Perigeo

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Perigeo Incontrare la magia di un tempo lontano

29/10/2022 di Marcello Matranga

#Perigeo#Jazz Blues Black#Jazz ##Abeat Records ##Perigeo ##One Shot Reunion

Ho sognato che un giorno avrei scritto di una delle formazioni che hanno forgiato la mia esistenza di un allora giovanissimo appassionato, che si avventurava tra generi musicali con una voracità 'che lasciava perplessi certi amici e compagni di ascolti. Il Perigeo era uno di questi gruppi che mi avevano catturato il cuore e l ' immaginazione. Oggi tutto questo diviene realta '.......
Il primo incontro fu quasi casuale, attraverso la radio che una sera trasmetteva un pezzo da un disco che si chiamava Azimut. Era tardi, ero in auto con mio padre, che dopo pochi istanti cambio stazione. Io però, non so il perché, quel nome lo memorizzai in qualche modo, e qualche mese dopo mi ritrovai ancora a sentire quelle note. In realtà ricordo bene che a colpirmi fu anche il fatto che il disco fosse inciso per una label che vedevo “girare” in casa, fra qualche raro ellepì, e, più numerosi quarantacinque giri.

Era la RCA.

Quando poi uscì Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere, fu il titolo a catturarmi. Anche la musica mi pareva decisamente meno impegnativa e certo meno ostica di quanto ero riuscito a carpire con qualche miracoloso ascolto del lavoro precedente.

L’amore arriva con Genealogia che conteneva due pezzi a mio avviso bellissimi come Via Beato Angelico  e Sidney’s Call. La certezza è affidata a La Valle dei Templi e al bellissimo Non è Poi Così Lontano. All’epoca, stiamo parlando degli anni che vanno dal 1972 al 1976, avevo amici che amavano Genesis, Pink Floyd, Van Der Graaf Generator, PFM. Qualcuno era più avanti con cose tipo Zappa. Il Rock Jazz non se lo filava nessuno, i Creedence erano “banali” (ancora me lo ricordo il tale che se ne uscì con questa affermazione), gli Stones e i Led Zeppelin passavano inosservati. Non che per i Beatles andasse meglio. Canterbury era su una galassia lontana, ed il blues al massimo era Eric Clapton.

Allman e Dead boh?

Insomma, un ambito che sentivo stretto e poco consono alla mia "bulimia musicale" in cerca di essere soddisfatta.

Persi un’occasione per andare a vedere dal vivo il Perigeo, e la beffa arrivò con il loro scioglimento a fine 1976. Pensavo che mai avrei avuto occasione di incrociare di nuovo quel gruppo che riuscì a darmi la pelle d’oca in certi loro passaggi musicali.




Però ricordo bene che un giorno, un mio amico che avevo introdotto all’ascolto dei dischi del Perigeo, mi disse che aveva sognato che aveva letto un articolo da me scritto per parlare della band. Il racconto fu seguito dalle risate e dalle prese in giro dello stesso, che ignorava che il Perigeo non esisteva più da almeno due, tre anni.

Oggi, quarant’anni e passa dopo, sto scrivendo veramente un pezzo sul Perigeo e su un loro disco fresco di stampa che è questa One Shot Reunion, pubblicato dalla Abeat Records, label italiana, sono a Solbiate Olona (Va),  che da tempo continua a sfornare chicche raffinate per palati esigenti, tanto da predisporre una limited edition di sole 150 copie fatta dal vinile, CD e DVD, cui si accompagna una copia di spartito firmata dai componenti del gruppo.

Il titolo lascia già capire che l’occasione è stata unica ed irripetibile. E così è infatti. Si tratta dell’ultima esibizione della band, quasi in formazione originale, manca Franco D’Andrea, tenutasi il 23 Luglio 2019 a Firenze.

Bruno Biriaco, alla batteria, Claudio Fasoli al sax, Claudio Filippini alle tastiere, Tony Sidney chitarra e Giovanni Tommaso basso elettrico e contrabbasso, sono affiancati da Alex “Pacho"Rossy alle percussioni, ci regalano quasi settantacinque minuti di magia, che sconfina anche in una sorta di nostalgia perché è indubbio che, se la classe dei musicisti è eccelsa, (e non la scopre il vostro cronista…), i pezzi sono ancora risplendenti di una bellezza straordinaria, è anche vero che la netta impressione che ho avuto è stata quella di essere catapultato in una sorta di macchina del tempo, che andava riallineando e mettendo a fuoco diapositive che credevo perse o consunte dal tempo implacabile. Ma è una bella sensazione, quasi una sorta di coperta di Linus nella quale avvilupparsi lasciando che il tepore renda ancor più inebriante questo lasciarsi andare ai ricordi.


