Negazione

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Negazione 30 anni e non sentirli!

25/10/2022 di Arianna Marsico

#Negazione#Italiana#Alternative

A trent'anni dallo scioglimento dei Negazione la Spittle Records ristampa i 4 LP della storica formazione hardcore torinese, un'occasione per ricordarli ed eventualmente scoprirli...
È un bel momento per l’hardcore italiano. Il film Margini  ne ha celebrato l’etica DIY , la voglia di provarci comunque. E nei titoli di coda non a caso, tra le varie realtà punk - hardocore, vengono ringraziati i Negazione. Che si sciolsero esattamente trent’anni fa con queste parole:


“Fine di una storia grande e importante, di nove anni e mezzo passati a suonare, registrare, provare, viaggiare e tutto il resto che non importa un cazzo raccontare: ma noi sappiamo e altri con noi, molti altri con noi e che abbiamo provato a esprimere con dischi, concerti e tutto il resto, musica e parole, oltre, molto oltre.

Una dedica speciale per Max che è stato un grande roadie, fondamentale per gli ultimi di questi anni, e che resterà sempre un grande amico e fratello.

La sfida continua, insieme allo spirito, intanto che i negazione si sono sciolti.

1992, fine dei Negazione.

“i sensi di chi capisce hanno visto, fiumi di parole, gli occhi del mio cuore, domani, oggi: tempi uguali, nel vuoto, nel vento, nel vento, mi muovo, scenari, diversi, importante è capire, urlare di rabbia e poi ridere, ridere ancora. domani, oggi: tempi uguali, nel vuoto, nel vento. macchie di vita e giochi, giochi nel vento. silenzio, poi passa. io penso, io guardo e gioco, gioco nel vento, vince lo sguardo, è questo il momento, di giochi, giochi nel vento.” ("Giochi nel vento", Negazione 1991)

1992, Negazione: ci siamo sciolti.

Estate di quest’anno: si è deciso, non suoniamo più. Nove anni e mezzo: casini, tutto e poi niente. Ci sarà tempo per raccontare.

Un'altra dedica speciale per il nostro ultimo batterista, Massimo. Grande, bravo e fondamentale: non appare su nessun disco, ma ha lasciato un segno positivo.

1983-1992: improponibili parole, motivi eccelsi, assenza di risposte. Stato di confusione.

Intanto che i Negazione si sono sciolti.

Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato a vivere e suonare questi nove anni e mezzo: road-crew, palchi, dischi, studio, pezzi, prove, furgoni, chilometri, miglia, pianti, risate, abbracci, salti, corde rotte, corde nuove, amplificatori, mucchi, storie, idee, suoni e canzoni.

Fondamentalmente, emozioni.

Dedicato ai ragazzi del mucchio selvaggio.

1992: no more Negazione.”

Salutare in un momento di stato di grazia, lasciando tutto intero, ben prima che Marco Mathieu passasse a suonare il basso e a fare il giornalista dal Cielo.

Proprio in questo periodo la Spittle Records, rinata all’interno di Goodfellas nel 2005 (dopo la chiusura negli anni ‘80)  grazie al suo fondatore Simone Fringuelli, ci regala le ristampe di quattro dischi della band, i tre LP Lo Spirito Continua (1986), Little dreamer (1988), 100% (1990) e la raccolta The Wild Bunch / Early Days (1989). Sempre quest’anno poi le edizioni Goodfellas pubblicano il volume Collezioni di attimi. Negazione 1983-1992.

La band torinese è sempre stata estremamente vitale e mutevole. Al nucleo storico, Guido Sassola ("Zazzo",voce), Roberto Farano ("Tax", chitarra) e Marco Mathieu (basso) si sono avvicendati diversi batteristi, tra cui l’ultimo Massimo Ferrusi, Fabrizio Fiegl, in seguito DJ Fabbri,  e un certo Giovanni Pellino, che forse molti ora si ricorderanno come Neffa.

