Giorgio Gaber

Giorgio Gaber

Milano per Gaber 2018 - Gaber - Fossati


28/03/2018 - di Laura Bianchi
Un incontro speciale, una presentazione, un ricordo condiviso. Una serata riuscita.
Già quindici anni. Solo quindici anni. Perché, quando un gigante della cultura italiana come Giorgio Gaber scompare, non lo fa mai completamente, ma lascia solchi profondi, nei quali vengono piantati semi che fioriscono in modi inaspettati, fecondi e sorprendenti.

Milano, a cui Gaber ha dedicato, nella critica affettuosa, come nella rappresentazione più viva e realistica, tante canzoni, lo ricorda da sempre nell`unico modo possibile: facendo fiorire quei semi. Ma stavolta lo fa con un evento speciale: la pubblicazione di Le donne di ora, una raccolta di brani scelti, curati, rimasterizzati e portati a nuova vita e profondità da un riconoscente Ivano Fossati, che presenta il progetto in un Teatro Grassi stracolmo di un pubblico di ogni genere e età, a testimoniare la straordinaria capacità del Signor G di parlare in un codice sempre attuale.

L`incontro, che vede Fossati dialogare con Massimo Bernardini, non è però solo l`occasione per promuovere il disco, contenente un prezioso e bellissimo inedito, che dà il titolo all`album, ma è soprattutto lo spunto per percorrere la vita artistica e umana di un intellettuale sempre presente a se stesso e al proprio tempo. Questo appare evidente dal confronto fra i video degli inizi, che presentano un Gaber diciannovenne cantare Ciao ti dirò, a capo di una rock band in giacca e cravatta (ma quanto più sovversiva rispetto a tanti rocker di oggi, solo falsamente anticonformisti!), e quello che vede l`artista interpretare, nel 1996, una sempre attuale Il conformista. Non è solo la qualità del suono, "moltiplicato e ripulito, restituito alla sua profondità", come afferma Fossati, ad incantare, ma anche la percezione netta di una consapevolezza, da parte di Gaber, di individuare e sostenere un ruolo culturale e artistico ben delineato, intimamente coerente e preciso, che si definisce in modo sempre più netto nel corso del tempo.

Durante l`ora e mezza, anche Fossati si mette a nudo, rivelando la propria fascinazione adolescenziale per Gaber, prima attraverso l`ascolto della facciata B del 45 giri Com`è bella la città, ossia Chissà dove te ne vai, un brano assolutamente contemporaneo e molto vicino alle corde del futuro autore di L`orologio americano o altri capolavori sul rapporto uomo - donna; poi, come spettatore di una performance di Gaber con Mina, al Salone Margherita di Genova, che Fossati definisce stregonesca: nella prima parte dello spettacolo, venne presentato Il Signor G, per la prima volta, provocando, sempre secondo Fossati,  un assoluto trionfo.

Capiamo così perché il cantautore genovese fece conoscere il mai abbastanza compianto Beppe Quirici a Gaber, per la produzione del suono dei suoi ultimi dischi; e capiamo anche il senso profondo di questo impegno: come se Ivano volesse ringraziare Giorgio per la sua eredità profonda, e insieme diffondere la memoria della profondità e della forza di Gaber, soprattutto in questi tempi superficiali e liquidi.