Cosimo Morleo

Cosimo Morleo

In anteprima Ultreya in streaming con recensione e intervista


24/01/2016 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Vi presentiamo in streaming il nuovo disco del cantautore torinese, otto brani struggenti e appassionati che effondono poesia ed eleganza, una bellezza accorata e disarmante, su temi come l’amore, l’immigrazione, il bullismo, l’omofobia, la solitudine globale dei tempi ipertecnologici, il cinismo che uccide il romanticismo e altro ancora.
La musica di Cosimo Morleo è densa di poesia: sparge a piene mani melodia ed eleganza, grazia e pathos ossimoricamente discreto, materiato di chitarre al posto giusto con tempestività emozionale chirurgica, synths minimali e perlescenti, note di piano rotonde e dolenti, oppure limpide e classiche, tocchi raffinati di fiati e romanticismo di violini. Il nuovo album del cantautore torinese si intitola Ultreya, un’antica formula quasi misteriosa, di incoraggiamento e saluto, che i pellegrini durante il cammino di Santiago di Compostela utilizzavano tra loro nel Medioevo e che significa “Vai oltre, sempre più avanti”. Esso comprende nove pezzi di accorata bellezza, che affondano le loro radici nel pop d’autore con una sensibilità personale e umana non da pochi e con la capacità di trasformare in lirismo musicale delicato spunti culturali variegati, dalla poesia di Kavafis al pensiero di Thoreau, dai film di Godard al documentario Io sto con la sposa, in cui un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano aiutano cinque palestinesi e siriani, che scappano dalla guerra e sono arrivati a Lampedusa, mettendo in scena un finto matrimonio per un viaggio di tremila chilometri fino alla Svezia.

C’è qualcosa di struggente e appassionato in questi pezzi, che possiedono tutti grande intensità ed eleganza avvolgente e vellutata; tra i migliori si segnala ad esempio il dittico Retròromantico-Un film di Godard, tra chitarre acustiche, bassi suadenti, ritmi sapientemente calcolati e note di violino che volano leggere come in un tramonto sui tetti. Nei versi si affrontano in punta di piedi temi come gli atti di bullismo nei confronti degli omosessuali tra i banchi di scuola, che possono talora essere frutto, oltre che dell’insicurezza e dell’ignoranza, anche dell’omosessualità latente (la bellissima e significativa Fonteyn), l’immigrazione, l’amore, rovinato dal cinismo “di moda” contemporaneo e dalle solitudini alienate di questo tempi ipertecnologici, oppure impresso in ricordi rimossi di promesse strette “comunicando in un linguaggio privato, silenzioso, cinematografico”.

La tracklist comprende anche la splendida, invernale Desiderantes, celeste e rarefatta, già inclusa nella nostra compilation Free Christmas 2013, la cinematica, sognante e malinconica Leave The Boy Alone, canzone anche in questo caso sul bullismo, composta e cantata con Maddalena Bianchi (Il compleanno di Mary/Mino Di Martino - I giganti) per il film di Giovanni Coda in uscita nel 2016 Bullied to Death, così come una cover della delicata Per una bambola, portata al Festival di Sanremo da Patty Pravo nel 1984 e incentrata su una “piccola ribelle”, scappata per amore, ma che ora, forse infelice, sta sprecando il fiore dei suoi anni: “Si dice in giro che la tieni male / Come fai? / Mandami a dire se è vero / Corro a prenderla/ […] L`abbellirò con nastri rosa / Fiori gialli tra i capelli / Riderà incredula”.

Orienti la bellezza i nostri sensi naviganti, tra voci di sirene… (Desiderantes).



Credits

Nel disco hanno suonato Marco Inaudi (basso elettrico e fretless) e Andrea Perdichizzi (basso elettrico e fretless), Simona Mastroianni (batteria), Michele Bernabei (tromba in La sposa), Sergio Caputo (violino in Retròromantico), Enrico Fornatto (chitarre in Fonteyn e Desiderantes) Exir Gennari (batteria in Fonteyn), Gianni Stracuzzi (chitarre acustiche ed elettriche), Paolo Dutto (clarinetto in Fonteyn), Cosimo Morleo (pianoforte, tastiere, programmazione, chitarra e voci). Maddalena Bianchi è ospite alla voce e al piano in Leave the Boy Alone. Il disco è stato registrato, missato e masterizzato da Luca Martinasso.

