20 Anni Di Mescalina - Seconda Parte

special

20 Anni Di Mescalina - Seconda Parte La seconda parte dello special per i venti anni di Mescalina

28/11/2020 di Redazione

#20 Anni Di Mescalina - Seconda Parte#Rock Internazionale#Rock

Continua il festeggiamento dei nostri venti anni con le suggestioni pervenute in queste ultime settimane. Ecco il risultato.
Eccoci a continuare questa piccola celebrazione per i vent’anni di Mescalina. Come per la prima parte abbiamo raccolto i suggerimenti (a volte vere e proprie suggestioni) di musicisti, giornalisti di altre testate, amici. A tutti loro, ma anche a coloro che per qualsivoglia ragione non abbiano potuto o voluto rispondere, va il nostro sentito ringraziamento. È stato un modo per ricordare anni che si sono aperti con la curiosità e le domande che si portava dietro l’inizio di un millennio nuovo (cosa che non avviene proprio tutti i giorni), per arrivare ad un anno che, inevitabilmente, sarà indimenticabile, e dal quale, la grande maggioranza di noi e voi non vede l’ora di uscire, pur tenendo presente tutte le incognite che vi sono sul futuro a breve termine. Ma vogliamo, e dobbiamo, essere positivi. Questa cavalcata attraverso generi, musicisti, canzoni diversissimi tra loro potrà aiutarci ad abbandonarci a qualche ricordo che emergerà facilmente.

Buona lettura e grazie a tutti voi che avete ancora la voglia di leggere qualcosa che sia lontana da tante banalità e stereotipi che dominano “l’altra informazione”. 



Un’indicazione doverosa: quando trovate l’asterisco accanto al pezzo indicato, il pezzo non è stato rintracciato su Spotify. 

 

Umberto Poli (Gospel Book Revisited)

Ebbene sì, compi i tuoi primi 20 anni proprio in questo strano, assurdo, 2020. E io, nel celebrarti, voglio partire da qui, da questi ultimi mesi, dalla fine. Diceva Tiziano Terzani, «Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.» A te, non lascio un libro ma cinque canzoni, le mie cinque canzoni di oggi: un oggi fatto di lockdown, mascherine, distanziamento sociale, teatri e cinema chiusi, paure, dubbi, incertezze. Con te, condivido cinque messaggi di bellezza. Perché?  Perché «la bellezza salverà il mondo.» Per te, scelgo cinque scintille di speranza. Non mollare. No surrender. Tanti auguri, Mescalina! Buon compleanno,

Febbraio 2020:  Nathaniel Rateliff: Time Stands
"Time stands in a duel And I stand for you"

Marzo 2020: Dave Simonett: There’s a Lifeline Deep in the Night Sky
"Can you feel it? Can you feel it? Can you feel it coming over you?"

Giugno 2020.Ray LaMontagne: Roll Me Mama, Roll Me
"I don't want a shadow life, I want the clouds. The sea, the sky, the real things"

Agosto 2020. Fantastic Negrito: Chocolate Samurai
"It’s never too late to achieve your dreams"

Ottobre 2020.Bruce Springsteen: One Minute You’re Here
"Baby, baby, baby I'm so alone Baby, baby, baby I'm coming home"  

 

Giacomo Papetti

(Musicista https://giacomopapetti.com

Ciao a tutti, come da invito di Vittorio Formenti ecco qui la mia lista in ordine cronologico:

Radiohead: Everything in its right place (da KID A). Un brano che apre un disco magnifico e apre simbolicamente la strada al millennio con una idea di pop dal suono nitido anche se spigoloso e dalle composizioni sempre più trasversali 

Sibelius (dir. Sakari Oramo), Symphony nr.5* (da Symphonies, Erato). Ho scoperto Sibelius grazie al bel libro di Alex Ross "Il resto è rumore". Questa versione della sinfonia (composta nel 1915) mi ha folgorato, per l'incredibile e inesorabile capacità narrativa, per la cantabilità struggente, preparata da tensioni armoniche lente (in un disperato tentativo di far sopravvivere la tonalità). Il tutto in un linguaggio che pare quello di grandi compositori legati al cinema di oggi, dove tardo romanticismo, modernismo e una primordiale gemma di minimalismo si incontrano. 

Paul McCartney: How kind of you (da Chaos and creation in the backyard). Un musicista infinito che ha attraversato e in gran parte forgiato la canzone moderna e non si stanca ancora di incontrare nuovi punti di vista, pur restando nella tradizione (che in fondo è anche sua!).

Skúli Sverrisson/Óskar Guðjónsson: Afternoon Variant (da The box tree, Seria Music 2013). Questo disco di delicatezza e preziosità uniche si apre con questo brano che ne racchiude già tutte le caratteristiche: le timbriche particolarissime del basso acustico (dalle improbabili accordature) di Sverrisson e del sax flautato di Gudjonsson. Una narrativa quasi folk, che apre su scenari nordici e che mi ha molto ispirato per il duo Dimidiam con Massimiliano Milesi.

Kit Downes: Kings (da Obsidian, ECM). L'organo, strumento simbolo della musica barocca ed antica, per di più sacra, trova qui una voce sorprendente nel pianista e compositore inglese. Sonorità quasi elettroniche e sospese, tessiture fitte ma di una chiarezza estetica spettacolare. 

 

Luca Swanz Andriolo

(Musicista, Cantante, Traduttore) 

Dico subito che l'ordine è sparso, perché non posso stabilire una gerarchia. 

Scott Walker: Clara. Un brano abissale, greve, per certi versi spaventoso, su Claretta Petacci e il suo cadavere, dal seno ancora pesante e col sangue negli occhi. Uno psicodramma espressionista, apice della decostruzione della forma canzone ad opera di un artista profondo, coraggioso e purtroppo insostituibile. 

Leonard Cohen: Leaving The Table. L'addio del Poeta. La voce senile e numinosa che sussurra un addio in una ballata mesta. Lasciare l'amata, lasciare la vita sono un tutt'uno. La musica è semplice, poco più che un giro di do, la produzione finalmente (o infine?) degna, la parola riempie ogni spazio. Un brano commovente e fiero.  

Bruce Springsteen: Moonlight MotelL. Una narrazione perfetta, misurata, piena di metafore poco evidenti e di descrizioni ora vivide, ora sfumate. Un capolavoro inaspettato da un rocker che quando si dedica al folk ha ancora molto da insegnare, come nel raccontare questa storia d'amore, forse clandestina e ormai passata, che si conclude con un brindisi solitario in un parcheggio. Non c'è nulla di più americano, ma c'è poco di più universale.  

Bob Dyan: Black Roder Il Dylan che vorremmo sempre: aulico e sarcastico, roco e carezzevole, salmodiante ma memore degli esperimenti vocali dedicati negli ultimi anni ai classici della canzone americana (scelti dal repertorio di Frank Sinatra!). Un brano oscuro e malinconico, un dialogo con l'Ombra da un disco che ci riconsegna quella voce e quella scrittura inimitabili che fanno di lui probabilmente il più grande artista americano vivente.  

Lou Reed: Vanishing Act Appena due note di piano. Una voce che sussurra in nota, ma non concede che un abbozzo di melodia. Il desiderio di scomparire. Da un album considerato spesso minore, disomogeneo e prolisso, un piccolo requiem terminato dall'orchestra. L'opposto di Perfect Day e un Reed mai così initimista dai tempi di Magic And Loss. Una perla straziante e di grande classe.

 

Andrea Tarquini (Cantautore)

Ivano Fossati: C’è Tempo
Questa è la prima canzone che scelgo per celebrare questi vent’anni di Mescalina. Si tratta di una canzone perfetta, il flusso narrativo che allo stesso tempo è anche linea orizzontale. Il racconto che è tensione e ritmo, la tensione che viene sciolta in un gesto liberatorio e che come un fiume che finalmente sfocia in mare vede la strofa esaurirsi nel tema strumentale che non ha bisogno di parole, e in tutta la canzone il privato e il personale diventano universali, diventano “roba di tutti”. È un bellissimo modo di immaginare una canzone, c’è tutta la maestria di chi plasma un materiale informe e apparentemente gli dà un ordine, cioè quel mestiere che sembra ordine perché noi abbiamo bisogno che lo sia ma che spesso è casualità, sono conversazioni ascoltate in un ristorante dal tavolo accanto o dal sedile accanto in un treno, sono libri letti e dimenticati che riaffiorano nella memoria in una forma che i ricordi hanno modificato senza che ce ne accorgiamo. In questa canzone c’è una normalità rassicurante, c’è la vita imperfetta, c’è la speranza.

Max Manfredi: Il regno delle fate
Per quale motivo inserire in un gruppo di canzoni preferite la canzone di un collega, di un amico, di un autore contemporaneo? Spesso l’arte diventa involontariamente e suo malgrado un esempio didattico, una presenza educativa e credo che sia sempre giusto anche se per niente obbligatorio che da una canzone si traggano anche spunti formativi. Ciò detto credo che questa canzone sia soprattutto una di quelle che ti portano a dire: “è così che si scrive!”.
Il regno delle fate è una fotografia del mondo e man mano che si procede all’ascolto, frase dopo frase, il panorama descritto diventa sempre più cupo. Max, con una scelta di grande intelligenza, ha deciso di raccontare questo crescendo utilizzando una musica gradevole, elegante se non quasi aristocratica, ha scelto il contrasto. La metrica, le rime, la sonorità del testo sono quelle di chi sa scrivere davvero e particolarmente lo si vede in una affascinante frase sul finale “staremo lì sotto le stelle sparse in cielo come un chilo di farina”. Chapeau! È un capolavoro.

Peter Rowan: Angel’s Island
Ho avuto il privilegio e l’onore di suonare su un palco questa canzone proprio insieme al suo autore e un giorno chissà che non mi venga in mente di fare una versione in italiano di questo meraviglioso pezzo. La canzone dopo una prima pubblicazione ha trovato la sua forma e forza ideale all’interno di “You Were There for me” uno stellare disco che Peter Rowan pubblicò nel 2004 insieme a Tony Rice, leggendario chitarrista Flatpicking oltre che autore ed ex cantante.
La canzone parla dell’isola degli angeli, un’isola situata davanti alla Baia di San Francisco che fungeva da filtro per l’immigrazione. In questo posto finivano recluse le cosiddette “paper brides”. Si trattava di donne perlopiù cinesi che avevano intrattenuto rapporti epistolari a scopo matrimonio con degli uomini americani. É così che si trovavano ad intraprendere il lungo viaggio in nave per raggiungere il tanto desiderato futuro marito ed una nuova vita. Quasi nessuna riuscì a raggiungere la propria destinazione e di tutta questa storia dolorosa rimangono i loro pensieri d’amore scritti sulle mura delle celle dove vivevano detenute.