Il fatto che Mathieu dopo lo scioglimento della band abbia intrapreso un percorso da giornalista e che Pellino musicalmente abbia preso altre vie, prima con i Sangue Misto, nei quali all’inizio militò anche Fiegl, e poi da solista, mostra la forza dei Negazione, ossia il non autoghettizzarsi. Tax, in un’intervista a Rolling Stone  dichiarò, a proposito delle polemiche dopo il concerto al Monsters of Rock:  “Del resto eravamo abituati alle critiche già dai tempi di Little Dreamer, che venne accolto con l’osservazione «siete diventati metallari». Insomma, c’era sempre qualcuno di duro e puro che si sentiva di giudicare un gruppo, magari perché faceva un disco diverso dal precedente. Cose che venivano viste come tradimenti anche se non lo erano. Chi pensava queste cose di noi, comprese le considerazioni sul diventare rockstar, sbagliava di grosso”.

Il desiderio di suonare, in una Torino dalla vocazione prettamente industriale, nasce dalla voglia di sfuggire al futuro in fabbrica che sembrava essere già scritto. “The future is unwritten” diceva non a caso Joe Strummer.

Ed è un’istanza così sincera e forte che a distanza di tanti anni i dischi non suonano affatto datati. La vittoria della sconfitta apre lo Lo Spirito Continua , con la batteria che insegue la fierezza nichilista del testo (“Non mi serve addolcire il dolore/Perché io ho perso/Ho già scelto la sconfitta”). Non c’è nessuna ingenuità che ci si potrebbe aspettare da parte di una band alla prova del primo album completo. 

È come se, nonostante la continua voglia di migliorarsi che li avrebbe accompagnati in tutto il percorso, i Negazione fossero partiti da subito con una non indifferente  autoconsapevolezza. I brani sono delle sassate, basti Diritto contro un muro, che a sentirli oggi già si accappona la pelle a pensare al pogo che dovevano scatenare dal vivo. Little dreamer non suona affatto come un tradimento. In Ho pianto  la chitarra forse sembra più limpida, ma al contempo si fa più affilata. I'll Do It Tonite e la title track mostrano chiaramente il terreno fertile creato per tante band coeve e non, influenzate in modo conscio o meno. The Wild Bunch / Early Days recupera anche diversi brani sparsi in EP e altre compilation, come una sghignazzante e irriverente Tutti pazzi, con i riff che vanno come schegge impazzite. Noi...! mescola quella verve declamatoria nella parte iniziale (che poi ritroveremo negli Offlaga Disco Pax) con un’esplosione liberatoria, dove ogni strumento sembra andare per conto suo eppure no, vanno tutti meravigliosamente insieme. 100% Brucia di vita, non c’è un momento di respiro da Back to my friends a I Think I See the Light . È un suono per certi versi più “newyorkese” (intendendo la scena punk di New York) ma sempre filtrato dalla personalità e dalla vitalità dei Negazione

C’è un qualcosa che pulsa incessantemente per tutto il disco, chissà se ci fosse qualche intimo presagio che sarebbe stato l’ultimo.

Così, dopo un Monsters of Rock che per certi versi li consacra, i Negazione, nel dubbio se essere sopraffatti (Tax, nella stessa intervista al Rolling Stone: A noi più di tutto interessava continuare a crescere, era il nostro obiettivo… però, arrivando al Monsters of Rock, venimmo avvicinati da realtà a cui noi non eravamo abituati o pronti – intendo di major discografiche, agenzie di booking per i concerti e management. Arrivammo così a un punto in cui era necessario fare una scelta: non riuscendo a farla e patendo un po’ quello che era quasi un obbligo, arrivammo a un punto in cui non ci divertivamo più a fare tutto quello che avevamo portato avanti per quasi 10 anni.”), perdere identità e autenticità mettono un punto.

Definitivo, senza reunion a volte opportunistiche e continuando ad alimentarsi di affetto e bei ricordi (leggete sul loro sito le parole bellissime per Fabrizio e Marco).

Forse nonostante tutto non ha vinto la sconfitta.