Così Cosimo presenta il suo disco:

“Se sei un uomo libero allora sei pronto per metterti in cammino” (H.D. Thoreau)

Dal mio ultimo disco è passato del tempo. Tempo prezioso per me per rallentare la corsa, riposare sotto un albero a mettere in ordine i pensieri. Un tempo umano. Ho viaggiato molto, anche a piedi lungo il cammino portoghese. La dimensione del camminare infatti è il filo conduttore di questo disco. La lentezza è la lente di ingrandimento che mi ha permesso di vedere aspetti di me che ignoravo e altri che avevo dimenticato, mi ha dato l`opportunità di fare nuovi incontri e riconsiderare certe separazioni come necessarie, accettare il cambiamento in atto nella mia vita, dopo aver perso tempo a cercare inutili vie di fuga per poi ritrovami a sorridere davanti allo stesso specchio che è sempre il punto di partenza e ritorno. Di questo nuovo lavoro ho seguito ogni fase di lavorazione, arrangiamento e post produzione. È stato anche questo un viaggio solitario necessario, la mia foresta da attraversare. Chi non ha paura cammina. Ultreya.

Gli abbiamo rivolto alcune domande sulle tematiche presenti nelle nuove canzoni, sulla sua vocalità, sul romanticismo, l’amore, la paura del “diverso” e tanto altro.

Mescalina: Nella tua musica delicata e raffinata c’è spesso un’attenzione ad una certa dolcezza melodica. Quali artisti pensi ti abbiano influenzato in questo?
Cosimo Morleo: Per molto tempo mi sono dedicato allo studio e l`esecuzione di musica barocca, credo derivi principalmente da quel patrimonio.

Mescalina: Vocalmente sei stato a volte paragonato a Mango: cosa pensi della sua musica e quali altri artisti ami particolarmente per la vocalità?
Cosimo Morleo: Pino Mango ha rappresentato nel panorama italiano un fenomeno unico. Un virtuoso della voce, ma anche autore raffinato. La sua opera, spesso fraintesa dalla critica specializzata, liquidata con troppa superficialità come un prodotto ridondante e retorico. Si è sempre avvalso di grandissimi musicisti curando gli arrangiamenti con perizia e gusto e cosa più importante regalando dal vivo interpretazioni intense, autentiche. Ha lasciato un grande vuoto. Poi certamente Franco Battiato, e nel panorama internazionale Kate Bush, Peter Gabriel e David Bowie e il geniale Rufus Wainwright. Tutti esecutori/autori straordinari.

Mescalina: Immigrazione e omosessualità sono alcuni dei temi di questo disco, affrontati in punta di penna. A volte c’è una chiusura mentale davvero impressionante, che impedisce qualunque riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti. A volte sembra prevalere un’insensata e ottusa ostilità, anziché la volontà di comprendere o di fornire in qualche aiuto, come quello offerto, attraverso lo stratagemma del falso matrimonio, nel film documentario Io sto con la sposa, come se ci sentisse sempre defraudati di qualcosa dagli altri se si condividono con loro diritti e possibilità di essere felici. Secondo te a cosa è dovuto questo atteggiamento? Sicuramente c’è di mezzo l’ignoranza, però sembra quasi che ci sia un’insicurezza di fondo che porta ad evitare il confronto e il reciproco arricchimento che può derivare dall’ascolto degli altri.
Entrambi questi temi hanno a che fare con la diversità. Entrambi hanno a che fare con la paura. Ho cercato di parlarne a modo mio, attraverso le canzoni di questo disco. In Italia siamo lontani culturalmente anni luce da altri paesi europei dove il tema dell`omosessualità non è più un “problema” da risolvere. Per noi è un momento delicato, ci sono anacronistiche resistenze ideologiche sia politiche che ecclesiastiche. Per quanto riguarda l`immigrazione l`anno scorso ho visto il documentario Io sto con la sposa. Ho composto di getto La sposa. Quando il disco era ormai pronto ho contattato Antonio Augugliaro, uno dei registi del film per ringraziarlo per avermi ispirato il brano. Hanno voluto ascoltarlo. Poi mi ha telefonato e mi ha detto che l`hanno sentito tutti insieme mentre tornavano da un viaggio in auto e si sono commossi. Quindi mi hanno concesso l`utilizzo delle immagini del film per il videoclip che accompagnerà il brano e ne sono sinceramente onorato. È un film coraggioso, emozionante. Tutti dovrebbero vederlo, per capire cosa significhi partire per dimenticare, lasciarsi alle spalle indicibili orrori di guerre, rischiare tutto, anche la vita in nome della libertà di poter vivere felicemente in un altrove ignoto che possa divenire approdo, casa.