Darrell Scott: Candles in the Rain - Childless Mothers
Avrei realmente potuto includere una canzone qualunque presa da Crooked Road. Uno dei migliori dischi di Darrell Scott e, secondo me, il miglior disco di musica acustica di matrice Roots di tutti gli anni 2000. Nonostante l’incredibile lista di musicisti stellari che hanno suonato in questo disco, la regola è sempre quella della musica tradizionale americana; less is more. In tutti i pezzi del disco c’è una incredibile cura dei dettagli ed un ricorrente lavoro di pieni e vuoti che fanno in modo che anche la sola presenza di due strumenti diventi un pieno semplice e coinvolgente. Darrell Scott multistrumentista e autore suona e canta in tutto il disco, la sua voce non asseconda mai i gusti del pubblico, impone la propria peculiarità. Amo particolarmente questa canzone per via del sapiente mix di folk e gospel, trovo che sia una delle più riuscite e originali di tutto questo lavoro. Il testo racconta di una relazione tra una donna ed un uomo sposato e di una inaspettata gravidanza da interrompere, fino al momento in cui lui accompagna lei all’ambulatorio ma la lascerà li da sola.

 

Giulia Millanta

(Songwriter www.giuliamillanta.com)

Non è facile scegliere solo 5 pezzi...ma ecco quelli che ultimamente mi hanno "segnato”
il mio amico Howe Gelb: Picacho Peak
Altro caro amico Hamell on Trial: Happiest man in the world

Black Pumas: Colors 
Tom Waits: Green Grass
Lucy Dacus: Body to the flame

 

Edward Abbiati (Songwriter - Lowlands, ACC)

https://www.lowlandsband.com/

Ciao Mescalina!! ecco come richiesto la mia cinquina. Buon compleanno! Sono un uomo che ama la musica combinata alle parole. Quella magia che si annida tra corde pizzicate e parole scelte accuratamente.   Ho selezionato, da questi ultimi 20 anni, 5 brani che dal primo ascolto mi hanno inchiodato lì dove ero. La musica e le parole uscivano perfette come se fossero sempre esistite. Lasciando gli eroi che mi hanno formato ho selezionato 5 artisti della mia generazione che secondo me hanno scritto e cantato cose immortali…enjoy. Ecco 5 brani e per ognuna “la” frase che mi ha inchiodato lì dov’ero quando le ho sentite per la prima volta.

Ryan Adams: Oh My Sweet Carolina “I was trying to find me something but I wasn't sure just what” Una canzone che è immediatamente immortale che riassume perfettamente lo sconforto, attenuato dal ricordo di casa, di chi è partito alla ricerca di qualcosa e si perde. La seconda voce di Emmylou lo nobilita ma è Ryan Adams con la sua voce e la sua chitarra a portarci sulla strada con lui.

Eels: Railroad Man “I know I can walk along the tracks / It may take a little longer but I'll know how to find my way back”  E, come tanti di noi, sente di essere arrivato alla fine di una era e di non volere entrare nella nuova era, di non essere adatto. Rallenta e segue le rotaie che lo porteranno a casa, al suo ritmo. Ascoltando la sua musica e seguendo i suoi passi. Il suo mondo. Libertà. Immortale.

Matthew Ryan: The World is “Because the world Is held together / With lies and promises / And broken hearts / And brand new days / For you to start / All over again” La musica rock non ti protegge dal dolore, dalle bugie, dalle promesse non mantenute, dai cuori spezzati, ma ti offre una chance, ogni giorno, in ogni nota, ti provare e riprovare che poi è vita. Matthew Ryan sembra cantarla appena prima dell’alba, quando la notte è più buia. Tieni duro ancora per un po' e poi si riprova. 

Marah: Roundeye Blues“I was shakin' with ol' Proud Mary, I was sittin' on the dock of the bay. Take the hits boys take the hits Don't smoke your bible and don't lose your wits. Because the sky is filled with shrapnel And your eyes are filled with tears” Quando vidi I Marah (come per gli You Am I) per la prima volta rimasi a bocca aperta per tutto il concerto. Ogni nota del passato e ogni nota del futuro che volevo sentire erano nei loro brani. Arrivavano dal passato ma esplodevano davanti a me come l’alba. Questa canzone trascende tempo e spazio, raccontando la storia infinita.

Cheap Wine: Dreams “ remember the greatest works of art were made for you” In questi 20 anni ho incrociato grandi piccole band che hanno scaldato cuori e palchi. Che tentano e ritentano di trovare qualcosa nella notte. Forse la via di casa o forse un giorno nuovo. Qui, da genitore, la frase di Marco che ricorda che l’arte è creata per nutrire l’anima e la voglia di domani di tutti noi. L’arte tende la mano al futuro. Si offre come trampolino per crescere, allungarsi, cercare di afferrare l’inafferrabile. Ogni generazione spinge in avanti. Tolgo il cappello ai migliori della mia generazione.

PS: per gli "eroi" che mi hanno formato... sarebbero questi: My City in Ruins – Springsteen - Transcendental Blues – Steve Earle - Studying Stones – Ani DiFranco - Day After Tomorrow – Tom Waits - Workingman’s Blues #2 – Bob Dylan 

 

Marco Denti (Critico musicale e letterario, scrittore)

Faccio gli auguri alle amiche e agli amici di Mescalina per i vent’anni di intenso lavorio per la musica, la letteratura, la fotografia, i viaggi e tutto quello che trovate in queste aggiornatissime pagine. Spero in altri vent’anni (almeno) altrettanto floridi e per ricordare quelli passati ho scelto queste cinque canzoni: 

Nathalie Merchant: Motherland 
John Mellencamp: Longest Days 
Arcade Fire: Suburban War
Lucero: Among the Ghosts
Matt Berninger: One More Second. 

Condensano la gioia, la malinconia, la saggezza, i fantasmi e i ricordi che questi tempi così sfuggenti si sono lasciati alle spalle. Grazie Mescalina e, come dicevano i Clash, “stay free”! 

PS: cinque canzoni per music addicted come noi mi sembravano poche, per cui consiglierei anche un disco all’anno, giusto per non farsi mancare niente. 

  1 Johnny Cash, America III: Solitary Man

  2 Radiohead, Amnesiac

  3 Peter Gabriel, Up

  4 Joe Henry, Tiny Voices

  5 Jesse Malin, The Heat

  6 LCD Soundsystem, Sound of Silver

  7 Bruce Springsteen, We Shall Overcome: The Seeger Sessions

  8 Marc Cohn, Join The Parade

 9 John Mellencamp, Life, Death, Love and Freedom

10 Allen Toussaint, The Bright Mississippi

11 Arcade Fire, The Suburbs

12 Lucinda Williams, Blessed

13 Dr. John, Locked Down

14 Blind Boys of Alabama, I’ll Find My Way

15 Ryan Adams, Ryan Adams

16 Murder By Death, Big Dark Love

17 Karl Blau, Introducing Karl Blau

18 Mark Eitzel, Hey Mr Ferryman

19 Lucero, Among The Ghosts

20 The National, I Am Easy To Find 

21 Matt Berninger, Serpentine prison 



Leandro Diana (Musicista, www.leandrodiana.com)

Cari amici di Mescalina, accolgo con enorme piacere l'invito dell'amico Marcello Matranga e vi trasmetto le mie 5 canzoni significative di questi primi 20 anni di Mescalina. Mi prenoto per i prossimi 10 o 20. Grazie, alla prossima! 

Bruce Springsteen: Lonesome day
Lo shock dell'11 settembre 2001 ha lasciato l'Occidente e soprattutto gli USA tramortiti e spaesati. Molti artisti hanno provato a dare voce a quel drammatico silenzio, ma nessuno lo ha fatto con la forza di Bruce Spiringsteem, che svegliata la sua Telecaster da un torpore decennale ha sfornato un disco come The Rising; forse non un capolavoro, ma informato dallo spirito e dai suoni giusti, con dentro diverse piccole perle come questa.
 
Sugarland: Something more
Proprio quando sembrava che il Rock fosse condannato a un limbo bucolico di chitarre acustiche, baffoni e mandolini sono state proprio le patrie del Country (Nashville e Texas) a riportare il Sacro Twang della chitarra elettrica distorta e le storie semplici di periferia al centro degli arrangiamenti relegando ai margini violini, mandolini e steel guitars. Jennifer Nettles è un manifesto programmatico: bambolina bionda acqua e sapone con lo stile esecutivo di un camionista veterano delle interstatali.
 
John Mellencamp: Longest days
Non è vero che dai grandi del passato non possiamo più aspettarci capolavori dopo i rispettivi exploit giovanili. Ci sono isolati capolavori della maturità, ma anche artisti che nel tempo rendono sempre più appuntita la matita con cui scrivono le loro canzoni. Dopo scorribande e sbandamenti vari per tutti gli anni '90 e un disco che lo ha rimesso sulla strada giusta (Freedom's Road) John Mellencamp assume un produttore straordinario come T-Bone Burnett all'apice della maturità e raggiunge vette poetiche - come questa - che nessuno avrebbe mai potuto legittimamente aspettarsi da lui. E non è un caso, come i dischi successivi confermeranno, con e senza l'aiuto di Burnett.
 
Rats: Polaroid
Noi adolescenti italiani degli anni '90 abbiamo vissuto una piccola illusione agrodolce: che anche in Italia il Rock potesse guadagnarsi una nicchia discografica in cui sopravvivere e prosperare. Entro il '96 era già tutto finito, gruppi sciolti, imbarazzanti derive commerciali, supporto discografico azzerato: letteralmente nessun sopravvissuto. Dopo dieci anni qualche timida reunion, ma senza strascichi discografici degni di nota, tranne che per Rats e - qualche anno dopo - Ritmo Tribale. Come la PFM di "Suonare suonare" in questa canzone i Rats raccontano le ragioni profonde e insopprimibili che spingono a superare il blues del grande futuro alle spalle e salire ancora sul palco, scrivere canzoni nuove, registrarle a proprie spese pur di farle sentire a quei pochi disadattati che ascoltano ancora il Rock'n'Roll.

Will Hoge: Even if it breaks your heart
Oggi la chiamano resilienza, ma da sempre è il cuore del significato più profondo del Rock'n'Roll: "continua a sognare anche se ti spezza il cuore". Il testo racconta l'amore più viscerale per la musica e l'urgenza insopprimibile di "viverla". Non è fiction: dopo gli inizi con una major che voleva farne un'icona pop da talent show Will Hoge ha passato buona parte della carriera barcamenandosi tra autoproduzione e piccole etichette, in equilibrio precario tra l'energia del Rock'n'Roll e le storie della Country Music. E sta ancora lì, a fare tour e dischi, uno più bello e sottovalutato dell'altro. 

 

Marcella Carboni

Carissimi della redazione, come richiesto da Vittorio Formenti vi mando la mia lista dei brani dell'ultimo ventennio. Ho recentemente letto il romanzo Alta Fedeltà di Nick Hornby, con le sue continue classifiche dei "5 o 10 qualcosa" più amati e ho sempre pensato al fatto che no, io non sarei capace. Ho una volatilità di gusti ed emozioni che non mi permettono di compilare liste di nessun altro tipo che non siano le cose da fare oggi. Ma per Mescalina ci tento e mi butto! Ecco 5 brani che non saranno i migliori dell'ultimo ventennio, ma come fotografie hanno fermato momenti della mia vita! 

