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LaPara In anteprima l'EP Anche le piante muoiono

28/06/2022 di Ambrosia J. S. Imbornone

#LaPara#Emergenti#Alternative

In anteprima il delizioso nuovo EP del gruppo bolognese, che si muove tra leggerezza apparente e divertita e sfumature agrodolci, lo-fi pop, twee pop e jangle per affrontare paure e ostacoli, cosi' come il tempo che passa, e per sorridere dei mali.
Vi presentiamo in anteprima Anche le piante muoiono, il nuovo EP de LaPara, un delizioso lavoro lo-fi pop, dalle sonorità giocose e dalle atmosfere agrodolci, tra arpeggi acustici e ritmi vivaci; non mancano chitarre elettriche corroboranti, mentre le chitarre acustiche scampanellanti con echi anni ’60 e jangle-pop fanno pensare anche al twee pop.

Si tratta del secondo EP del gruppo alternative rock di Bologna, che rappresenta “un momento di consapevolezza”: “il bambino che capisce il contrario del gioco, del bello, della vita, che dietro al bianco c’è anche il nero. Se Tutti gli animali del mondo, il primo EP della band uscito nel 2021, raccontava le paure, Anche le piante muoiono è un piccolo tentativo di vederle, capirle, odiarle e affrontarle. I suoni, rispetto al primo, sono più forti e decisi, meno sussurrati: è un momento di crescita e liberazione.
Questo lavoro piccolo e grande si pone come un continuo e un punto rispetto all’EP precedente: lo accoglie e raccoglie, nell’attesa del primo disco della band
”.

Tra gli artisti italiani, le melodie e l’atteggiamento DIY del gruppo potrebbero far pensare per esempio ai momenti più placidi e dolceamari del secondo disco di Maria Antonietta, oppure la sottile ironia di Che male che e la linea vocale potrebbero rammentare alcuni pezzi di Erica Mou. I momenti più folk-pop potrebbero invece far venire in mente gli Shalalalas. I confronti non vi facciano pensare però a qualcosa di già sentito, quanto a qualcosa di interessante e da sentire.

I versi del gruppo bolognese sembrano a tratti filastrocche o mantra da ripetere, ma celano dubbi, tematiche e significati esistenziali anche profondi, con cui fare i conti.  

Si parte con Papavero, che si concentra su immagini significative (come la luce nascosta del papavero, o il cuore nascosto dell’altro), per parlare del quotidiano, dei suoi ostacoli (come gli impicci burocratici della telefonata a un numero di assistenza che apre e chiude la canzone) e delle speranze di superarle. D’altronde – si legge nella presentazione del brano – “non è detto che siamo automaticamente pronti ad accogliere i germogli dei sogni che si trasformano realtà. A volte le cose è meglio desiderarle che ottenerle. A volte i cambiamenti fanno paura, anche quando spingono verso qualcosa che abbiamo sempre pensato di volere. Cresciamo, diventiamo grandi, impariamo a considerare la possibilità della delusione. “Cadono dal cielo le stelle a Ferragosto, cadono dal cielo non è il loro posto”, non è forse questo il senso? E allora lasciamole lì quelle stelle, perché andare a raccoglierle?”.

Forse le stelle non esaudiscono desideri e non si possono prendere, ma “Se mi dici che le prendi / io ti guardo da quaggiù”. Anche nella disillusione che allontana dagli incanti infantili forse si può ancora desiderare qualcosa, almeno di non rimanere da soli o non farsi male: “Ma promettimi / che è anche se è buio / mi trovi, / che se cadi / non muori”.

Corpo, che musicalmente potrebbe sembrare un brano spensierato e scanzonati, pone una domanda universale: “Come cambia il corpo?”, “la domanda della crescita, della consapevolezza, della paura, della trasformazione che si vede e di quella che si vede meno”. “Corpo” è “una bambina che si guarda allo specchio, un’adulta che cambia la sua pelle, una canzone che guarda le stelle e si chiede che cosa c’è dietro”. Gli interrogativi su morte e persino risurrezione possono sembrare infatti quelli dell’infanzia, ma diventano anche uno spunto per riflettere sul tempo che passa, portandosi con sé “le mode, i passaporti e gli amanti”.

Che male che è una divertente marcetta brit che scherza sui mali che si allargano a tutto il corpo e su mancanze che diventano simboliche e “metafisiche”, per esprimere una condizione imperfetta: “Il mio cuore è senza un vaso, / la mia mano è senza un dito. / È caldo e manca il sole”. “Ci sono molti tipi di “male” e ovviamente molti modi di raccontarlo. Ci si può lamentare, si può far finta di niente, si può guardarlo con terrore oppure con un sorriso consapevole. E questo è uno dei superpoteri dei LaPara: quello di farci guardare tutto con un sorriso consapevole e di farci muovere la testa su e giù anche mentre sentiamo parlare di male. Siamo esseri umani, i nostri ingranaggi sono felicemente imperfetti e a volte accumuliamo qualche male irrisolto qua e là che ci portiamo dietro. E quello continua a pulsare e torna a farsi sentire come un dente mal curato. Ma se la vita continua a proporci spigoli contro i quali sbattere i mignoli, non dobbiamo arrenderci e restare immobili per evitarci il dolore, non funziona così! Dobbiamo fare su e giù con la testa, ballare, muoverci. Per questo esistono i LaPara, per farci saltare anche sul “male”.

Chiude l’EP l'unico brano che non sia stato un singolo finora, la sospesa e sfumata Letto, che pure, attraverso metafore come “un letto senza un gatto” o “un tango” che non si balla, racconta con lievità, ma anche efficacia e immediatezza uno stato d’animo malinconico in cui si avverte l’assenza di ciò che manca. Letto è “dove finisce il giorno e tace il pensiero, si perde tra i pesci, le stelle, gli stormi”, “dove si incontrano i baci e si scambiano gli occhi”. Letto è “dove ti aspettano i mostri”.

LaPara sono Rebecca, Giovanni, Michele, Andrea, Emanuele e Giacomo. Anche le piante muoiono è in uscita il primo luglio per Costello's Records.


Foto: Giacomo Gelati

Artwork: Silvia Righetti

Tracklist

  • Papavero
  • Corpo
  • Che male che
  • Letto
 

 

Crediti

Testi e musica: Rebecca Paraciani
Prodotto e registrato da Giacomo Gelati from Altre di B
Master: Luca Lovisetto from Baseball Gregg

Biografia

LaPara è un progetto lo-fi pop che prende forma nel 2018 dentro la stanza di Rebecca. Dalla stanza si sposta al salotto, dove nei mesi della quarantena vengono registrati i cinque brani che andranno a comporre il primo EP della band, Tutti gli animali del mondo, uscito il 23 aprile 2021. 

Le sonorità sono sghembe e al tempo stesso ricercate. La band suona un pop elegante e zuccherato che trasforma le paure comuni in suoni freschi e sfacciati, in un'atmosfera onirica e di contrasti, che si ispira al gioco dei bambini.

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