Mescalina: A proposito di chiusura, la tecnologia, gli smartphone, i social network, ecc. hanno avvicinato o isolato in microcosmi rassicuranti e virtuali? Sembrava dovessero facilitare le amicizie in base agli interessi, o la profondità con il ritorno allo scambio di messaggi scritti, ma forse in fondo stanno alimentando più la superficialità di chi cerca poche parole lapidarie, non ha la pazienza di leggere, né di approfondire la conoscenza degli altri…
Cosimo Morleo: Semplificazione: è una parola che di questi tempi mi atterrisce. In nome di ciò, tutto si contrae. Anche i rapporti, i sentimenti. Ci stiamo isolando sempre più. Sembra banale, ma tutto sommato l`atteggiamento di molti sui social lo dimostra. C`è del buono per carità. Si possono coltivare amicizie virtuali, che tali rimangono o che a volte si trasformano in amicizie o rapporti di collaborazione. Ma anche il rischio di imbattersi in spiacevoli “incontri”. Persino i quotidiani hanno elaborato nuove formule di corteggiamento di un pubblico frettoloso e anestetizzato che spesso non legge gli articoli, limitandosi al solo titolo, magari preferendo un video o una foto. Abbiamo accesso a una mole di informazioni ogni giorno, inimmaginabile anche solo quindici anni fa, ma se non si approfondisce, tutto si annulla in nome della grande quanto inutile abbuffata di like.

Mescalina: Questi argomenti sono sullo sfondo della bellissima Retroromantico: “Lasciate l’amore al cinema o alle cameriere, ma il sesso alla borghesia”. Che cosa sta rendendo fuori moda l’amore romantico?
Cosimo Morleo: Sono stato a Londra mesi fa e lì ho scritto questa canzone. Mi sono reso conto definitivamente dell`isolamento da metropoli. Mi fermai davanti alla vetrina di un ristorante, rimasi colpito dalle persone all`interno intente a coltivare un rapporto esclusivo con il proprio smartphone. Avevo letto poco tempo prima un articolo in cui si parlava di Tokyo, in alcuni bar a disposizione dei clienti avevano messo dei “pupazzi da compagnia” e di una frase di un noto industriale che mi aveva riportato un`amica “l`amore lasciatelo alle cameriere” che mi è sembrato l`emblema perfetto del cinismo anti-romantico. Di ritorno dall`aeroporto ho visto un ragazzo che aspettava qualcuno con un mazzo di fiori in mano, sul muro dietro di lui c`era scritto “Gesù sta arrivando” e ho messo insieme le cose. È un brano che amo particolarmente e a cui ha preso parte Sergio Caputo (omonimo), valente violinista già impegnato con artisti come Francesco De Gregori “La valigia dell`attore” e Subsonica.

Mescalina: Nelle tue canzoni invece si respira spesso un’aria intrisa di poesia e romanticismo, dall’intensità carezzevoli dei suoni fino alle parole: tu ti senti un romantico?
Cosimo Morleo: Sì, sono romantico. Molto. Ne vado fiero. Di questi tempi difendere il proprio diritto di asilo nel cuore di chi amiamo è fondamentale, ci vuole dedizione, slancio, empatia costante non solo fortuna.

Mescalina: Com’è nata l’idea di dedicare una canzone a Thoreau?
Cosimo Morleo: Avevo deciso di intraprendere un viaggio a piedi sul cammino portoghese. E così decisi di rileggere Walden di Thoreau che amai molto al liceo. Come sempre accade a distanza di molti anni si possono trovare nello stesso testo significati nuovi. Tornato da quell`esperienza indimenticabile scrissi la prima parte di Mr Thoreau, strofa e ritornello. Il brano rimase incompleto per circa un anno. Non si concedeva. Pensai di rinunciare. Una notte sulla terrazza di una piccola casa nella riserva naturale della Rocca di Perti arrivò il resto. Mi piace pensare che sia una canzone sussurrata dal bosco e da quella montagna.