Edmar Castaneda: Entre Cuerdas (dall'album Entre Cuerdas 2009)
Edmar Castaneda è un alieno, questo brano è pura energia e gioia. Un'arpa colombiana suonata come nessuno mai prima (e dopo). Impossibile non ballare 

Rita Marcotulli: G. Continuo (dall'album Koinè 2002)
Questo disco ha accompagnato un mio periodo di transizione, da arpista classica stavo dando sempre più spazio alla mia passione per il jazz e la modernità dei suoni di Rita Marcotulli era un invito ad esplorare senza troppe etichette un mondo sonoro affascinante, magnetico, complesso ma anche molto molto giocoso. 

André Mehmari: O Espelho (dall'album …De Árvores e Valsas 2008)
Nel maggio del 2014 mi trovavo con Max De Aloe (armonicista) a Rio de Janeiro per dei concerti, siamo andati a sentire Monica Salmaso con il suo trio in un teatro pieno di brasiliani adoranti. Io non la conoscevo ancora e mi sono innamorata di questa voce vellutata che intona tutto con una semplicità disarmante. Questo brano l'ho scoperto molto più tardi e mi ha fatto conoscere anche André Mehmari e le sue composizioni fluttuanti. Musica brasiliana contemporanea di altissimo livello.
 
Anna F.: DNA (dall'album King in the Mirror 2013)
Cambiamo decisamente registro per questo brano pulsante dal testo improbabile ma che mi ricorda le lunghe passeggiate a New York, dove l'ho sentito per la prima volta. E da allora è spesso nelle mie playlist pop per correre al parco. 

Daniele Silvestri: Quali alibi (dall'album Acrobati del 2016)
Non seguo molto la musica pop italiana ma Daniele Silvestri mi è sempre piaciuto molto per il suo modo di giocare con le parole per dire cose di significato, il Bergonzoni della canzone. Acrobatico. 

 

Fabio Marzaroli (Musicista)

Allman Brothers Band: You Don’t Love Me (Live At Fillmore East 1971)
Sono cresciuto con questo disco, sin da bambino, in auto ed in casa. Mio padre, grande appassionato di musica e degli Allman in particolare...Ma questi 19 minuti di musica mi fanno venire i brividi ogni volta che la ascolto.
 
Eric Clapton: Bad Love (24 Nights)
Credo sia il brano che ho più ascoltato fino ai vent'anni... Mi emoziono ancora oggi, l'Intro mi fa impazzire!
 
John Lee Hooker: The Healer (The Healer)
Ho scoperto Hooker con questo brano, la sua voce e la chitarra di Santana che si parlano mi fanno impazzire. Anche questo brano fa parte della mia memoria di ragazzo, nella mia prima auto a 18 anni girava solo questo album. Credo per un bel pezzo.
 
Frank Zappa: Muffin Man (Bongo Fury)
A casa mia c'è l'intera discografia di Zappa, che ho amato e mal sopportato a volte forse perché non ero, e credo nemmeno ora, in grado di capirlo fino in fondo! Questo brano lo ho consumato, assieme a Captain Beefheart. 

Muddy Waters: Mannish (with Johnny Winter)
Non ho parole per descrivere questo brano. Sono minuti di sola intensità e vibrazioni. Sempre ascoltata con gli chiusi ad un volume clamoroso! Amo MC Kinley Morganfield così come Johnny Winter.

 

Francesco Mascio

Pink Floyd: Animals Dogs (Animals)
Animals è stata la mia prima musicassetta, regalatami da mio padre da bambino e che tuttora conservo. Rappresenta un simbolo della mia primissima fase musicale legata al mondo del rock.

Joe Pass: Satin Doll (Portraits of Duke Ellington)
Il mio amore per l’armonia jazz sulla chitarra è scaturito anche grazie a Joe Pass, dopo averlo visto per la prima volta su un canale satellitare. Solo successivamente riuscì a trovare l’album che conteneva la sua versione di Satin Doll che mi aveva come incantato.

John Coltrane: Giant Steps (Giant Steps)
Si tratta di un brano che mi ha letteralmente folgorato per la potente energia e la complessità tecnica e armonica. Seguendo le orme di Coltrane, dal jazz sono approdato alla musica indiana ed etnica in generale.

Bob Marley & The Wailers: Buffano Soldiers (Confrontation)
Si tratta di un brano che per un caso fortuito era divenuta la ninna nanna di mio figlio. In questa fase della mia vita ho come iniziato a percepire la musica non più soltanto dalla mia prospettiva come musicista e compositore, ma anche da quella dell’ascoltatore.

Francesco Mascio: Tiziano Terzani (Wu Way)
Ho scelto una mia composizione non per autocelebrazione, ma semplicemente perché quando ho scritto questo brano mi sono reso conto di come talvolta alcune musiche arrivino dall’esterno e al compositore spetta solo il compito di accoglierle e condividerle.

 

Max De Aloe (Musicista, produttore)

Auguri a Mescalina che compie vent'anni. Mamma mia, vent'anni sono tanti.
Scegliere cinque canzoni in vent'anni è difficilissimo. Anche se l'idea è veramente simpatica. E come si fa? Un po' come quando da ragazzi si faceva la cassetta delle canzoni che ci piacevano di più da regalare alla fidanzatina. Il nastro era sempre troppo corto ma tanto la fidanzata si annoiava a metà. Però ci proviamo.

E mi raccomando, tenete duro, che la musica, i musicisti e tutti gli appassionati hanno bisogno di Mescalina. 

Marcin Wasileski Trio - Hyperballad - (dall'album TRIO 2005)
Il trio di questo pianista polacco è spettacolare. Sia nei  progetti in trio, sia quando accompagnavano Tomasz Stanko. Uno dei miei gruppi jazz contemporanei preferiti in assoluto. E poi qui c'è anche Bjork, anzi qui c'è il brano più bello di Bjork.
 
David Bowie - Lazarus - (Dall ‘album Blackstar 2016)
Il testamento del grande artista che vede la sua morte a un soffio e ce la racconta. A suo modo. 

Sophie Watillon - La Reveuse (dall'album "La Reveuse & autres pièces de viole" del 2003)
Una perla di Marin Marais registrata nell'ultimo (e tra i pochissimi) CD di Sophie Watillon, prodotto da Jordi Savall. Questo brano, insieme ai tanti lavori di Jordi Savall, Paolo Pandolfo, Friederike Heumann e Hille Perl, mi hanno traghettato in affascinanti viaggi nella musica antica e soprattutto nel suono magico della Viola da Gamba.  Uno strumento antico che è ancora da scoprire e che potrebbe avere grandi possibilità nella musica acustica del futuro.
 
Ivano Fossati - Pianissimo - (dall'album L'Arcangelo 2006)
Brano raffinatissimo, delicato, arrangiato in maniera sublime da Piero Cantarelli. Appartiene a un album un po' sottovalutato di Ivano Fossati ma che secondo me andrebbe tirato fuori dalla custodia. Mi ricorda l'estate anche se non può essere etichettato come un brano tipicamente "estivo". 
 
Djavan - Delìrio dos mortais - (dall'album Matizes 2008)
Di Djvan mi piace tutto. Ha quel modo di scrivere musica e di cantare che mi sa mettere subito di buon umore. Quel sano pop brasiliano che sa essere sempre di qualità, sempre "d'autore".

 

Paolo Pieretto

(Musicista, Co titolare di Spazio Musica, Pavia)

Tanti auguri Mescalina!
Grazie per questi 20 anni di passione e competenza, oltre che di amicizia, in cui siete stati la voce anche di quella scena musicale nascosta al mainstream ma non per questo non fondamentale per le emozioni di molti. Proprio per questo, augurandovi almeno altri 20 anni dalla parte degli outsiders, ho scelto di non citare i capolavori di alcuni famosi immensi artisti (da Bowie a Damien Rice, da Fossati a Nick Cave) per rendere invece omaggio a 5 grandi canzoni che (ahinoi!) non sono mai arrivate al grande pubblico… però hanno emozionato grandi anime! 

Malcom Holcombe: Going home (Not forgotten 2007)
Che gigante è Malcolm Holcombe? Questo brano strappa il cuore e ci gioca a baseball. La sua voce, il suo modo di “strappare” la chitarra, il suo dondolarsi sulla sedia, la sua faccia che sembra essere stata scolpita tra le rocce dei monti Appalachi: sono certo che Tom Waits lo amerebbe alla follia. 

Stefano Barotti: Gli ospiti (Gli ospiti 2007)
Ho ben impresso nella memoria il momento in cui ascoltai per la prima volta questa canzone: è da allora che reputo Stefano uno dei migliori autori che abbiamo in Italia (big compresi). Questo brano è un capolavoro, senza discussioni.

Greg Trooper: They call me Hank (Upside – Down Town, 2010)
Un omaggio e un inchino all’immenso Greg. Tra i ricordi più emozionanti di questi miei 20 anni in musica ci sono i suoi due concerti al “Trapani” di Pavia e questa canzone me la sto portando dentro da allora. 

Lowlands: Love etc. (Love etc. 2014)
Parlando di questi 20 anni di musica, non si può non raccontare del fermento di ottime band nate in Italia ma con un respiro internazionale. Quasi tutte pagano lo scotto dello scrivere in inglese, ancora un ostacolo per avere accesso al mainstream nel nostro Paese, ma sono indubbiamente la spina dorsale della nostra scena live. Scelgo a rappresentanza di tutte questo brano dei Lowlands di Edward Abbiati, una grande canzone che più di altre si lega a miei ricordi personali. 

Andrea Parodi feat Claudio Lolli: Per non sentirsi soli (Soldati 2007)
L’incontro più importante di questi 20 anni per me è stato quello con Andrea Parodi: senza questa amicizia oggi non saprei citare nessuna delle canzoni che ho messo in questa classifica. Questo brano è una perla, impreziosito dalla voce dell’indimenticabile Claudio Lolli di cui ci ricordiamo sempre troppo poco.

 

Dany Franchi (Musicista)

Mark Knopfler: What it is.
Avevo dieci quando questo brano è uscito ed ero innamorato dal sound della chitarra di Mark. E’ stato uno dei motivi per iniziare ad imbracciare la chitarra elettrica.
 
Niccolò Fabi: Costruire  
Sicuramente uno dei miei brani preferiti della musica italiana. Un testo profondo e una musica emozionante. 

Gregory Porter: Hey Laura
Un grande amico cantante americano mi fece conoscere questo brano. Purtroppo lui non è più tra noi e questo brano tiene vivo in me il ricordo di un grandissimo musicista e di un caro amico. 

Chris Stapleton: Fire Away
Ascoltavo questo brano durante la mia esperienza a Memphis.. da li la mia vita musicale cambiò per sempre. 

Leon Bridges: Coming Home  
Un’altra colonna sonora del periodo della mia vita vissuto in America in cui, come dice il titolo di questa canzone, nonostante amassi quello che stavo facendo non vedevo l’ora di tornare a casa alla mie radici.


Daniele Tenca (Musicista)

Grazie per l'invito e per il supporto e l'amicizia, e un brindisi per questi (primi) 20 anni! 
Un grande abbraccio a tutti.
 
