Scatola Nera

special

Scatola Nera Scatola Nera #2 in free download

19/09/2021 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Scatola Nera #Emergenti#Alternative #artpop #ragtime

Oggi vi presentiamo un brano dalle sonorita' notturne e accattivanti, tra chitarre pensose e fiati maestosi; suoni e parole sembrano provenire da un passato sconosciuto, o da un tempo che deve ancora venire e ci raccontano una citta' quasi distopica, dove niente e' come sembra, o ci aspetterebbe che sia. E la verita' e' "solo un velo che censura il seno dell'ambiguita'"
Vi presentiamo oggi in free download il nuovo e quarto singolo del progetto milanese Scatola Nera, intitolato Scatola Nera #2; si tratta di un brano dal gusto retrò, caratterizzato da arpeggi e riff di chitarra elettrica agrodolci e riflessivi, così come da atmosfere un po’ notturne, riscaldate da un profluvio di fiati stilosi, cinematici e maestosi. Il pezzo è presentato così:

Scatola Nera #2” è il quarto singolo dell’omonimo progetto milanese Scatola Nera, segue e conclude il singolo precedente “Scatola Nera #1”. Il loro esperimento di hauntology sembra qui mostrarsi con chiarezza: vere e proprie orchestrazioni uscite da un vecchio grammofono concludono il brano, con fiati e un piano ostinato che rilegge il ragtime in un lungo solo. L’arrangiamento si muove su burle vaudeville e modulazioni che hanno il sapore degli anni ’60. Si tratta di un pastiche, di un collage musicale e testuale, ma sempre centrato e diretto con attenzione. Anche il testo sembra snodarsi su immagini ambigue e contraddittorie; in una “città” senza tempo, passata, futura o ideale, Tiresia gira per pub ad offrire la sua bocca; l’acqua salmastra scorre, la verità è “solo un velo che censura il seno dell’ambiguità”; il mercato delle pulci vende la polvere che si è già posata sulle novità. In un momento in cui tutti sembrano voler avere un’opinione razionale a suon di dati, “Scatola Nera #2” gioca e difende le contraddizioni, lanciandosi in un lungo sogno che ricorda il labirinto che campeggia in copertina.
Il brano si conclude con un lungo voice-over, declamato con un marcato accento inglese che risuona gracchiante da una vecchia radio. Un campionamento? No, anche in questo caso Scatola Nera, riscrive un passato che non è esistito e, semplicemente, se lo inventa. 
Quest’ultimo singolo promette un disco sfaccettato, anomalo, complesso e unico per il panorama italiano.

Il parlato finale sembra quasi quello di un radiogiornale e presenta appunto un collage di immagini della città quasi distopica, componendo un quadro straniante, complesso e desolato, in cui niente è come sembra, come dovrebbe essere o ci si aspetterebbe che sia. L’acqua salmastra non sarà davvero potabile, il saggio Tiresia appunto si vende, al mercato delle pulci sono le pulci stesse, che un tempo infestavano vecchi tappeti e vestiti, a vendere gli oggetti che ben presto invecchiano e si accantonano, soppiantati da altri. Il gesso per terra non serve più per giocare, per delimitare un campetto da calcio improvvisato, o per il gioco della campana in cortile, ma segna la zona di una razzia, mentre le terre sono spartite per interessi senza volto.

Ancora, nel testo l’Arcadia di oggi è Frosinone, mentre Babele cresce; si parla molto senza voler dire niente; da un riferimento a Dioniso si passa al “Catcher in the Rye” dei versi di Robert Burns, che diedero il titolo originario inglese a “Il giovane Holden” di J. D. Salinger. Nel mondo apocalittico di un passato immaginario, di un presente filtrato o di un possibile e terribile futuro, sopravvive una nudità crudele, appena ricoperta da stracci di ciò che non è ancora stato pulito; vi sono ignari inquisitori e una tolleranza forzata. Lo scatto del velocista forse conta ormai di più dell’intelligenza dello scacchista, se ammira il corridore. E “shit wins on flowers”.


Pronti a catapultarvi in questo microcosmo che non c’è mai stato, o non esiste ancora?



 

Biografia

Scatola Nera è una testimonianza che proviene da un passato non ben definito che porta con sé i segni del tempo, i suoni dei graffi e della polvere: è la voce di una memoria corrotta, che cerca di rimettere insieme i frammenti dei suoi ricordi, la memoria di un vecchio o di un nastro graffiato. Scatola Nera racconta il tentativo di riappropriarsi di un passato rimosso e cancellato, attraverso frammenti letterari e musicali. È un’archeologia musicale ed emotiva.

Il progetto nasce dalla collaborazione e dall’amicizia decennale tra Giacomo Carlone, produttore milanese, e il musicista e autore Luca Barbaglia. Grazie all'incontro con il pianista e saxofonista Gaetano Pappalardo e il chitarrista Simone Sigurani, è iniziato il lungo viaggio di arrangiamento, registrazione e produzione che ha dato vita alle canzoni di Barbaglia.

Crediti

Testo e musica: Luca Barbaglia
Produzione: Luca Barbaglia, Giacomo Carlone
Arrangiamenti: Luca Barbaglia, Giacomo Carlone, Gaetano Pappalardo, Simone Sigurani
Registrazione: Giacomo Carlone
Masterizzato da Andrea De Bernardi all’Eleven Mastering Studio
Luca Barbaglia: voce, chitarra
Giacomo Carlone: batteria
Simone Sigurani: chitarra, cori
Gaetano Pappalardo: piano preparato, sintetizzatori, sax contralto, sax tenore
Vito Galante: tromba
Maddalena Silveravalle (MAD-A): cori
Marina Ladduca: cori
Giovanni Lonati: voice-over

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