Johnson vendette l’anima al diavolo o evocò Legba.

Luogo principe del blues tour è però la Dockery Plantation. Messa su nel 1895 da Will Dockery in quello che era, al tempo, un posto decisamente arido e malsano, la piantagione può essere indicata – con un po’ di approssimazione, evidentemente – come il luogo dove fiorì la scuola del Delta, che è un po’ come dire il blues in sé stesso. Certamente, già da qualche anno la nuova musica veniva suonata nell’area, ma fu alla Dockery che i suoi padri e rappresentanti principali soggiornarono o transitarono per periodi più o meno lunghi, lavorando in condizioni che, se non erano più quelle degli schiavi, restavano decisamente misere.

Attorno al 1900, il primo musicista di cui si sa qualcosa, fra quelli residenti alla Dockery Plantation, fu Henry Sloan, una figura quasi mitica di cui si hanno pochissime notizie e che viene considerato come il maestro di Charley Patton. Ma fu proprio il suo allievo prediletto il primo artista del Delta di cui abbiamo consistenti testimonianze registrate: lui è quello che, più di tanti altri che millantarono questo privilegio, può vantare il titolo di “padre del Delta Blues”.



Patton è una figura seminale non solo per quel che riguarda lo stile musicale, ma anche per la fortissima personalità di cui era dotato e per la sua affascinante vicenda biografica. Tutte le caratteristiche “romantiche” che siamo abituati ad associare alla figura del bluesman furono prima di Charley Patton: uomo inquieto, bevitore incallito, donnaiolo impenitente, inaffidabile, rissoso, grande affabulatore, vagabondo. Se invece parliamo di musica, beh, non c’è dubbio che se è vero che nel suo repertorio c’era un po’ di tutto, comprese, all’occorrenza, le ballate folk di ascendenza anglosassone, lo è ancor di più che quando faceva blues il suo stile chitarristico basico, ossessivo ed ipnotico e il suo canto viscerale erano la quintessenza del Delta Blues, la matrice di tutto quello che sarebbe venuto dopo di lui.

Quando, nel 1966, i giornalisti cominciarono a recensire le esibizioni di Jimi Hendrix e si trattò di descrivere le sue trovate pirotecniche e spettacolari, come suonare la chitarra con i denti o dietro la schiena, si sprecarono definizioni quali “alieno”, “folle”, “mai visto”. In realtà, tutto questo lo aveva già fatto Charley Patton mezzo secolo prima, intrattenendo il pubblico improvvisato di un juke joint o di una square dance nei campi. Per altro, ad accomunare Jimi e Charley c’era anche un’altra cosa: un probabile quarto o ottavo di sangue indiano. Chi volesse approfondire le radici musicali di Hendrix riferite al suo inserimento nel contesto della storia della black music e del blues, può farlo rivolgendosi al bel libro di Charles Shaar Murray, Jimi Hendrix.

Dopo Patton, o contemporaneamente a lui, alla Dockery Plantation passò il gotha del delta blues delle origini: Son House, Tommy Johnson, Willie Brown, David Honeyboy Edwards, la Chatmon Familily, Robert Johnson e, non ultimo, il buon Howlin’ Wolf, il quale considerò sempre Patton come un maestro, nonché l’ispiratore del suo caratteristico timbro vocale aspro e selvaggio.

Quando, negli anni ‘60, l’erede di Will Dockery cominciò a ricevere lettere da parte di appassionati e studiosi che gli chiedevano il permesso di visitare la sua proprietà e di intervistare quelli che ci vivevano, alla ricerca di notizie su Patton e sulle origini della musica del Delta, l’azzimato signorotto del sud restò non poco perplesso. Una vena di ineliminabile razzismo gli impediva di essere orgoglioso del fatto che la sua terra fosse diventata un sito storico per via di quei quattro straccioni neri che ricordava, da ragazzino, strimpellare quella strana musica. Probabilmente, dovette cambiare idea quando s’accorse che il fenomeno gli portava un bel po’ di denaro.

Nel 2006, lo stato del Mississipi ha incluso la Dockery nel Mississippi Blues Trail, e il governatore ha avuto la bontà di fare la seguente dichiarazione: “Sono lieto di includere la Dockery Plantation nel Mississippi Blues Trail (...) la Dockery è stata la patria del famoso bluesman Charley Patton e ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo del blues del Delta.”. Niente male. Chissà quanto avrà riso il vecchio Charley, dalla sua sede ultraterrena, pensando a come veniva trattato dai bianchi dello stato quando era in vita.

Naturalmente, però, il Delta Blues non fu solo quello della Dockery Plantation: è quel che vedremo nella prossima puntata del nostro viaggio.