Solomon Burke: None Of Us Are Free (Don’t Give Up On Me – 2002)
“And there are people still in darkness,
And they just can't see the light.
If you don't say it's wrong then that says it’s right.”

Nessuno di noi è libero, finché c’è qualcuno in catene. Se ti giri dall’altra parte, sei complice. Più semplice di così...qui te lo fanno capire, con le buone ma fino a un certo punto, il Reverendo Solomon Burke e i Blind Boys of Alabama. La leggenda racconta che quella su disco sia la “take one”. Buona la prima, e ti credo...Una gemma di un disco di black music a mio modesto avviso straordinario.

Mavis Staples: Down In Mississippi (We’ll Never Turn Back – 2007)

“They had a hunting season on the rabbit
If you shoot‘em you went to jail.
Season was always open on me
Nobody needed no bail.”

Mavis Staples e la produzione (e le chitarre!) di Ry Cooder per un disco che sputa in faccia dignità e lotta alla discriminazione in ogni nota. Con la voce di Queen Mavis che sembra registrata direttamente sull’Edmund Pettus Bridge nel 1965. Mavis Staples farà centro un’altra volta (come sempre, a pensarci bene...) con Jeff Tweedy alla produzione di “You’re Not Alone” nel 2010, ma le canzoni di questa playlist sono solo cinque...

Lucinda Williams: Everything But The Truth (Down Where The Spirit Meets The Bone – 2014)
“Everything's gonna change, everything but the truth
Everything's gonna change, everything but the truth
He's not playing games, he's taking names, he is bullet proof
Everything's gonna change, everything but the truth.”

Rendi il mondo migliore, rispettalo e rispetta il prossimo, fai del tuo meglio con quello che hai senza lamentarti, lascia un buon segno in questo mondo, perché sei solo di passaggio. Perché quello che conta è la Verità, è quello che sei veramente. Grazie Lucinda. Per questa canzone e per tutto questo disco con arrangiamenti e parti di chitarra da sogno per chi ama questo sound.

Gary Clark, Jr.: This Land (This Land – 2019)
“Fuck you, I’m America’s son
This is where I come from.”

Contemporary protest songs? Eccoci...discriminazione sulla propria pelle, scritta e cantata con rabbia, campionamenti di “This Land is Your Land” di Woody Guthrie nella versione soulful di Sharon Jones & the Dap Kings, tradizione e attualità, e chitarre...benvenuto Gary Clark Jr...

Bob Dylan: Murder Most Foul (Rough And Rowdy Ways – 2020)
“What is the truth, and where did it go?
Ask Oswald and Ruby; they oughta know.
Shut your mouth, said the wise old owl.
Business is business, and it's a murder most foul.”

Qualcuno ha detto “abbiamo imparato di più da una canzone di tre minuti di quanto abbiamo imparato a scuola”. Qui i minuti sono quasi diciassette, quindi, divano, birretta, e il racconto di quanto il Bene e il Male siano facce della stessa medaglia. Nell’America di Kennedy, nell’America di Trump, in quella che verrà, nel mondo intero, e nella vita stessa.
Nota a margine: con questo pezzo Bob Dylan raggiunge per la prima volta la vetta della classifica di Billboard. Musica e classifiche? Mah...

Danilo Gallo (Musicista)

Anthony & The Johnson: Hope there's someone (I am a bird now - Secretly Canadian, 2005)
Densità, bilico, tenerezza, al di là di ogni orizzonte c'è un punto di consapevolezza interrogativa. 

David Bowie: Lazarus (Blackstar - Columbia, 2015)
Bowie fiero, poeta, profeta, insegnante di dignità, messo d'amore.

Radiohead: Pyramid Song (Amnesiac - Parlophone, 2001)
Fedeli alla meraviglia dei gruppi con suffisso "Head". Il pop/rock del nuovo millennio, "sporcato" del terriccio universale.

Jim Black: Optical (Alas No Axis - Winter & Winter, 2000) *
Illuminante per la mia visione musicale, il nuovo jazz-rock strumentale senza la preoccupazione di dover essere jazz-rock.
Musica totale, senza etichette.

Bill Frisell: Strange Meeting (With Dave Holland and Elvin Jones - Elektra Nonesuch, 2001)
La tradizione in movimento. 

Luca Crippa (Musicista, promoter, produttore)

Lou Reed: Modern Dance (2000)
Ryan Adams: Come Pick Me Up (2000)
Wilco: Ashes Of American Flag (2002)
Nick Cave: Higgs Bozon Blues (2013)
Drive By-Truckers: Rosemary With A Bible And A Gun (2020)

Considero questi brani, che mi sono entrati dentro e non mi hanno più lasciato, in una relazione quasi affettiva, una sorta di colonna sonora esistenziale di questo ventennio di poche certezze. Grazie a Mescalina per l'opportunità e per tutto il prezioso contributo alla scoperta di tanta ottima musica, una fortuna che ci fa sentire un po' inspiegabilmente dei privilegiati. 

 

Sara Bao (Critica musicale, scrittrice)

Grazie per avermi coinvolto nella scelta di 5 cinque brani per me rappresentativi degli ultimi vent'anni. Allego la mia Top 5, scelta con non poca difficoltà e dettata principalmente da ragioni emozionali. Grazie e a presto.

Mandolin Brothers: Another Kind (2010)
Un brano che sembra scritto negli anni ’70, una canzone per tutti i pacifisti e i ribelli. Un pezzo che ad ogni ascolto mi regala sempre la dolce illusione che qualcosa possa ancora cambiare. In meglio. “La guerra non è la risposta ai problemi del mondo”. Ma..

Jono Manson: Grateful (2014)
Jono l’ho conosciuto con il disco Angels On The Other Side che ho comprato a scatola chiusa senza sapere cosa aspettarmi. Quella è stata la prima volta in cui ho ascoltato il musicista newyorkese e dal quel momento in poi non l’ho più abbandonato. Una garanzia di cantautorato sincero e profondamente emozionante. I’m grateful!
 
Nathaniel Rateliff & The Night Sweats: S.O.B (2015)
Uno dei dischi più belli che ho ascoltato quell’anno. Grinta, fiati e un sound massiccio. Roba solida e molto coinvolgente! Una band che ahimè non sono ancora riuscita ad andare a vedere dal vivo. 

Glen Hansard: Winning Streak (2015)
Una canzone che mi fa venire i brividi ogni volta che l’ascolto e che mi fa tornare in mente dei bellissimi ricordi. Un augurio, un abbraccio sonoro, una calda ballata di sensibilità e buoni auspici. Maledetto irlandese dai capelli rossi, quanto mi fai commuovere! 

The Comet Is Coming: The softness of the present (2019)
Musica eterea, aliena e straniante. Un misto di Jazz, Afrobeat, Elettronica e Psichedelia direttamente dalla fiorente scena londinese. La Cometa esplode e implode, azzerando ogni convinzione e facendo sbocciare in chi l’ascolta un approccio alla musica metafisico, espansivo e atemporale.

 

Eleonora Bagarotti (Musicista, giornalista, scrittrice)

Eleonora, generosissima, ci ha inviato venti pezzi. Ne abbiamo scelti cinque da mettere nella playlist, cercando di inserire pezzi non scelti da altri ospiti.

David Bowie: Blackstar (Blackstar) 
Keith Richards: Nothing On Me (Crosseyed Hert)
Tom Waits: Back In The Crowd (Bad As Me)
Paul McCartney: Queenie Eyes
Stevie Nicks/Michael Campbell: For What It’s Worth (In Your Dream) 
Lindsey Buckingham: Seeds We Saw (Seeds We Saw) 
Bob Dylan: Murder Most Foul (Rough and Rowdy Ways) 
Lindsey Buckingham/Christine McVie: Love Is Here To Stay (Lindsey Buckingham/Christine McVie)
Lindsey Buckingham/Christine McVie Feel About You (Lindsey Buckingham/Christine McVie)
Peter Wolf: Growin’ Pain (Sleepless)
Peter Wolf: Love Stinks (A Cure For Loneliness)
Bruce Springsteen: If I Was The Priest (Letter To You) 
The Who: A Man In A Purple Dress (Endless Wire) 
Peter Townshend: Guantanamo (Truancy) 
Paul Simon:Father and Daughter (Surprise) 
David Bowie: If You Can See Me (The Next Day) 
Alicia Keys: In Common (Here) 
The Manhattan Transfer/Rufus Wainwright: Walkin’ In NY (Vibrate) 
U2I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy (No Line On The Horizon) 
Lou Reed: Who Am I? (The Raven) 

 

Enrico Cipollini  (Musicista)

rispondo all'invito del carissimo Marcello Matranga e vi mando la mia Playlist per i 20 anni di Mescalina. Congratulazioni! 

Amy Winehouse: Love is a losing game
A mio modo di vedere una delle ultime voci veramente caratteristiche e "ipnotiche" degli ultimi 20/30 anni. Una sirena per noi naviganti della musica. 

The Lone Bellow: Fake Roses
La prima volta che ho sentito questo disco mi si è inchiodato nel lettore dell'auto per almeno due mesi. Fake Roses  è solo una delle perle di questo bellissimo lavoro. Vocalmente poi sono semplicemente incredibili. Goosepumbs! 

Martin Harley: I need a friend
Per me in U.K Martin Harley rimane uno dei migliori interpreti della musica roots o di derivazione americana. Ottimo songwriter ed eccezionale chitarrista slide con la chitarra Weissenborn. Ascoltato innumerevoli volte.

Warren Haynes and Railroad Earth: Is it me or is it you
Che dire? Warren Haynes è un musicista immenso e uno dei più grandi "lavoratori" del music business. Tra i mille progetti in cui è coinvolto questo disco per me è veramente un gioiello. I Railroad Earth poi sono fenomenali a interpretare i brani e la scrittura di Haynes. Veramente un incontro magico. 

Darrel Scott (ft. Jerry Douglas): You'll never leave Harlan alive
Un altro esempio di alchimia perfetta, la voce di Darrell Scott è da pelle d'oca e tutto l'arrangiamento del brano, il modo in cui è suonato, tutto semplicemente perfetto. Da suonatore di dobro poi ogni nota di uno dei miei idoli Jerry Douglas è da brividi. 

Grazie ancora per l'invito e avanti verso i prossimi 20 anni!
 

Claudio Sanfilippo (Musicista, autore, scrittore)

Gianni Zuretti mi ha invitato a inviare la playlist con le 5 canzoni dell’ultimo ventennio, eccola. Grazie e a presto,
 
Enzo Jannacci: Tì te se no (Milano, 3.6.2005)
La canzone di Jannacci che più mi porto nel cuore, in un album bellissimo.
 
Leonard Cohen: Alexandra leaving (Ten new songs, 2001)
Canzone di bellezza struggente, ipnotica, incantevole, il maschile e il femminile all’unisono. 

Tim O’Brien: Pretty fair maid in the garden (Fiddler’s green, 2005)
La versione più bella di questa magnifica ballata inglese tradizionale

Nickel Creek: Somebody more like you (Why should the fire die?, 2006)
Un album che mi ha accompagnato per diversi anni, questa è la canzone che me li ha fatti scoprire. 