Mescalina: Che rapporto hai con il cinema di Godard, alcune scene del quale si mescolano ai ricordi in un altro pezzo bellissimo, per atmosfera ed efficacia, Un film di Godard
Cosimo Morleo: Un film di Godard parla di una complessa storia d`amore che ho vissuto. Potrei definirla Bohemienne. Struggente e bellissima. Non mi è facile aprire questi cassetti. Ricordo di certe sere passate a guardare i film di Godard e poi conversazioni fino all`alba in un`estenuante rincorsa dei significati e della poesia celata, rivelata da quelle immagini. Recentemente mi sono imbattuto in questa frase di Pirandello “E l`amore guardò il tempo e rise perché sapeva di non averne bisogno, finse di morire per un giorno per rifiorire alla sera” iniziai a cantare e il resto del testo arrivò di getto, avevo bisogno di mettere ordine in quel cassetto rimasto chiuso da molto tempo. Il cinema di Godard rappresenta per me quei momenti. “Rimani” è l`invocazione dell`amante, che cerca di protrarre un momento perfetto nell`eternità pur riconoscendone la precarietà, l`imminente catastrofe. Come l`arrivo dei titoli di coda di un film che vorremmo non finisse ancora.

Mescalina: C’eravamo sentiti per il Florence Queer Concert: che bilancio puoi fare di quest’esperienza? Siete stati soddisfatti della partecipazione del pubblico e della sinergia tra gli artisti che si sono incontrati sul palco per l’evento?
Cosimo
Morleo: L`evento è stato un successo. Tantissimo pubblico e l`atmosfera di partecipazione e condivisione che si respirava ne è stata la prova. Mi auguro che si organizzino più eventi di questo tipo. La musica può fare davvero molto per cambiare le cose. È un generoso atto d`amore, ma anche politico.

Mescalina: Nel 2013 presentammo invece il video di Turing: ti ha fatto piacere poi che alla stessa figura di Alan Turing sia stato dedicato il film The Imitation Game?
Cosimo Morleo: Ne sono stato felice. Quel brano mi ha regalato moltissime soddisfazioni. Molte delle mie collaborazioni attuali nascono da quell`esperienza. Al tempo pochissimi conoscevano Alan Turing. Il film mi è piaciuto. Mi ha commosso profondamente, anche se alcuni aspetti della biografia sono stati trattati a mio avviso con una certa superficialità, enfatizzandone altri.

Mescalina: Tre aggettivi per presentare le tue nuove canzoni.
Cosimo Morleo: Poetiche, coraggiose, romantiche.

Biografia

Cosimo Morleo è un cantautore torinese. Dopo aver militato in diverse formazioni della scena torinese degli anni novanta si è dedicato a lungo alla musica antica e barocca e alla regia teatrale per poi esordire nel 2012 con il suo primo disco solista Geni dominanti (Controrecords / NewModelLabel) prodotto da Enrico Fornatto (Alberto Fortis) e che ha visto la collaborazione di Exir Gennari (Tribà, Fratelli di Soledad), Gianfranco Nasso (Mambassa), Andrea Rosatelli (Simone Cristicchi, Chiara Civello), Stefano Maccagno per mix e mastering (vincitore di sei Grammy Awards in Spagna e America latina). Dopo Fonteyn, il primo singolo/videoclip estratto dal nuovo album Ultreya, brano contro il bullismo omofobico, già proiettato al TFFGLBT Film Festival di Torino, Cassero di Bologna e Florence Queer Festival, è uscito recentemente Mr Thoreau in esclusiva per JAM entrambi contenuti in ULTREYA Irma Records 2016.

Info:
http://www.cosimomorleo.com/https://www.facebook.com/Cosimo-Morleo-180449485406972/?fref=ts

Ufficio stampa:
https://www.facebook.com/sbam.Spalancaleportedellamusica/?fref=ts
sbamufficiostampa@gmail.com

 

Cosimo Morleo Altri articoli