Piace che Giovanni Tommaso voglia dar spazio alla musica piuttosto che alle parole che avrebbero potuto prendere facilmente il sopravvento visto l’occasione, perché è giusto che sia la musica a farla da padrona.

Il concerto si apre con La Valle Dei Templi, title track dell’album omonimo uscito nel 1975. Già l’intro maestosa punteggiata dai piatti e dal sax che poi lascia spazio alla melodia indimenticabile del pezzo, lascia intravedere che la serata è già indirizzata verso un'unica direzione con la freccia che indica una sola destinazione: Bellezza!!

Azimut è l’esordio del 1972, ed è quello che viene indicato dallo stesso Tommaso come l’album più sperimentale inciso dal gruppo. Riascoltato oggi nella versione live qui proposta si evidenzia come in effetti fosse il disco che maggiormente traeva indicazioni dalla scintilla che fece nascere il gruppo, e che risale al monumentale Bitches Brew di Miles Davis, che nel 1970, al momento della sua pubblicazione,  definisce in maniera chiara e definitiva il passaggio ad arrangiamenti che sono facilmente riconducibile ad una forma di Rock che sfoggia libertà d’improvvisazione portata a livelli inarrivabili. Un lavoro che già era iniziato nel precedente In A Silent Way, e  che Bitches Brew porta a compimento. E non sarà solo il Perigeo a subire la fascinazione di un lavoro assurto allo status di epocale, ma anche i coevi Weather Report s’incammineranno sul quella stessa strada pur provenendo da una storia diversa, e già segnata fin dall’inizio, essendo una sorta di spin-off di musicisti che con Davis aveva avuto a che fare (Wayne Shorter in primis e poi Joe Zawinul).

Sidney’s Call ha quell’intro magica, tutta poggiata su un accordo che si ripete di chitarra ed il sax di Fasoli, che poi lascia spazio alla parte di batteria che apre il pezzo portandolo verso la costruzione che conosciamo.

L’introduzione di chitarra di Tony Sidney di una bellissima Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere, cui si affianca il basso di Giovanni Tommaso è uno di quei colpi al cuore che lasciano il segno. Sono quattro minuti e pochi secondi di un’architrave musicale che conquista lasciando stupiti per quanto possa essere fascinosa, conducendoci per mano verso la seconda parte del pezzo.

Il Quartiere è un pezzo che arriva dal Perigeo Special, e venne registrato per il doppio album, Alice, basato sul racconto di Lewis Carroll che vedeva la presenza di artisti quali Rino Gaetano, Maria Monti, Lucio Dalla, Jenny Sorrenti, Ivan cattaneo, Anna Oxa, Nino Bonocore.

Polaris è il pezzo più vicino, almeno a mio avviso, a quella scintilla originaria di cui si accennava poco sopra. La parte centrale è esplicativa di tanto sentire. Vampate di sax che sembra seguire una sua linea cui si accodano tutti gli altri.

Quando si parla di un disco come Non è poi così lontano, faccio fatica ad essere obbiettivo, devo ammetterlo. Forse sbaglierò ma lo trovo un album perfetto. Terra Rossa purtroppo è l’unico pezzo estratto da quel bellissimo album, che segnò anche la fine del gruppo. Le influenze sono molteplici ed il sound fluido e sciolto come se i musicisti non avessero mai smesso di suonare insieme.

Genealogia è l’album più considerato per questa reunion. E’ il disco che Tommaso stesso ha definito come il più meditato fra quelli incisi dal Perigeo. Un vero e proprio concept album dove ogni pezzo doveva avere un nesso con la memoria di ogni musicista. Doveva anche esservi una citazione letteraria a corredare ogni brano. Un lavoro pensato che non perde un grammo in freschezza come si può facilmente arguire ascoltando i quattro brani proposti estratti da quell’album.

Pensieri ci riporta ad Azimut, ed è il ponte di collegamento con la splendida Via Beato Angelico. Una sorta di “bringing it all back home”, visto che proprio in quella via, a Roma, nacque il Perigeo. Degna chiusura di una live performance esemplare che non può che conquistare chi abbia un minimo di dimestichezza con la musica e la storia della band, ma che può essere un viatico perfetto per comprendere quanta creatività e conoscenza musicale vi fosse in anni formidabili come quello in cui visse un gruppo straordinario come il Perigeo.

Perigeo - One Shot Reunion  

La valle dei Templi (La Valle dei Templi)

Azimut (Azimut)

Sidney ’ s Call (Genaologia)

Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere (Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere)

Il Quartiere (Alice)

Polaris (Genalogia)

Terra Rossa (Non è poi così Lontano)

Genealogia (Geneaologia)

Pensieri (Azimut)

Via Beato Angelico (Genealogia)