Guinga: Via Crucis (album Casa de Villa, 2006)
Un chitarrista e un tessitore di armonie spettacolare, non è l’unica perla di questo album. 

 

Mauro Zambellini

(Giornalista Buscadero, autore di libri)

Gianni Zuretti mi ha invitato ad inviare le 5 miei canzoni degli ultimi 20 anni. Eccole 

Wilco: Impossible Germany 
Willy DeVille: Crow Jane Alley 
Lou Reed: Modern Dance 
Johnny Cash: The Man Comes Around 
Tedeschi Trucks Band: Midnight In Harlem



Ruben Minuto (Musicista, Songwriter, produttore, session man)

www.rubenminuto.it

Allego qui la mia lista di 5 brani come richiesto da Gianni. Ringraziandovi di cuore per avermi incluso in questa bella iniziativa, porgo a tutti ii miei più cari saluti.
5 è un numero piccolissimo, quasi esiguo per chi, come me ha una vita simbiotica con la musica. Ho voluto quindi cercare una parola che facesse da fil rouge, da trait d'union fra i cinque piccoli capolavori che ho incluso nel mio elenco. La parola è "EQUILIBRIO", una delle mie parole preferite. Vi spiego come:

Wilco: One Wing ( Wilco - The Album - 2009)
L'equilibrio perfetto in questa canzone sta paradossalmente nella perdita dell'equilibrio stesso. Se due ali possono farci volare, con una sola ala possiamo al massimo salutarci da lontano.

John Moreland: Cherockee (Live on Tulsa Heat - 2015)
L'equilibrio nel saper raccontare con semplicità narrativa e armonica le emozioni che scaturiscono di ricordi legati al trovarsi al cospetto delle cose di chi non c'è più ed ha significato molto.

The Waifs: Strangest Thing (Ironbark - 2017)
L'equilibrio adulto nell'accettazione della fine di un amore sta nel trovare conforto nel ricordo. Parole che ogni uomo vorrebbe sentirsi dedicare da una voce come quella di questa cantante. " WE WERE BEAUTIFUL "...

Ryan Adams - Fix It (Cardinology - 2008 )
L'equilibrio è il fine ultimo, dopo una grossa delusione. L'aggiusterei ( I'd fix it ) al fine di poter, alla fine, vincere.

Blackberry Smoke: Run Away From It All (Find a Light - 2018 )
L'equilibrio qui è quello che questa canzone insieme a tante altre di questa band hanno portato in questa fase della mia vita. Nuovo e antico al contempo: Suoni, energie, colori e parole. Per un nuovo inizio. Allontanandosi da tutto e tutti.

 
Carlo Prandini


(all’1 & 35 Cantù)

Ciao, eccovi le mie 5 canzoni preferite degli ultimi degli anni 2000.

Michael Kiwanuka: Cold Little earth
Un intero meraviglioso..per una canzone memorabile!

Bob Dylan: Things have changed
Un Premio Nobel con una canzone da OSCAR!

Mudcrutch: I Forgive it all 
Una delle ultime perle di Tom Petty..che c'ha lasciato troppo presto!

Nick Cave: Love Letter
Il titolo dice già tutto...e la sua voce fa il resto.. brividi!

Matt Berninger: One more seconds
Il mio disco preferito di questo maledetto 2020

Grazie e complimenti a tutti voi di Mescalina! Un saluto speciale al Maestro Gianni Zuretti


Marco Diamantini

(Cheap Wine, Scrittore www.cheapwine.net)

5 sono poche ma ci provo. 

Tom Waits: Alice (album Alice)
A volte ho bisogno di chiudere gli occhi, toccare la notte e osservare personaggi bizzarri che mi fanno sentire uno di loro. Questa canzone è un sogno. 

Johnny Cash: Hurt (album American IV)
Quella voce potente e spezzata che sembra incrinarsi dentro un brano meraviglioso. Tutto il dolore, l’armonia e la forza del mondo. Il trionfo dell’arte.
Una delle più grandi emozioni che abbia mai provato, ascoltando una canzone. 

James McMurtry: We can’t make it here (album Childish Things)
Nei momenti più tempestosi, la musica di McMurtry riesce ad infrangere le onde della mia inquietudine. Il suo parlato e le sue ritmiche cadenzate agiscono come un balsamo benefico. 

Dan Stuart: Gringo go home” (album The Deliverance of Marlowe Billings)
La voce e le canzoni di Dan Stuart hanno sempre stabilito una potente connessione con la mia anima. Hanno qualcosa di pericoloso. E questo mi piace.
“Gringo go home” mi assomiglia.

Steve Wynn: Amphetamine” (album Static Transmission)
Una botta di adrenalina pazzesca. La trascinante meraviglia delle chitarre distorte che ti fanno vibrare tutte le ossa del corpo. Questa non l’ho solo ascoltata centinaia di volte, ma anche suonata con i Cheap Wine e con lo stesso Steve Wynn durante un grandioso concerto a Trieste, nel 2015. Goduria assoluta.


Alex Gariazzo

(Treves Blues Band www.alexgariazzo.com)

Prima di tutto un grazie sentito alla redazione di Mescalina per l’enorme supporto all’attività di noi musicisti e per la grande qualità delle recensioni e dei suggerimenti che ci continua ad offrire.
E’ stata una impresa scegliere solo cinque brani che fossero fondamentali per me nello scorso  ventennio e ho dovuto sacrificare a malincuore alcuni artisti quasi imprescindibili come il recentissimo Dylan, il Bowie di Blackstar, il Boss Springsteen, Fiona Apple e alcuni dei miei top artists come Beck di cui citerei tutto l’incredibile Sea Change del 2002, il giovane ma talentuosissimo Paolo Nutini di ‘Caustic Love’ del 2014  e l’indimenticabile Tom Petty di cui ho adorato  lo splendido ‘Mojo’ del 2010.
Passo quindi a una scelta fatta col cuore (e un po’ di raziocinio)  - 

Amy Winehouse: Back to Black’(2006) un esordio pazzesco , un suono che mancava da anni nelle mie orecchie, produzione perfetta, una voce unica,  da brivido e un personaggio fragile ma carismatico e senza tempo.

Paul McCartney: Jenny Wren (2005) dal miglior album di McCartney  degli anni 2000  ‘Chaos and creation in the backyard’, produzione asciutta ed efficacissima di NIgel Godrich e una manciata di brani tra cui quello che ho scelto in cui un ‘Beatles  addict ‘ come il sottoscritto  ritrova gusto per la melodia, classe negli arrangiamenti e un vena compositiva quasi al livello di Eleonor Rigby.

Damien Rice: The blower’s daughter’(2002). Un fulmine a ciel sereno! Canzoni di impianto folk, semplici ma profonde, arrangiate, suonate e cantate in maniera emozionante, minimale e struggente.Un brano che ancora oggi mi commuove ad ogni ascolto.

Mark Ronson & Bruno Mars: Uptown funk (2014)
Per chi ama funk soul e r’n’b questo singolo è un vero capolavoro ! Arrangiato da paura dal producer di Amy Winehouse e cantato da Bruno Mars  (un piccolo concentrato di James Brown, Stevie Wonder, Prince e Michael Jackson versione 2.0), una collaborazione in bianco e nero per uno dei brani più colorati e ballabili degli ultimi 20 anni.

Billie Eilish: My future (2020)
Non potevo non chiudere questa piccola e difficile scelta con l’ultimo singolo di Billie Eilish , a mio avviso la migliore cantante emersa in questi ultimi anni.Un’artista trasversale in grado di accomunare più generazioni  con la qualità della sua proposta musicale. Grazie anche all’aiuto fondamentale del fratello Finneas, Billie rappresenta il presente e il futuro della musica pop e non solo.

 
Stefano Barotti

(Songwriter www.stefanobarotti.net) 

Polly Paulusma: She moves in secret ways Una delle scoperte più coinvolgenti che mi sono capitate negli ultimi vent'anni. Mi ricorda il mio tempo a Milano. Polly mi ha fatto da colonna sonora in molti viaggi e ha ispirato le mie canzoni. Ho avuto il piacere di conoscerla seguendola in alcune date di un suo tour italiano, e c'è stato un bello scambio di energia. 

Josh Rouse: Under Your Charms Un artista geniale che mi ha influenzato tantissimo. Questo disco è una meraviglia, un piccolo grande miracolo e questa canzone immensa. Con lui ho imparato che si può fare PoP di gran classe. 

Wilco: Either Way La miglior Band degli ultimi vent'anni. I loro dischi hanno accesso libero al mio cuore.

Joe Pisapia: Dancing Partner La canzone con cui ho conosciuto la musica di Joe Pisapia. Una di quelle che preferisco per costruzione, idee, testo e arrangiamento. E naturalmente per un valore affettivo enorme. Pisapia è uno dei miei eroi musicali di sempre, ho avuto la fortuna di conoscerlo e condividere musica e canzoni con lui ed è stata una grande esperienza umana e artistica. 

Johnny Cash: Hurt  Chiudo con un classico. Una canzone che mi ha letteralmente spezzato l'anima. Il testamento del dinosauro Cash, una interpretazione magistrale. Dopo averla ascoltata e assorbita io e le mie canzoni ci siamo sentiti davvero piccoli, ma abbiamo imparato una strada da seguire comprendendo da che parte sta la bellezza.


Max Meazza

(Songwriter www.maxmeazza.com)

Joni Mitchell: Both Sides Now 
Meraviglioso brano di Joni Mitchell  Marc con il quale ho registrato la sua "Charlie Parker Loves Me " ci regala una interpretazione di grande atmosfera con l'arrangiamento di Lou Pomanti..... 

Tash Sultana: Murder To The Mind 
Straordinario sound di questa hippy rocker australiana one band woman che durante i suoi live suona tutto da sola con una bella voce .....grande grinta ...andatevi a leggere la sua vicenda umana molto interessante 

Colbie Caillat: Breakin' At The Cracks 
Colbie ha una timbrica di voce che mi fa venire i brividi ...brano deliziosocaliforniana e bellissima....what else ? 

Max Meazza and Shannon Lauren Callihan: Loving Arms 
Ho registrato questo duetto con Shannon Lauren Callihan in questo splendido brano scritto da Tom Jans un classico.....ho scoperto Shannon  a Nashville ha una voce emozionante  thank you Shannon....
   
Shannon Lauren Callihan: Don't Blame It On The Timing
Eccola Shannon in un suo brano originale canta e suona da paura grandissima chitarrista con gusto super per questa bella ragazza di Nashville....funky style God bless her !


Fabio Cerbone(Critico musicale, scrittore)

(Rootshigway www.rotshighway.it)

Su invito di Marcello Matranga partecipo molto volentieri all'iniziativa per festeggiare i 20 anni di Mescalina... in fondo vi sento un po' come dei compagni di viaggio, visto che anche noi a RootsHighway abbiamo tagliato lo stesso traguardo all'inizio di quest'anno. Un saluto Ecco le mie 5 canzoni per i vent'anni, con una breve motivazione:

Ryan Adams: Let It Ride
Al netto di tutte le contraddizioni del personaggio, a mio avviso resta uno dei più grandi talenti della sua generazione, che ha saputo ridare slancio al rock d’autore americano più classico e diventare a sua volta un punto di riferimento. Uno dei migliori brani dal mio disco preferito del suo vasto catalogo.

Laura Marling: Where Can I Go?
Molte le voci femminili che hanno dominato la scena folk di questi vent’anni, dimostrando che “l’altra metà del cielo” ha fornito un grande contributo di bellezza musicale. Laura Marling a mio parere è l’enfant prodige, in continua crescita di personalità. Una degna erede di Joni.

Wilco : Impossible Germany
Ormai un’istituzione: anche se adesso meno avventurosi di un tempo, per almeno un decennio sono stati la mia band “definitiva”, quella che più di tutte ha riassunto passato, presente e futuro del rock, partendo dalle radici e arrivando alla sperimentazione. In questa canzone incredibile credo siano racchiuse tutte le loro anime.

Michael Kiwanuka – Piano Joint (This Kind of Love)
La grande tradizione soul, la raffinata eleganza del pop, i richiami alla stagione del rock psichedelico: la musica di Kiwanuka è avventurosa e classica al tempo stesso, e può davvero arrivare a un pubblico numeroso. Un vantaggio e un merito, aggiungo io: non so se saprà mantenersi su questi livelli, ma con gli ultimi due dischi ha fatto centro e questo brano è una malinconia dolcissima in cui perdersi.

Joe Henry – Richard Pryor Adressess a Powerful Nation
Autore, produttore, alchimista di suoni e canzoni, Henry viene da molto lontano, ma è proprio negli ultimi vent’anni che ha saputo affinare la sua arte, attraverso una sequenza di album d’autore dove la canzone folk ha incontrato il jazz, l’Americana, l’elettronica... Come in questo brano ammaliante e notturno, nel quale irrompe la bellezza disturbante del sax di Ornette Coleman.


Mario Evangelista (Musicista, produttore, giornalista)

(Pitchtorch www.pitchtorch.com)

Ho cercato di racchiudere in questa scelta cinque approcci del fare musica che mi hanno cambiato la vita e che ogni giorno mi spingono a guardare alla musica come lo strumento comunicativo più potente che esista.

Bert Jansch:The Black Swan (da The Black Swan)
Neil Young una volta ha detto che Jansch ha fatto per la chitarra acustica quello che Hendrix ha fatto per l'elettrica. Tutti lo hanno copiato (Jimmy Page in primis) ma nessuno è arrivato alla sua profondità e intensità. Sempre al servizio della canzone pur essendo un virtuoso, la sua musica tocca l'anima sussurrando. E questo pezzo è una splendida metafora della sua amata Scozia.

Wilco: Country Disappeared (da Wilco, the album)
Difficile scegliere un brano della band di Chicago. L'unione di una delle voci cantautoriali più fenomenali degli ultimi venticinque anni, quella di Jeff Tweedy, unita alle gesta di musicisti e compositori che potremmo definire virtuosi arguti ha creato una band che ha fatto dell'alt folk una religione. Il suono ci rapisce e le parole di Tweedy sono inattese come quelle di un Dylan che ha avuto una seconda possibilità.

Mark Lanegan: Phantasmagoria Blues (da Blues Funeral)
In questo brano Lanegan si confessa e si lamenta, ma le sue ferite sono la sua forza. Davanti al microfono c'è un uomo che ne ha viste e ne ha fatte tante ma a differenza di altri la sua voce ne porta ogni segno con superba malinconia. I suoni sono eccezionali e ci mostrano un processo di interiorizzazione del blues che lascia le dodici battute per venire in mezzo a noi tra ritmiche quasi doom ed elettronica in odor di Kraftwerk.

Nick Cave: Bright Horses (da Ghosteen)
Cos'è Ghosteen? Un opera letteraria declamata oppure un vero e proprio album? Neanche al sottoscritto è ben chiaro ma se la musica aspira ad essere Arte la direzione è questa. Attraverso Bright Horses, Cave arriva all'espiazione, riconosce il dolore, e forse trova la luce e la via per superare la perdita del figlio adolescente. 

Tom Waits: Hell broke Luce (da Bad as me)
Canzoni sulla guerra ce ne sono quante ne volete, ma qui sembra proprio di essere sotto la gragnuola di colpi di mortaio mentre nel carrarmato si suda e si prega. Il tutto condito dalla voce e dagli incomprensibili sprazzi di apocalisse del Maestro. 



Lorenzo Semprini

(Miami & the Groovers www.miami-groovers.com)

La mia playlist (In realtà i brani sono 6, ho messo un ex aequo al 5 posto): 

The Tallest man on earth: Love Is All (Album The Wild Hunt 2010)
Il piccolo folksinger svedese è stata la scoperta più sorprendente per me d questi ultimi anni, uno che sa unire qualità nelle canzoni, nel cantare, nel suonare la chitarra e nella performance live. Lo vidi per la prima volta in un concerto gratuito sulla spiaggia a Ravenna senza conoscere nemmeno un brano, dopo la terza canzone ero già senza parole.
 
Vinicio Capossela: Ovunque Proteggi (Album Ovunque proteggi 2006)
Forse una delle canzoni italiane più belle di sempre, non c'è partita quando partono quelle note di piano e la chitarra di Marc Ribot a supportare tutto. Dal vivo spesso chiude i suoi concerti con una ventata di serenità e magia, ne ricordo una versione incredibile in un concerto incredibile anni fa (spostato per pioggia dentro alla chiesa della Collegiata a Verucchio vicino a Rimini).

Bruce Springsteen: Long Walk Home (Album Magic 2007)
Bruce Springsteen ha spesso le parole giuste e semplici per descrivere anche situazioni complesse. Long walk home è un brano quasi "nascosto" dentro Magic, ma per me è da subito diventato uno dei suoi brani più commoventi ed epici. Dentro c'è il sax di Clarence Clemons, le chitarre con quel suono e soprattutto una linea di testo per me bellissima:
"Your flag flyin' over the courthouse means certain things are set in stone, Who we are, what we'll do and what we won't", come a dire che in un mondo così in bilico ci sono ancora segni e cose che possono diventare la nostra bussola nel tempo e nello spazio.
 
Damien Rice: Delicate (Album O 2002)
Damien Rice con un pugno di strumenti ed una voce incredibile ha saputo essere un punto di riferimento per una nuova generazione di songwriters. E' irlandese e con poche canzoni ha detto molto senza dover produrre per forza tanti album, chi non vorrebbe scrivere canzoni così? 

The Gaslight Anthem: The'59 Sound (Album The '59 sound 2008):
I 4 ragazzi del Jersey per me sono stati la "botta" rock che cercavo in quei giorni, con un amore dichiarato per i Clash, Springsteen, U2, Cure, questa canzone è una bomba che serve quando hai voglia di urlare e spaccare ciò che hai vicino a te. 

EX AEQUO 
Bright Eyes: The First Day Of My Life (Album I'm awake, It's morning 2005)
Conor Oberst è uno dei songwriter più interessanti del nuovo millennio, tra fragilità e scaltrezza nel saper scrivere in maniera anche pungente di certi argomenti. La canzone in questione è speciale nella sua semplicità, non sfociando mai nella banalità e resta probabilmente uno dei brani più intensi scritti negli ultimi anni. 


Claudio Trotta(Promoter internazionale)

(Barley Arts www.barleyarts.com)

Caro Gianni 
La tua sollecitazione è affettuosa e gradita ma difficile per le mie modalità di rapporto con la Musica anzi per meglio dire con i tanti universi delle Musiche. In riconoscimento del vostro prezioso lavoro di questi 20 anni ci provo 
Il racconto non è cronologico ma emozionale e parte con Devils and Dust di Bruce Springsteen ,title Track di uno degli album che più amo ,sincero ,crudo e strumento per lui credo e per noi di sicuro della amara ma necessaria ricerca e conoscenza di se stessi, dei propri fantasmi e delle proprie difficoltà psichiche e del proprio bipolarismo, insomma la forza di guardarsi dentro 
Prosegue con Joni Mitchell con Both Sides Now amara considerazione della difficoltà di amare e di vivere 
Poi si incrocia con lo zio Bob Dylan e la sua meravigliosa Workingsman’s Blues#2 da Modern Times 
La vita ,il lavoro ,l’impegno e il disimpegno. 
Trova poi una canzone di pochi giorni fa di Van The Man che con Born to be Free, in un momento in cui le nostre libertà costituzionali sono spesso sospese,ci ricorda l’importanza della libertà e del libero arbitrio 
Si conclude il mio racconto con la meraviglia della semplice e indispensabile memoria in vita e anche e soprattutto oltre la vita con I remember everything di John Prine forse il più empatico e armonico Songwriter dei nostri tempi 


 Ermanno Librasi

(Musicista www.ermannolibrasi.it) 

con gioia contribuisco alla vostra iniziativa e vi faccio gli auguri per altri … anta anni di attività.

Anouar Brahem Trio: Nihawend Lunga ( dall’album "Astrakan Café" - ECM 2000 )
Dal Maghreb  alla Francia per approdare in Austria, dove viene registrato nel monastero di St Gerold, arriva un suono molto raffinato che vede, oltre al titolare all' Oud (liuto arabo), il clarinettista turco Barbaros Erkose e il percussionista tunisino Lassad Hosni che intrecciano melodie e ritmi sia tradizionali che di propria composizione
 
Jan Garbarek, Twelwe Moons ( dall’album “Dresden" - ECM 2009… in realtà il brano è del ’93 su omonimo disco...  )
Uno dei maestri della prima generazione del “Suono del Nord” ( non posso non menzionare il prezioso libro di Luca Vitali ed. Auditorium) che Manfred Heicher ha saputo sapientemente fotografare e fare apprezzare in tutto il mondo… che piaccia o no!
 
John Surman, Whistman’s Wood (dall’album “Saltash Bells” - ECM 2012 )
Brano di apertura di un disco sorprendente sulla via dei precedenti “in solo” (come non ricordare lo straordinario “Private City” dell’ 88) che hanno fatto del plurifiatista inglese una icona di grazia, creatività e ricerca di un suono unico 

Food, This is not a Miracle (dall’album omonimo - ECM 2015 )
Iain Ballamy e Thomas Stronen, sassofoni e percussioni, con un uso sapiente e intrigante dell’elettronica intesa come terzo musicista
 
Eiving Aarset,  Nymphs and Eurasian Horses ( dall’album “The Height of the Reeds” - Rune Grammofon 2018 )
Atmosfere magiche del “North Sound” con Jan Bang al Live Sampling e Arve Henriksen alla tromba dal suono di Shakuhachi 


Daniele Biacchessi

(Giornalista, Radio ON www.danielebiacchessi.it www.pontidimemoria.it)

Van Morrison: Listen To The Lion (Live at London BBC Radio Theatre) 
Billy Bragg/Joe Henry: In the Pine (Shine a Light) 
Ry Cooder: Jesus and Woody (Prodigal Son)
Ben Harper and the Blind boys of Alabama: There will be a light 
Gang: Mare Nostro (Sangue e Cenere) 


Gabriele Orsi

(Musicista www.gabrieleorsi.com)
 
sono stato invitato da Vittorio Formenti ad inviarvi una playlist di 5 brani significativi per me per i vostri vent'anni. ne approfitto per farvi i miei auguri e complimenti. 

Andy Summers: Green Chimneys (T. Monk) dall’omonimo disco di Andy Summers ex Police qui in veste di chitarrista jazz in un omaggio alla musica di T. Monk. il cd è del 1999 e anche se ha più di vent’ anni è un brano a cui sono molto legato, ormai è entrato a far parte dei brani che suono più spesso

Terri Lyne Carrington: The Invisible da “Structure (2005)” - Supergruppo con Adam Rigers, Greg Osby e Jimmy Haslip

Wolfgang Muthspiel e Mick Goodrick: Throughout dal cd in duo Wolfgang Muthspiel e Mick Goodrick “Live at the jazz standard (2010)”

Andrew Cyrille: Worried Woman da “Lebroba (2017)” in cui è presente Bill Frisell che adoro e a mio avviso questa è una delle sue migliori registrazioni degli ultimi anni.

Michel Portal: Bailador dal disco omonimo di Michel Portal (2010) è il brano in cui ho ascoltato per la prima volta il chitarrista Lionel Loueke 


Sergio Polito

(B-Wops https://www.facebook.com/B-WOPS-195823840486662/)

Non è stato facile .... non che dal 2000 ad oggi io non abbia più ascoltato buona musica, ma perché gli autori che ho scelto, che poi sono tra i miei miti musicali, hanno probabilmente prodotto il loro meglio nello scorso secolo .... 
I brani scelti, che sono comunque dei bei brani, hanno tutti un significato profondo, che alla fine conferma la mia preferenza verso la grandezza degli autori.

Ultimo entrato nella lista dei miei preferiti, Keb Mo’, che ha sfornato dischi molto belli, ma soprattutto Oklahoma, un capolavoro, con brani pieni di significato, tra cui su tutti Put A Woman In A Charge , che dimostra sensibilità ed ammirazione nel ruolo della donna nella nostra società, soprattutto in un periodo in cui le donne sono spesso vittime di femminicidio, ma anche sfruttate e poco considerate.
David Crosby ha pure sfornato molti dischi di recente, alcuni con brani molto positivi, probabilmente come dice lui per l’approssimarsi della vecchiaia (e della fine ?) Ho scelto Michael ( Hedges Here) , episodio bello e toccante da Crosby & Nash (2004), che manifesta l’affetto verso un musicista stupendo, Michael Hedges, prematuramente scomparso. Mi piace pensare al valore dell’amicizia, quel sentimento che purtroppo sembra essersi arenato tra CSNY, se mai fosse realmente esistita.
L’amicizia è quel sentimento che mi fa scegliere anche il terzo brano, forse non la migliore versione in assoluto, The Dark End Of The Street  tratto dal disco Ry Cooder and Corridos Famosos Live in San Francisco”. 
Il brano è molto bello, ma mi emoziona il modo in cui Ry alla fine ringrazia i cantanti, Arnold Mc Culler ma soprattutto Terry Evans, compagno di mille battaglie, tenore potente ed ispirato, che ci ha lasciato poco dopo. Ammirazione ed affetto profondi.
Non può mancare in una playlist John Hiatt, per me il più grande autore in assoluto. Anche qui, produzione costante, dischi belli e alcuni meno, brani comunque sempre all’altezza. Ne ho scelto uno particolare, un po’ diverso dal resto della sua produzione musicale. 
When New York Had Her Heart Broken, tratto da Dirty Jeans and Mus Slide Hymns, che ci parla dell’ 11 sSttembre e dell’attentato alle Torri Gemelle. Qui John testimonia il dolore, la sofferenza di noi tutti ma anche sua che ha vissuto in diretta quegli eventi.
E poi Bruce Springsteen, the BOSS. Qui ho scelto un altro brano tosto, molti dicono il suo ultimo grande brano. Devils And Rust tratto dall’omonimo album del 2005. Un capolavoro: guerra, paura, rassegnazione, speranza, Dio, chitarra , armonica a bocca .....  ascoltare per credere.
Caro Aldo, cari amici .... mi hai dato questa opportunità di sgranchirmi le dita e la mente ....  grazie 
Con affetto Sergio Polito 


Lorenz Zadro

(Chitarrista, autore, produttore artistico, promoter e divulgatore musicale www.zadrolorenz.com

Leo Bud Welch: Praise His Name (dall'album Sabougla Voices, 2014)
Con il suo stile essenziale e la sua simpatia trascinante, ha insegnato a tutti come si può esordire e conoscere il successo dopo aver inciso il primo disco all’età di 81 anni. Non era mai uscito dai confini del Mississippi, ma dopo il sorprendente esordio ha girato e conosciuto il mondo, sempre con la sua chitarra rosa brillantinata a tracolla. Indelebile il suo ricordo. 

North Mississippi Allastars: Shake 'em on Down (dall'album Hill Country Revue, 2005)
I fratelli Luther e Cody Dickinson sono cresciuti artisticamente frequentando nel massimo rispetto le famiglie di R.L. Burnside, Junior Kimbrough e Otha Turner: un ponte tra la generazione blues passata e contemporanea. Nei NMAS si è trovato finalmente l’anello mancante. 

Yola: Faraway Look (dall'album Walk Through Fire, 2019)
Dan Auerbach, continua il suo percorso come produttore aprendo la porta a molti artisti. Tra le più recenti produzioni, quella di Yola. Un’esplosione orchestrale di buon gusto tra ritmi, suoni, influenze e colori. La sua voce vola, scalda la stanza e lo spirito. 

Mora & Bronski: Spaghetti Blues (dall'album 50/50, 2018)
Mora & Bronski affrontano con sarcasmo e irriverenza il sottile doppio senso tra la vita in senso lato e la difficoltà di fare una musica come il blues in Italia, paese piuttosto refrattario al genere. Con questo brano, tra echi di "American Recordings" di Johnny Cash e musica operistica italiana, Mora & Bronski lanciano la sfida del “Bluesautorato”.
 
Lucio Corsi: Cosa Faremo da Grandi? (dall’album Cosa Faremo Da Grandi?, 2020)
Mentre l’attuale scena italiana prende sempre più le distanze dalla ‘vecchia scuola cantautorale’ ci pensa Lucio Corsi a rallentare la corsa. Questo suo terzo album segna il grande passo verso la notorietà e conferma Lucio come la nuova speranza del cantautorato italiano. 


Seba Pezzani

(RAB4, traduttore, autore di libri, giornalista www.facebook.com/RAB4-218856261510486/)

Tom Petty & The Heartbreakers: The last Dj (2002)
In qualche modo, Tom Petty è l’ultimo paladino del vecchio rock’n’roll, l’ultima superstar in grado di prendere il sound che ci ha fatto innamorare di questa musica e creare qualcosa di ancora intrigante, genuina. Uno dei pochi grandi rocker a saper parlare alla gente senza partorire banalità. L’ultimo DJ, appunto.

Marty Stuart & His Fabulous Superlatives:The unseen hand” (2005)
Un brano gospel volutamente nello stile degli Staple Singers, armonie vocali sublimi con un arrangiamento strumentale all’osso, la riproposizione di un classico.

Eric Bibb: Needed Time (2006)
Una voce e una chitarra, un novello Josh White, un Bill Withers più intimo e meno mondano, un bluesman universale. Needed Time è uno splendido brano tradizionale che Eric, un chitarrista acustico sopraffino e un cantante dalla voce caldissima, fa suo. Abbiamo tutti bisogno di un momento. Adesso. 

Doug Seegers: Going Down To The River (2014)
Un cantastorie dimenticato, il prototipo del loser americano che resta aggrappato alla vita così come le sue dita non si staccano ostinatamente dal manico di una chitarra acustica che ha visto giorni migliori. Una voce arrochita da centinaia, migliaia di nottatacce. La canzone nel miglior senso del termine. Musica country ai migliori livelli. 

David Bowie: Blackstar (2016)
Non sono mai stato un fan di David Bowie, ma il suo disco epitaffio, Blackstar, mi ha colpito immediatamente per la sua profondità elegiaca, un senso di tragedia imminente e intensità emotive che solo i grandi sanno trasmettere. La canzone omonima ha in sé l’impalpabilità del capolavoro.


 
Antonio Boschi

(Co-fondatore di A-Z Blues, grafico, fotografo, e molto altro… https://a-zblues.com)
 
Neil Young: No Wonder (dall’album Prairie Wind, 2005)
L’ultima grande perla acustica di Neil Young che con Prairie Wind conferma, ce ne fosse motivo, che lui dopo Dylan è il più grande artista statunitense. Con No Wonder unisce tutti i generi musicali, dal country al soul, con l’inconfondibile stile del canadese. 

Luther Dickinson: Let It Roll (dall’album Blues & Ballads, A Folksinger’s Songbook: Volume I & II, 2016)
Figlio d’arte e artista dalla grande cultura musicale, Luther Dickinson confeziona un album che ripercorre la storia della musica del Sud degli USA, con la giusta semplicità ed intensità. 

David Bromberg: Diamond Lil (dall’album Big Road, 2020)
Il grande chitarrista di Philadelphia recupera un suo storico brano degli anni Settanta e ci regala una toccante versione nel suo ultimo disco, uscito nel 2020. 

Scott H. Byram: Gotta Get To Heaven (dall’album Sold Out To The Devil, 2019)
Album in tiratura limitata che raccoglie alcuni dei brani a carattere religioso di questo poliedrico artista che unisce il blues più arcaico, con l’hillbilly, il punk fino all’heavy metal con assoluto gusto. 

Carolina Chocolate Drops: Hit ‘Em Up Style (dall’album Genuine Negro Jig, 2010)
L’importanza di questa formazione è di aver riportato all’attenzione di un pubblico, anche giovane, la musica delle tradizioni statunitensi, sia bianca che nera. Il tutto con bravura e nel totale rispetto dei suoni originali.


 
Tiziano Cantatore

(Songwriter, Giornalista, autore di libri, Bikers www.tizianocantatore.it)

Mamma mia! Cinque canzoni significative per vent’anni di musica è perfino doloroso elencarle. Diciamo che tra le centinaia di canzoni che formano la mia colonna sonora personale dal 2000 al 2020, metterei sicuramente queste. 

John Prine: Long Monday (dall’album Fair & Square 2005) Prine, è la mia colonna sonora da sempre e lo è stata anche per questo ventennio. In un album bellissimo e intenso, Long Monday dalle prime note mi ha subito conquistato. Quasi un mantra. Ti entra nel cuore e non ti lascia più.

Tom Petty: Down South (da Highway Companion 2006) Semplice, cruda, essenziale, potente. Quanto ci manca Tom Petty! 

Francesco Guccini: L’ultima Volta (dall’album L'ultima Thule 2012). Quando usci il mio primo disco nel lontano 1976, un critico scrisse su una nota rivista di musica di allora: “Tiziano dovrebbe scrollarsi di dosso l’ombra di Guccini”. Io musicalmente ci ho provato, ma personalmente non mi sono mai sognato di farlo. Adoro la sua scrittura, la sua poesia, la sua nostalgia, il suo modo di scavare nei sentimenti. Questo brano mi ha riportato le emozioni di Incontro, Vedi Cara e altri capolavori.

Lucinda Williams: All You Alright? (da West 2007). Lucinda. Le sue canzoni “disperate” non possono mancare in questo strano ventennio di musica e di vita. Da questo album che in verità a molti non è piaciuto, io ci ho sempre trovato diverse canzoni a farmi compagnia. All You Alrigh? è una di queste nella sua disarmante semplicità. “stai bene?” “dormi per tutta la notte?” “hai qualcuno da tenere stretto?” “Qualcuno con cui uscire?” “Qualcuno da abbracciare? Da baciare?” “abbraccio e bacio?” “Stai bene?”. Adoro questa canzone, oggi più che mai.

The Milk Carton Kids: The Only Ones (dall’album omonimo 2019). In quesi tempi di un 2020 incerto, in atmosfere cupe postbelliche, le musiche e le chitarre di Kenneth Pattengale e Joey Ryan (The Milk Carton Kids) riescono a trasportarmi in una galassia a me congeniale. Scelgo il brano The Only Ones ma le loro superbe armonizzazioni vocali e le loro magiche e svolazzanti chitarre, mi accompagnano regolarmente in tutto il loro repertorio (magnifico il loro Live From Lincoln Theatre ) in un loop tranquillizzante e sereno per il prossimo ventennio. 

Auguri Mescalina per tanta musica ancora!



Alberto DeGara

(Songwriter www.albertodegara.com) 

con immenso piacere aderisco a questa bellissima iniziativa allegando i 5 brani di questi ultimi anni per me più significativi. Rinnovo a tutta la redazione i miei più sentiti auguri per il traguardo raggiunto, ringraziandovi per l'appassionato e prezioso lavoro svolto a sostegno della musica  in tutti questi anni. In particolare un sentito GRAZIE per l'attenzione rivolta ad artisti emergenti ed indipendenti dei quali mi arrogo il diritto di fare parte. Auguri! 

Robert Cray Band: You're Everything (dall’album In My Soul, 2014)
Blues, funky, soul… niente fronzoli, suoni puliti e cuore spalancato. 

David Corley: Easy Mistake (dall’album Available Light, 2015) 
Dolce  malinconia, cercando di ricordare quale sia “il suono dell’amore”. 

Glen Hansard: Philander (dall’album Rhythm and Repose, 2012)
Struggente, sincero. Perfetta simbiosi di parole e musica. 

Gregory Alan Isakov: San Luis (dall’album Evening Machines, 2018)
Viaggio, libertà, serenità. Paesaggi sconosciuti diventano improvvisamente familiari. 

Damien Rice: My Favourite Faded Fantasy (dall’album My Favourite Faded Fantasy, 2014)
Delicato, ispirato, evocativo. Ingeneroso considerarla semplicemente una canzone. 



Max Marmiroli

(Musicista ( Sax)  Musicologo, autore di libri www.facebook.com/max.marmiroli)

Vijay Iyer (pianista di origini Indiane) Trio: Somewhere dall'album (vinile doppio) HISTORICITY su ACT 2009  

E.S.T. (Esbjorn Svensson Trio): Tuesday Wonderland dall'album (vinile quadruplo) Live in Hamburg su ACT 2007, del pianista svedese tragicamente scomparso nel 2008....sono due brani scelti da due opere stupende che fanno parte di un movimento molto ampio che si è sviluppato verso la fine degli anni Novanta all'interno del jazz europeo (soprattutto nordico e in parte anche mediterraneo) dove si cerca l'allontanamento dalle formule ormai accademiche del mainstream-jazz americano che domina il panorama jazzistico contemporaneo.

Rocco De Rosa: Pashka * (con Daniele Sepe al sax tenore) dall'album (solo su CD) Trammari su Il Manifesto del 2006. Un album di stupende contaminazioni mediterranee.

Ben Allison: Goin’ Back (cover del brano di Neil Young) dallo strepitoso album (solo CD) Peace Pipe su Palmetto del 2002. Ben, contrabassista del Connecticut, è uno dei pochi jazzman americani che cerca di svincolarsi dalla routine contaminando le sue composizioni e i suoi arrangiamenti anche con strumenti non usuali nel jazz.

Ravi Coltrane: For Turija brano in trio (sax tenore, contrabbasso - Charlie Haden - e arpa) dall'album (solo CD e sinceramente piuttosto inserito nel noioso suono mainstream del jazz americano attuale) Blending Times su Savoy Jazz del 2009. Il brano in questione fu composto in omaggio ad Alice Coltrane da Charlie Haden e pubblicato nel 1976 in un album di duetti. In questa versione, forse proprio per il forte sentimento che lo sostiene, il figlio di John e Alice (1937-2007 r.i.p) supera l'impostazione mainstream regalandoci 9 minuti di incredibile suggestione degna delle cose migliori del suo grande papà.  

Salutoni dal vecchio "Grizzly". 



Marco Grompi

(Musicista Rusties, Scrittore, Traduttore www.facebook.com/rusties) 

Ciao "Mescaleros", Auguri! Su gentile invito di Gianni Zuretti vi invio la mia Playlist commentata (5 brani anni 2000/2020). Keep on rockin'. 

Bob Dylan:Things Have Changed (2000)
Dylan inaugurò il nuovo millennio dicendoci che “le cose sono cambiate” con questo brano “regalato” alla colonna sonora di Wonder Boys (gli frutterà un Premio Oscar come miglior brano originale). Dopo Time Out Of Mind fu per me la conferma che era e sarà sempre lui, il più grande di tutti. 
 
The Walkabouts: Radiant (2001)
Già da alcuni mesi lavoravo come ufficio stampa italiano per la gloriosa etichetta tedesca Glitterhouse e quella mattina mi ritrovai con Chris Eckman e Carla Torgerson a Milano, per promuovere il nuovo, meraviglioso, album dei Walkabouts, Ended Up A Stranger (da cui è tratta Radiant). Era l’11 settembre 2001 e, insieme, guardammo crollare le Twin Towers in diretta tv dall’albergo milanese in cui avrebbero dovuto incontrare i giornalisti. Una giornata d’angoscia (anche la loro Seattle era sotto attacco) in cui capimmo che il futuro del mondo (e quindi delle nostre vite) sarebbe stato tutt’altro che “radioso”. 

Cristina Donà: Universo (2007) 
Cristina è un’amica fin da quando, una trentina d’anni fa, scoprimmo quellreciproche affinità musicali che ci portarono a formare i Lullematt e girare in duo nel circuito dei folk club tra il ’92 e il ’96. Da allora la sua carriera solista si è costellata di capolavori tali da rendere il suo percorso artistico degno del rispetto e della considerazione di cui (altrove) godono una Joni Mitchell o una Patti Smith. Stelle buone, Goccia, Dove sei tu, Così vicini, Il senso delle cose… L’incanto della sua voce e delle sue canzoni è “come una vertigine che danza e ci porta al di là del tempo”. 
 
Wilco: Impossible Germany (2007)
Tra le varie propaggini del cosiddetto genere alt. country, ho sempre avuto un debole per quegli artisti che non hanno paura di andare “un passo oltre il recinto”. La band di Jeff Tweedy stava coraggiosamente cambiando regole e approccio alla materia già dai tempi di Yankee Foxtrot Hotel, ma questo brano (come anche tutto l’album Sky Blue Sky da cui proviene) divenne la logica e imprescindibile colonna sonora delle decine di migliaia di chilometri macinati in furgone durante le varie tournée tedesche dei Rusties. 

David Bowie: Where Are We Now? (2013)
Probabilmente avrei dovuto mettere Lazarus o Blackstar per il devastante effetto emotivo che mi provocarono nel momento del suo addio a questo mondo, reso anch’esso un’opera d’arte come pressoché ogni altra cosa fatta da Bowie. Tuttavia questa malinconia, questo smarrimento, questa voce che tornava dopo anni di silenzio per dirci che stava “portando a spasso la morte”, ancora muovono le stesse corde emotive che sentii vibrare allora: “Nel momento in cui capisci, lo sai”.

Francesco Piu

(Musicista, Bluesman www.francescopiu.com)

Alabama Shakes: Don’t Wanna Fight
Paolo Nutini: Iron Sky
Norah Jones: Don’t Know Why
Ben Harper: Take My Hand
Eric Bibb: Spirit I Am

Marino Severini (Gang www.the-gang.it)

fatta al volo ,  all'alba, in perfetta solitudine ...
GRAZIE ancora per l'invito a far parte.. Ci sentiamo per Ritorno al Fuoco,  intanto BUONA FORTUNA

Bob Dylan: Murder Most Murder Most Foul  (dall’album Rough and Rowdy Ways)
Il Testamento degli Dei 

Wilco & Billy Bragg: Mermaid Avenue Vol.I e II
(qui siamo sopra il "ponte" fra i due secoli...)
Le Radici e le Ali- (L’America rientra clandestinamente negli USA, a bordo del vecchio Cavallo di Troia e da inizio ad un nuovo secolo..il Futuro ha un cuore,…. Antico) 

Eddy Vedder: Into The Wild
La processione del Venerdì Santo, lungo le Stazioni di una PASSIONE, la crocefissione del nuovo Cristo: il Figlio!
 
Gang: Sangue e Cenere 
i miei vent’anni: i Migliori 

Johnny Cash: Solitary Man
La teologia del rock. La promessa al tramonto fatta da “Croce a croce “


Jimmy Ragazzon

(Mandolin Brothers, www.mandolinbrothers.bandzoogle.com) 


Sono molto felice di partecipare alla cinquina per Mescalina, in occasione del suo ventesimo anno.Ho aggiunto, di mia iniziativa, anche 5 jazz albums, perché penso che ci siano, in particolare in questi ultimi anni, diverse nuove idee interessanti, provenienti da quel genere musicale.Quindi AUGURI a tutti gli amici della redazione di Mescalina e GRAZIE per il vostro costante sforzo di propagare cultura: ne abbiamo molto bisogno. 

5 canzoni 

Bob Dylan - Workingman Blues #2
Modern Times 

Joe Strummer & The Mescaleros – Coma Girl
Streetcore 

Jon Manson – Together Again
Angel On The Other Side 

Joe Henry – Mule
The Gospel According To Water 

Bob Dylan – I Contain Multitudes
Rough and Rowdy Ways
 

5 Jazz Albums 

Kamasi Washington: The Epic 

Abdullah Ibrahim: The Balance 

Han Petter Molvær: Er 

Roy Hargrove - RH Factor: Hard Groove 

John Coltrane: Both Direction At Once

 

Guido Giazzi (Direttore Buscadero)

 

Ecco le mie cinque canzoni:

Van Morrison If we want mountains

Bob Dylan I contain multitudes

Gang Mare Nostro

Norah Jones Come Away With Me

Bruce Springsteen My City of Ruins

ADDITIONAL

(Johnny Cash + Joe Strummer Redemption Song)